Archivio storico dell'arte — 3.1890

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NATALE BALDORIA

lingo, già Cappella delle Carceri, manifestasi la maniera di questo artista in un affresco a chiaro-
scuro eseguito forse dai suoi scolari ed ora molto deperito, rappresentante S. Ivone in atto di render
giustizia dal suo tribunale; 1 e credo che lo stesso pittore abbia pur lavorato in Sant'Agostino nella
parete a sinistra di chi guarda la tribuna sotto al bel pergamo pensile che la famiglia de' Foschi
vi appose nel 1524 ; ora però non si vede che un frammento di chiaro-scuro bronzeo rappresentante
due Profeti, i quali scrivono sotto l'ispirazione di due angeli. Come il Sodoma, anche un pittore
di scuola perugina, forse il Pinturicchio, aveva prima dipinto pei monaci di Monte Oliveto una
bellissima tavola che ora si trova nella gran sala del Palazzo e di cui parleremo più innanzi.

Gli artisti locali non ebbero fisonomia propria ; degni di menzione sono tuttavia Bastiano
Mainardi, abile seguace di Domenico Ghirlandaio e suo aiuto in tutte le grandiose opere da esso
condotte specialmente in Firenze; e Vincenzo Tamagni che fu a Roma a lavorare con Raffaello;
ma riguardo ad essi, quantunque abbiano lasciato anche in patria pregevoli dipinti, mi basterà in
questo articolo l'avervi accennato. 2

Dal Libro di Provvisioni (Lettera G., N. 4) conservato nell'Archivio di San Gimignano, si viene
a conoscere come, verso il 1273, fosse incaricato Rinaldo da Siena a dipingere nella parete esterna
della Pieve l'uccisione d'un certo Schiavo Paltoni, perpetrata dal fratello per mano d'un servo,
senza che se ne sia mai saputa la ragione. Di questa pittura ora non esiste più traccia ; ne rimane
invece alcuna, come abbiamo veduto, della pittura nella sala del Palazzo Comunale, ove fu rap-
presentata la liberazione del Comune dall'onere delle decime agli ecclesiastici, avvenuta nel 1292
per sentenza del Padre Scoiaio Ardinghelli. 3 II libro per le spese della guerra volterrana (Lettera T,
N. 7) registra come verso il 1308 fosse chiamato da Siena Memmo padre di Lippo e della moglie
di Simone di Martino, a dipingere i gonfaloni delle contrade di Castello e di San Matteo. Anche
queste pitture non si sa quale fine abbiano avuta. I dipinti più antichi della Pieve, incominciati nel
1314 e proseguiti poscia nel 1333, 4 dovettero cedere il posto ad altri de' quali dovremo a lungo
dis correre.

La più antica pittura, ancora in buono stato di conservazione, rimasta a San Gimignano, si
può dire adunque che sia quella eseguita nel 1317 dal Senese Lippo Memmi nella gran Sala del
C msiglio, mentr'era< podestà della Terra Nello di Mino de' Tolomei. Come Simone di Martino nel
Palazzo pubblico di Siena, anche Lippo ebbe l'incarico di decorare con una Maestà il Salone del
Palazzo pubblico di San Gimignano; ed il pittore che seguiva interamente la maniera del cognato
e maestro, del quale in molte opere fu pure collaboratore, mantenne la stessa composizione della
Maestà nel Palazzo pubblico di Siena.

Nel mezzo è figurata la Madonna seduta in ricco trono con cuspidi e pinnacoli, tenendo sul
ginocchio sinistro il bambino, il quale, in piedi, benedice colla destra mano, ed ha nella sinistra
un cartello spiegato. Ella è alta e svelta della persona ; indossa, secondo la maniera propria dei
senesi, lunghe vesti finamente ricamate in oro, e il manto stretto al petto con ricco fermaglio ;ò
nimbata, e dal capo le scende sulle spalle un velo a righe azzurre e dorate. Il viso ovale e pienotto
non è privo di nobiltà e di grazia. Ai lati le stanno 28 figure di angeli e Santi, quattro delle quali
vedonsi sul davanti in atto di sostenere il baldacchino, in cui, come nella cornice del dipinto,

i Fa fotografato dall'Alinari, n. 7165.

~ Opera notevole del Mainardi, eseguita nel 1500,
sono gli affreschi nella cappella di S. Bartolo in S. Ago-
stino, rappresentanti San Gimignano che sostiene colla
sinistra mano la città, Santa Lucia e S. Niccolò, tutti
tre in piedi entro finte arcate sostenute da pilastri or-
nati di piedritti con fregi (Cfr. Pecori, op. cit„ pag. 545,
nota 1 ; fu fotografato dall'Alinari, N. 7087), e nella
volta i quattro Dottori. Del Tamagni è forse il miglior
lavoro quello esistente nella sala del Palazzo Pratellesi,

compiuto, come attesta l'iscrizione, nel maggio del 1528

e rappresentante lo Sposalizio di Santa Caterina ed al-

cuni Santi, in cui si mostra chiaramente l'eclettismo di
quest'artista che qui tiene del fare umbro più che del
raffaellesco, e risente alquanto della maniera di Ti-
moteo col quale fu a Roma presso Raffaello, e del Ghir-
landaio, mentre s'inspira anche da altri, come nella figura
del S. Girolamo, che è quasi copiata da quella del qua-
dro di Piero Poliamolo nella Collegiata (vedi fotografia
dell'Alinari, N. 7181).

3 Cfr Libro di Provvisioni, Lott. B, p. 122 e 125.

1 V. Libro di Provvisioni, Lett. G, N. 59, e Stai,
Libro IV, Rubr. 23.
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