Archivio storico dell'arte — 3.1890

Seite: 4
DOI Heft: 10.11588/diglit.18089.2
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18089.3
DOI Seite: 10.11588/diglit.18089#0016
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1890/0016
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
4

ADOLFO VENTURI

torre e rimasto salvo, poco prima del 1570. D'altronde lo siile del gruppo marmoreo dimostra
di per sè, come questo appartenga alla prima metà del' Quattrocento. Il Gavedoni suppose che il
fatto del primo bambino caduto dalla torre e ricordato dalla scultura, avvenisse prima del 1201 ;
ma gli argomenti ch'egli usò non sono degni certo d'un uomo di tanta dottrina. Avendo egli
veduto nel libro di Gio. Maria Parenti, un'incisione in legno col disegno della torre senza la
parte piramidale, ne desunse l'alta antichità del miracolo. Non s'accorse invece che la parte
piramidale non si vede nell' incisione, nè in quella nè in altra del libro stesso, semplicemente
perchè l'altezza della tavoletta incisa e quella della intera pagina non poteva contenere il di-
segno, in quella scala, dell'alta torre da capo a fondo. È probabile invece che la data dell'ese-
cuzione del gruppo marmoreo, verosimilmente il 1442 circa, non fosse di molto lontana dal tempo
della caduta del primo fanciullo dalla torre. E che il ricordo del fatto fosse ancor vivo verso la
metà del secolo xv, si può argomentare dai versi ritmici che leggevansi in un breviario di quel
tempo, già esistente presso la Biblioteca Estense:

Laetetur simul aéris
Qua servatur fragilitas
Ruenti de turrigeris
Ripis infanti sospitas.

Accennò bensì il Gavedoni che alcuno credette quel gruppo marmoreo tale da potersi reputare
l'opera di Agostino Fiorentino ; ma non si soffermò a discutere quell'opinione, la quale ci sembra
sicura pe' riscontri stilistici co' bassorilievi prossimamente collocati. Esso forse formava parte
con quelli dell'altare di Ludovico Forni, ed era probabilmente posto in una nicchia centrale
dell'altare medesimo. Nel frammento dello zoccolo del gruppo vedonsi le lettere ...IA F. terminali d'una
iscrizione, che potrebbe verosimilmente ricostruirsi AVGVSTINVS I)E FLORENTIA F. Nell'incisione
del libro di Gio. Maria Parenti sembra che il gruppo fosse sotto un padiglione; oggi invece si
vede sulle ali stese d'un angiolo che serve di mensola, ma questo fu posteriormente eseguito.

Tanto oggi rimane a ricordo del precursore fiorentino che arrivò a Modena, e vi portò un
raggio d'arte dalle fiorenti rive dell'Arno. Poco mancò che Donatello stesso, il maestro di Ago-
stino di Duccio, segnasse orme incancellabili all'arte modenese con l'erezione d'una statua di bronzo
in onore di Borso, marchese di Ferrara. Alla fiera immagine del condottiere Gali amelata che
v orna la piazza del Santo a Padova, Modena avrebbe potuto contrapporre, se non fossero sorti
ostacoli, la statua del duca Borso, magnifico signore in abito di broccato d'oro, sull'alto d'una
base marmorea, in atto di far grazie al suo popolo.

Correva l'anno 1450, quando giunse ai Sapienti del Comune di Modena l'annuncio che Lio-
nello d'Este era morto, e che Borso aveva preso le redini del governo. Ordinarono i Savi che
Gaspare Rangoni ed altri si recassero a Ferrara per presentare omaggio al nuovo signore. Ri-
tornati gii oratori, e saputosi da essi come Borso avesse tolta la tassa del sale e ridotta di
nove denari per staio di frumento la tassa della macina, si decretarono, a segno di riconoscenza,
pubbliche manifestazioni di gioia. Le botteghe rimasero chiuse per tre giorni, solenni processioni
percorsero le vie, in piazza e per la città si accesero nuovi fuochi, tutte le campane suonarono a
festa. Ma perchè il ricordo del lieto avvenimento si perpetuasse, il Consiglio del Comune de-
cretò ancora che sulla piazza dovesse erigersi, in luogo eminente, la statua marmorea di Borso
d'Este. Scrissero i Conservatori al principe estense chiedendogli in grazia il ritratto; e a Gherar-
dino della Molza e a Tommaso Cavalierino commisero di ricercare l'artista che mandasse il divi-
samento ad esecuzione. Gherardino della Molza, nell'anno seguente 1451, alli 8 di marzo, presentò
ai Savi Donatello di Firenze; e questi dimostrò loro come meglio fosse far la statua di bronzo che
di marmo. Adunatisi di nuovo i padri coscritti, nel giorno appresso, accettarono ad unanimità la
proposta di Donatello, ed approvarono con dieci voti contro uno che il monumento fosse af-
fidato alla discrezione de'Sapienti; ma avendo forse quell'uno fatto notare come la prudenza
chiedesse prima la discussione della spesa, si fece un'altra votazione, e otto contro tre vollero che
non si guardasse a preventivi di sorta.
loading ...