Archivio storico dell'arte — 3.1890

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ADOLFO VENTURI

cilia c di Gerusalemme, la sua entrata solenne nella cattedrale di Napoli, e prese gli ornamenti
regali innanzi all'altare di San Gennaro, Guido Mazzoni fu creato cavaliere, come lo prova 1'at-
testazione del re d'arme, Gilbert Chateau. 1 Con quell'onorificenza Carlo Vili voleva forse legare a
sè il Mazzoni, e muoverlo a seguirlo in Francia, dove pochi giorni dopo si diresse, fuggendo le
schiere dei confederati italiani.

Il Mazzoni lo seguì, o gli andò innanzi per altre vie, insieme con altri artisti ed operai ; e il
re pensava ad essi, quanto a fuggire il nemico. E in vero pochi giorni prima della battaglia di
Fornovo, scriveva al duca di Borbone ch'ei nutriva la speranza di mostrargli i migliori operai
de toute choses du monde.

Ritornato Carlo Vili in Francia, non portò già una corona ai piedi della graziosa Anna di
Bretagna, ma quadri e ritratti, grossi carichi di tappezzerie e di novità italiane : portava poi con
sè un ardente desiderio di piaceri e di feste e nella Francia il Rinascimento.

Gli artisti che aveva condotto d'Italia, diedero mano a trasformare il castello d'Amboise con
una grandiosità ed eleganza ancora sconosciuta al di là delle Alpi. Il Mazzoni aveva a compagni
il famoso frate Giocondo da Verona, architetto e antiquario, già precettore di Giulio Cesare Sca-
ligero ; poscia alcuni orefici, alcuni sarti italiani, Bernardino da Brescia intarsiatore, il greco Gio-
vanni Lascaris, ch'era stato invitato all'università di Napoli per insegnarvi la lingua d' Omero: e
v'era inoltre con essi un profumiere, un ricamatore, un organaro, un negro che dava cibo a' pap-
pagalli, un pollicultore, un muratore, un giardiniere ed altri. Di questa strana accozzaglia d'artisti
e d'operai, il Paganino era tenuto in maggiore conto degli altri ; e mentre fra Giocondo non ri-
ceveva che trenta ducati al mese, il Mazzoni ne godeva cinquanta. È curioso poi di trovare nello
stato delle paghe di quegli artisti ed operai, il Mazzoni chiamato paintre et enlumineur. 2 Vi è
forse prova più convincente di questa che il Mazzoni dipingesse da se medesimo le sue statue ?

Morto Carlo Vili, li 7 aprile 1408, e assunto al trono Luigi XII quello stuolo di artisti e di
operai non fu abbandonato; e Giacomo Taillandier, regio amministratore, li sovvenne finché il Re
con una lettera patente non regolò i loro conti. Nel 1498 risiedevano a Tours vicini al Re e
alla Corte. Tours era allora il grande focolare artistico della Francia. Là si trovano Michele
Columb, Iean de Chartres suo allievo, Guglielmo Regnault suo nipote: là sulla riva della Loira
s'intesseva la culla del Rinascimento, mentre su quelle della Senna si disfaceva l'altro del Gotico.
Il Paganino, il più pregiato degli artisti di Carlo Vili, per il grido che teneva nella Corte, doveva
essere quasi a capo del movimento artistico e ispirare quegli scultori di Tours che lo circondavano,
e che la moda traeva a Tours, alla sorgente dell'arte nuova. In un'opera sulla scultura, coronata
dall'Accademia francese, non si calcolò che la posteriore influenza italiana sulla scuola di Fontai-
nebleau; e si classificò senza scrupoli fra i monumenti francesi quello che il Mazzoni eresse in
onore di Carlo Vili, che vien detto essere il più bel monumento che si fosse ancora veduto in
Francia. Si può proprio convenire con lo Spencer che il patriottismo pregiudica e falsa il giudizio
sul valore degli atti e delle produzioni degli altri paesi!

All'artista privilegiato e protetto, fu commesso il monumento di Carlo Vili, che sorse a
Saint Denis, a canto della tomba del re Carlo Magno e della regina Irmintrude, e fu demolito
nel 1793 dai rivoluzionari francesi. Il sepolcro era di marmo nero. La figura di Carlo A'III, di
bronzo smaltato, grande al naturale, col manto regale di colore azzurro sparso di gigli d'oro, era
ginocchioni sur uno sgabelletto coperto di rame dorato e sul quale stavano posati un libro aperto
e una corona. Ai quattro lati della tomba quattro angioli pure di bronzo dorato con grandi ali,
con lunghi capelli raccolti da un nastro, inginocchiati, e portanti negli scudi le armi dei regni
di Francia, di Sicilia e di Gerusalemme. Nel basamento aprivansi dodici nicchie rotonde, e in esso,
entro a bacinetti dorati, vedevansi figure di virtù piangenti e fra una nicchia e l'altra una spada
coronata d'alloro, allegorica alle conquiste del Re (tav. 7). Appresso al sepolcro leggevasi un epi-
taffio che finiva con le parole Opus Paganini mutinensis 3 È veramente da deplorare che quel mo-

1 Anatole de Montaiglon, Du séjour de Guido

Paganino en France (« Archives de l'art frai^ais. >•>

Paris 1852).

2 Id., État des gages des ouvriers italiens employés
par Charles Vili (Arch. sudd.).

3 Del monumento di Carlo Vili parlarono il Cor-
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