Archivio storico dell'arte — 3.1890

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40 NATALE BALDORIA

ai iati della Madonna, rosee figure giovanili vestite di tuniche che lasciano loro scoperto tutto il
collo, hanno forme alquanto pesanti e guancie assai pienotte. Scarso è il movimento di quasi tutte
le figure; scarsa la vivezza del loro sguardo: le teste sono ovali; gli occhia mandorla, piccoli, e,
particolarmente nella Madonna, nel Bambino e negli Angeli, molto avvicinati alla radice del naso ;
il quale è lungo e sottile e dalle narici vi partono due solchi quasi paralleli a racchiudere una
bocca piccolina. Il colio è in generale alquanto grosso: i capelli degli Angeli son tutti biondi, ina-
nellati, spartiti nel mezzo, legati da una fettuccia e raccolti indietro in modo da incorniciare il
viso: i peli delle barbe, i capelli, le palpebre, le ciglia e le iridi degli occhi sono nettamente in-
dicali, e netti e fini ed eleganti manifestansi i ricami delle vesti. Fuorché il podestà, tutte le altre
figure hanno in capo le aureole, che il nostro pittore, com'era pur costume di Simone di Martino,
fece rilevate. La composizione, sia per la simmetrica disposizione delle figure, le quali son collo-
cate ai fianchi di Maria, sia per gli atteggiamenti calmi e in generale maestosi, sia finalmente
per la semplicità di mezzi colla quale è svolto il soggetto, ci apparisce veramente grandiosa, malgrado
le imperfezioni di forma che vi si possono scorgere nei particolari. E questo è il vero merito delle
arti primitive, le quali, se coltivate da un popolo artista e quando naturalmente sian giunte a
quello stadio in cui l'imperfezione della forma non è d'inciampo all'estrinsecazione dell'idea, non
sacrificano alla minuta ricerca dei particolari l'espressione del concetto generale, e questo rendono
colla maggior chiarezza ed efficacia possibili, senza fronzoli, senza accessori che possano distrarre
da esso. Così producono una forte impressione di grandiosità anche i mosaici cristiani del iv, del v
e del vi secolo ; così le composizioni di Giotto sono ancora e saranno in ogni tempo le più nobili
manifestazioni dell'arte cristiana, poiché rivelano in uno stesso tempo la potenza a cui era giunta
la pittura tra la fine del secolo xm e il principio del xiv, e l'altezza del genio del maestro. I
pittori senesi del xiv secolo parteciparono dello spontaneo movimento e sviluppo dell'arte in Toscana,
e sebbene per la loro tendenza ad un verismo talvolta troppo crudo, siano stati lasciati indietro
dai grandi fiorentini, quali Giotto e l'Orcagna, pure, specialmente con Duccio, coi Menimi e coi
Lorenzetli, arrivarono anch'essi a produrre mirabili opere.

I signori Cavalcasene e Crowe, 1 i quali nella loro classica opera, altrove citata, furono i primi
a distinguere con acuta analisi le vere e proprie caratteristiche della Scuola senese e de' vari ar-
tisti che vi si segnalarono, notano giustamente, nel dipinto di cui abbiamo parlato, ch'esso, mentre
manifesta un colorito gaio e vivace, e, com'è in generale della pittura senese, una certa finezza d'ese-
cuzione, manca però di vigoria di tinte,.manca nella massa delle luci e delle ombre e perciò anche nel
rilievo; onde gli illustri storici vengono a concludere com'esso ci provi essere stato Lippo piuttosto
miniatore valente che pittore nello stretto senso della parola. 2 Convengo quindi con essi anche
nell'attribuzione a Lippo Mommi delle finissime e vivaci miniature d'un antifonario conservato
nella Sacrestia della Collegiata, fra le quali son veramente notevoli, o per la dolcezza dell'espres-

' Durante il mio soggiorno a San Gimignano ebbi la
fortuna d'incontrarmi col ch.° comm. G. B. Cavalcaselle,
la compagnia del quale mi fu di grande utilità per
lo studio che ora presento.

2 Nel mezzo della fìnta cornice leggesi ancora la
scritta originale: LIPPUS MEMI DE SENIS ME PIN-
SIT (sic) ; l'altra iscrizione in volgare più abbasso della
precedente, a cui sono state rifatte lo prime e le ultime
parole nel secolo xv quando si aprirono le due porte
che ancora si veggono, dice cosi: Al tempo ai Meser.
Nello di Messer Mino, de Talommei di Siena onore-
vole potestà e chapitano del Comune e del Populo della
Terra di Sa Gimigna o il/." CCC." XVII. Nel tempo che
s'aprirono le due porte di cui ho parlato, subì alcuni
danni e fu mutilato in parte il dipinto ai due lati inferiori

di esso, onde si dovette dare la commissione di restau-
rarlo a Benozzo Gozzoli; il quale fece per intero le due
figure a destra di chi guarda, cioè il San Francesco e
il San Lodovico Re, ed a sinistra il Sant'Antonio Abate;
eseguì circa metà delle gambe, la barba e i capelli del
Precursore, oltre la parte inferiore del San Pietro a
cui ripassò anche l'azzurro della veste ; rinnovò la parte
inferiore e il braccio che s'appoggia sull'elsa della
spada al Santo che sostiene il baldacchino; e condusse
per intero la seconda cornice del dipinto, nel basso
della quale, alle due estremità, pose la sua firma: BE-
NOTIVS FLORENTINUS PICTOR RESTAURAVIT
ANNO DOMINI M.° CCCC." LXVII. Anche la Madonna
nella testa e nella punta delle dita, il bambino Gesù in
alcune altre parti, e pure Santa Fina nella testa, furono
toccati dal pennello di Benozzo.

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