Archivio storico dell'arte — 3.1890

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tanto nel san Giovanni e nella Madonna, il plastico mostra d'essersi attenuto alquanto al costume
tradizionale. La Maddalena è senza manto, ha coperto il petto con un giubbetto da vergine, da cui
scende una sopragonna : le pieghe della sua gonna aspre, accartocciate, moltiplicate, contrarie in-
dicano la violenza del movimento. Un'altra Maria ha involta la persona in una mantellina. Nico-
cfeino e Giuseppe d'Arimatea portano un giubbone: quello del primo ha lunghissime maniche
foderate da pelliccia, quello del secondo è senza maniche, a foggia di grembiale. Il solino delle
camicie delle donne è pizzettato, le cinture sono liste di cuoio con una sgrossa fìbbia di ferro o
fascie annodate. Nicodemo ha un berrettone di pelo: le donne tengono un drappo in capo, e di-
sotto una cuffia che incornicia il volto ed è fermata da un soggolo.

I tipi femminili sono volgari, tipi semplici di massaie devote, facili5; alla commozione; tranne
quello della Madre del Cristo nobilitato dal dolore. La parte inferiore del volto è prominente, il
naso è rialzato, grosse sono le labbra e piene le forine. Il tipo dei vecchi spira bonarietà e fierezza
ad un tempo: le loro mani callose, con la pelle aggrinzata, sono quelle di operai induriti nel lavoro.

Ma qui occorre farci un'esatta idea di quelle figure prima che fossero trasportate da luogo a
luogo, prima che le tradizioni svanissero, e che irriverenti mani di restauratori togliessero loro
la patina primitiva.

Quelle due figure di vecchi, che sono teatrali meno delle altre, rappresentano con tutta pro-
babilità due massari della confraternita di S. Giovanni Decollato. Ancora non aveva soffiato lo
spirito della Riforma, e via soppresso quella costumanza medioevale, per cui i fondatori e reggenti
delle istituzioni ecclesiastiche sedevansi a mensa col Nazzareno nelle nozze di Cana, e lo seguivano
al Calvario, o apparivano devotamente inginocchiati- innanzi alla Vergine sugli sportelli d'un trittico.
Il Cristo che oggi vedesi steso a terra era rialzato, come a Busseto, sur un sarcofago in modo che
meglio si dirizzavano a lui gli sguardi delle figure attorno. I colori non erano così brutti, e non
nascondevano, come sotto ad un impiastro, quei colpi sicuri di stecca, che lasciarono impresso
sulla creta il segreto, il suggello dell'artista.

Non intendiamo dire con ciò che quelle figure non fossero dipinte, ma lo dovettero
essere con leggiere tinte, con colori queti e intonati, senza che ne rimanessero offese le leggi
dell'armonia. Ma quando nel 1500 la confraternita di S. Giovanni volle restaurate le figure del
Mazzoni, al Bianchi Ferrari, al pittore che per tradizione si ritiene maestro del Correggio, ne
commise il ristauro ; mentre nel 1853 la stessa Confraternita le fece imbrattare da un im-
bianchino. 1

II Mazzoni colorì da sè le sue figure, come può anche dedursi dalla nota dei registri della
confraternita, in data delli 15 giugno 1486, per la spesa di lire sei paga te al garzone de guido
Paganino per comporre colori. Tutti i gruppi che ci restano del Mazzoni sono policromi. Pareva
fare eccezione la Deposizione del Mazzoni in Napoli, ma pochi anni fa, sotto la vernice a bronzo,
si arrivò a scoprire i vivaci colori primitivi.

La plastica a quel tempo, realistica per essenza, a fine di ottenere sullo spettatore un effetto
ingannevole, dopo avere riprodotto minutamente ogni accessorio, chiamava in aiuto il colore. In
molte Deposizioni che datano da quel tempo, di frequente il colore si sovrappone all'opera del
plastico; e ricorderemo ad esempio quella a torto attribuita ad Alfonso Lombardi in S. Pietro di
Bologna, che ha tanti punti di riscontro, massime pel risentito realismo, con quelle del Mazzoni.

In una cronaca modenese, oggi posseduta dagli eredi dell'illustre Cibrario, è detto che il Maz-
zoni imparò a dipingere le sue plastiche a Napoli; 2 ma Tommasino Lancilotto, cronista contem-
poraneo, fa sapere invece che quell'usanza gli venisse dall'altra di colorire le maschere. Se si tien
conto che il cronista era imparentato col Mazzoni, la sua testimonianza acquista un valore in-
ontestabile : e poi non si saprebbe comprendere perchè il Mazzoni, tardi e in paese forestiero, si

1 V. l'articolo di M. Valdrighi e di Ferrari Mo-

reni nel giornale modenese 11 Messaggiere, n. 939, 29
marzo 1854. È intitolato: Delle statue del celebre
plastico modenese Cav. Guido Mazzoni ora esistenti

restaurate nella chiesa di S. Giovanni Battista in
Modena.

2 V. l'opera citata di Malmusi, Galvani e Val-
drighi,
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