Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LA COLLEZIONE CARRAND NEL MUSEO NAZIONALE DI FIRENZE

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Un altro acquamanile di poco posteriore ci raffigura un giovane cavaliere coronato di rose,
con lunga cotta di maglia, e con uno scettro nella destra: vi fu chi volle riconoscervi l'effigie di
re Corradino, l'ultimo della casa di Svevia, anche perchè due grosse lagrime cadono dagli occhi
del cavallo, quasi che il nobile animale piangesse sulla sorte dello sventurato signore; ma a questa
interpretazione ostano certi particolari della bardatura che è adorna sul davanti di piccoli stemmi
coi tre leopardi d'Inghilterra. In ogni modo questa statuetta equestre è sempre un interessante
esemplare dell'arte del Duecento, di cui si cercherebbero invano esempii di altrettanta importanza
in molte collezioni.

In un terzo vaso simile, del secolo successivo, è espresso San Giorgio in atto di trafìggere il
drago che si arrampica su una gamba posteriore del cavallo; la figura del cavaliere è sbalzata
egregiamente e, l'animale che volge la testa in atto di dolore per guardare il mostro che lo ha
assalito, è un modello di verità.

Vi sono ancora un leone con un drago che gli serve di manico, e un cavallo che dalla gual-
drappa a disegni orientali e dall'iscrizione che ha incisa su un fianco ci si dimostra lavoro arabo,
forse eseguito in Sicilia.

, La serie si chiude con cinque vasi a beccuccio, col manico, a foggia di drago, che sono cer-
tamente lavori del secolo decimoquarto e decimoquinto, e con quattro piatti, uno dei quali ha
nel centro la figura di una sirena, un altro l'Annunciazione e i due ultimi portano in rilievo degli
ornamenti di stile gotico.

A questo bisogna aggiungere alcuni bronzi orientali ricchi di ornamenti all'agemina, parecchi
dei quali sono di bellissima esecuzione. I più notevoli sono una grande brocca tutta lavorata ad
arabeschi con eleganti iscrizioni; due candelieri persiani con figure di guerrieri e di divinità ; una
coppa con piedi decorati da figure di animali; due vasi con figure elegantissime e una piccola
coppa con incrostazioni d'oro e d'argento che rappresentano edifìzii orientali e piante. Gli altri
sono coppe e scaldamani.

Placchette. — Non è molto tempo che l'attenzione degli studiosi si è rivolta a queste piccole
produzioni del Quattrocento e del Cinquecento, che hanno avuto una parte importante nello svol-
gimento dell'arte in quell'aurea epoca. E noto che il maggior numero di esse si possono conside-
rare come calchi in bronzo di lavori in oreficeria dei migliori artisti d'allora, fatti per conservarne
ricordo e messi poi a profitto dagli scultori e dagli architetti per decorarne edifizii, monumenti, og-
getti d'uso domestico, come più tardi le stampe servirono per più di un secolo ai fabbricanti di
maioliche. Di esse abbiamo un catalogo ragionato del sig. Molinier, compilato con molta cura, ma
ben lungi dall'essere completo;1 e anche il catalogo delle sculture medioevali e moderne del
Museo di Berlino2 ci dà la descrizione e, quel che importa di più, la riproduzione in fototipia di
-141 placchette, molte delle quali mancano nel lavoro del sig. Molinier, di guisa che, fino ad un certo
punto, uno di questi libri completa l'altro.

La raccolta Carrand annovera 171 placchette, delle quali più di cinquanta sono assolutamente
inedite senza contare numerose varianti. Scarse sono le imitazioni dall'antico e fra queste notevole
un busto di Giove laureato; sono ben rappresentate la scuola fiorentina del Quattrocento e la
scuola padovana formatasi sulle orme di Donatello. Andrea Riccio vi ha cinque placchette già
note, oltre a una finissima Deposizione nel sepolcro marcata di dietro col solito R, e ad un gra-
zioso medaglioncino raffigurante due divinità marine, queste ultime ambedue inedite. Del Moderno,
a torto identificato dal sig. Molinier con Vittore Camelie, vi sono quasi tutti i lavori importanti
in ottimi esemplari; sono sconosciuti un combattimento con fiere e un Orfeo in atto di incantare
gli animali di fattura ammirabile.

Poco v'è di Bartolomeo Melioli; ma in compenso v'è una placchetta inedita di Pier Jacopo
Alari detto VAntico : rappresenta un giovane seduto, rivolto ad una donala che si avanza verso
di lui con un teschio in mano; in alto su una banderuola svolazzante si distinguono le lettere ANT.
Il lavoro di questo fine bassorilievo, similissimo del resto a quello delle medaglie gonzaghesclie

1 Mounier, Les plaquettes. Paris, 188G. Berlin: Besclireibung der Bildwerke der christlichen

W. Bode e H. von Tschudi, Konigliche Museen za Epoche. Berlin, Spemann, 1888.
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