Archivio storico dell'arte — 3.1890

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G

ADOLFO VENTURI

afferma Tommasino Lancilotto, portate per tutto il mondo. 1 Egli fa probabilmente colui che stabilì la
fama delle maschere modenesi, commentate poi nelle Lettere dell'Aretino, ne\YApologia di Banchi di
Annibal Caro, nei Commentari d'Ortensio Landò, nella commedia intitolata « Le Maschere » del
Cecchi, ecc. Nel secolo xvi esercitavano l'arte del mascararo a Modena Giovanni Buonomi e i
suoi figliuoli Bartolomeo e Francesco. « Fanno lavori », scrive lo Spaccini copiatore del Lanci-
lotto, « di corami cotti eccellentissimi, e ne son stati donati a Papi, Imperatori, Re e a Duchi,
etiam al gran turco ; per il che sono molto favoriti per tal virtù dal nostro Principe (Alfonso 1),

che quando viene qui sempre alla casa loro gli va a vedere lavorare In fare bellissime ma-

scarate non hanno avuto pari, ma finite che erano bruciavano le maschere. Nel disegnare furie
di cavalli e soldati all'antica in questo genere hanno fatto benissimo. »

Oggi non ci resta che il ricordo di quell'arte, e perciò non ci è dato di parlare delle ma-
schere dei Mazzoni o de' suoi seguaci, le quali dovevano essere certo di una stragrande varietà,
prestandosi alle -feste profane e alle religiose ad un tempo. Noi però che conosciamo le plastiche
del Mazzoni, non possiamo a meno di supporre nelle sue maschere un potente realismo, sia ch'ei
personificasse un'idea astratta o riproducesse la grinzosa faccia di un vecchio, o il tipo etnico di
un moro pei balli alla moresca, o il tipo ieratico d'un santo per le processioni e i misteri. Dal
blasone della famiglia Mascherella eseguito nel secolo xir, che vedesi nel Museo lapidario in Mo-
dena, appare che le maschere dovevano coprire a guisa d'elmi, quasi intieramente il capo, come
le antiche di Grecia e di Roma: ed è probabile che alcuna di quelle maschere con la bocca a
conchiglia, di quelle maschere dionisiache e di Sileno, che gli antichi riproducevano sulle lucerne,
nelle gemme, nelle olle, servissero di primitivo modello. Da una lettera di Eleonora d' Aragona,
duchessa di Ferrara, appare anche che le maschere di quel tempo dovevano essere guarnite di ca-
pigliatura, di barba, di sopracciglia 2.

Il Mazzoni, fabbricatore di maschere, fu per conseguenza direttore di feste pubbliche, di rap-
presentazioni popolari. L'arte allora quasi per incanto risuscitava i trionfi di Roma, erigeva pa-
lazzi fantastici, copriva le piazze di tappeti e di ghirlande ; e il popolo accorreva a quelle feste,
e provava ebbrezze giovanili.

Una rappresentazione fu diretta dal Mazzoni festaiuolo, al tempo della prima venuta a Modena
della duchessa Eleonora d'Aragona, giovane sposa d'Ercole I d'Este. Il comune e le corporazioni
avevano fatto del loro meglio per onorare la duchessa : l'accolsero con un trionfo il giorno del
suo arrivo, e ne' giorni seguenti la fecero assistere a quintane e corse al pallio. A rompere la mo-
notonia di tali giuochi, Guido Mazzoni rappresentò sulla piazza, per commissione avutane dall'/Irte

1 Cronaca di Tommasino Lancilotto, pubblicata per
cura della Deputazione di Storia Patria dell' Emilia.
Tomo X, p. 311: « Lunedi, 17 Nov. 1559: « È morto
Mastro Zan Francesco di Sedazare Scudelere de longa
infirmità de anni 50 o circa, il quale era povero, et
andò a stare a pixon in la casa fu de M. Guido Maz-
zono el quale haveva nominanza de havere dinari assai
per essere stato uno grando tempo con el re Ferdi-
nando de Napole, e quando li Francesi pigliorno Na-
pole al tempo del re Carolo picolo lo menomo in Pranza
perchè era bon magistro de fare figure de releve de
terra cotta e de colorirle che parevano naturale, e que-
sto perchè quando el principiò detto esercizio faceva
mascare bellissime che erano portato per tutto el mondo
con lo aiuto della sua consorte M.a Pelegrina di De-
scalci tutti dui cittadini modenesi e per ditta causa s'era
fatto richo e cavallero et haveva acquistato terre le
quale della intrata se ne pagava una parte al Monte

della pietà per pagare li sallariati, una altra parte per
sallario de uno procuratore de poveri e mori senza fioli

et lasò la sua roba alli Mazzoni ditti di Paganini e fu
seppellito a S.a Maria del Carmene in mezzo la giesia
dove è una bella proda de marmori rossa con la sua
arma : Mazzone con un giglio che ge donò el re de
Franza, et el preditto maestro Zan Francescho che andò
a stare in casa sua se tene che lui atrovasse li soi di-
nari perchè ha comprato case e terre de bon pretio, ma
dall'hora in sino a questo è sempre stato in malatia
tanto che a di soprascritto è stato sepelito in dita
giesia. »

2 Arch. di Stato in Modena. Lettera della duchessa
Eleonora al figlio Ippolito, arcivescovo di Strigonia
(13 gennaio 1489). Unitamente alla lettera sta questa
nota delle Mascare che si mandano in Ungheria:

« Mascare 5 contrafatte, 4 con la barbetta rossa, 2
con la barba negra, 2 saraxine, 4 de omani de tempo,
3 con tutto il collo raza da pelo, 4 con la barba et
pelo con tutto il collo, 16 de damisele et damixeli,
10 do barbeta raxa de anni 25, 0 con la barba raxa
ala spagnolla. »
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