Archivio storico dell'arte — 3.1890

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Altra chiesa che, sebbene presenti ben poco di interessante in fatto d'architettura, all'in fuori della
sua vastità, è pure assai meritevole d'esser visitata per le insigni opere d'arte in essa racchiuso, è
quella di S. Agostino. Fu incominciata a fabbricare pei frati agostiniani con elargizioni private e
col concorso del Comune verso il 1280, e fu consacrata il dì 31 marzo 1298. È ad una sola e spa-
ziosa navata con copertura di legname e terminata da tre cappelle a vòlta.

Nel 1288 s'incominciava il grandioso Palazzo del Comune; nel 1300 si poneva mano alla Torre
e nel 1311 vi si collocava la campana del Comune. 1

Così i consigli, che dapprima erano stati tenuti nel palazzo oppure nel chiostro della Pieve,
e talvolta, nelle occasioni più solenni e soltanto fino al 1277, anche nel Coro di essa, ebbero già
dal principio del secolo xiv una sede propria, degna d'un libero Comune. Sorge al fianco sinistro
della piazza, elevandosi per due piani altissimi sovra uno zoccolo di pietre scalpellate. Davanti
gli sta addossato un ampio arringo o verone, al quale si ascende per due gradinate laterali. Le
porte sono ad arco acuto, le finestre ad arco scemo ; l'insieme si presenta semplice, severo, mae-
stoso. Il vasto salone che occupa la parte anteriore del palazzo, era tutto decorato da antichissime
pitture, delle quali non rimangono oggi allo scoperto che poche vestigia ; altri avanzi devono cer-
tamente esistere sotto il bianco della calce. Da quanto ci è dato di vedere, sembra vi fossero effi-
giate dedizioni di castella; celebri caccie; armi d'eminenti personaggi e d'antiche fazioni: più espres-
samente però nella parete di faccia alla porta d'ingresso si trova rappresentato il Padre Scoiaio
Ardinghello, Arcivescovo di Tiro, in atto di sentenziare la lunga lite che il Comune avea contro
il clero per ragione di decime ; il che avvenne, come ne attesta l'iscrizione ancora in parte visi-
bile, ai dì 3 d'Aprile 1292. Il giorno 8 maggio 1299 in questo Salone parlava dinanzi al Podestà
ed ai Priori di San Gimignano, Dante Alighieri, quale ambasciatore dei Fiorentini per la lega
guelfa.

Questi sono i principali monumenti di San Gimignano ; degni di tutta l'ammirazione dello
studioso e dell'artista, perchè ricordano i bei tempi della libertà della Terra, ed il lieto e pro-
gressivo fiorire dell'arte toscana, la quale vi è rappresentata con opere preziose di alcuni de'suoi
più valenti campioni.

Poiché è notevole il fatto che nel risveglio potente del popolo italiano verso nuovi ideali di
vila, anche molte tra le piccole città, per proprio impulso, facessero a gara di adornarsi di splen-
dide opere d'arte; ed è ancora più notevole per San Gimignano, la quale, benché per ragioni
della sua postura, nel cuore della Toscana, fosse tormentata, sia nel tempo della sua auto-
nomia, sia in quello della sottomissione a Firenze, da continue guerre e devastazioni del suo
territorio, da pesti, da carestie, da debiti enormi, ha sempre mantenuto un altissimo culto per
l'arte, ha sempre pensato ad invitare dentro alle sue mura artisti di sommo valore.

Quantunque i rapporti tra San Gimignano, propensa al guelfismo, fossero veramente più
stretti con Firenze che con Siena, pure, forse per ragione di maggior vicinanza, forse anche perchè
gli artisti fiorentini, in causa di superior rinomanza, aveano sempre commissioni da ogni parte
d'Italia, onde non ne riusciva facile l'invito, furono pittori senesi quelli che primi lavorarono
in San Gimignano sia nella fine del secolo xiii, sia durante tutto il secolo xiv, senza che mai vi
sia comparso alcuno della scuola giottesca.

Nel secolo xv, quando già la sottomissione a Firenze era del tutto completa, ed in questo
gran centro di vita civile, più che non nelle altre città della Toscana, l'arte progrediva mera-
vigliosamente contando parecchi cultori, tutti d'indole diversa, eppur tutti di altissimo merito,
San Gimignano comprese il nuovo spirito, ed abbandonati gli artisti Senesi che persistevano nelle
forme arcaiche, si servì specialmente dell'opera dei fiorentini. Quindi Benozzo Gozzoli e Piero
Poliamolo e Filippino Lippi e Domenico Ghirlandaio e Benedetto da Maiano vi lasciarono alcuni
dei loro più nobili capolavori. A San Gimignano lavorò pure il Sodoma sotto alla Loggia ch'è
di fronte alla Collegiata, ove si trovano di lui ancora due putti, bellissimo frammento d'un grande
affresco che ai due di luglio del 1513 gli fu pagato dal Comune con L. 142; 2 così nella stanza del Camar-

1 Cfr. Pecori, Storia della Terra di S. Gimignano, 2 y. Libro di Provvisioni, Lett. G, N. 130: cfr. anche

pag. 575 e segg. Pecori, op. cit., pag. 553, nota 4.
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