Archivio storico dell'arte — 3.1890

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MONUMENTI ARTISTICI IN SAN GIMIGNANO

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sione, o per la grandiosità della composizione, le due rappresentanti la Nascita di Cristo, e San
Gimignano circondato da sei angeli e da Santi. 1

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Le pitture che adornano la parete della nave a sinistra di chi entra nella Collegiata, furono
eseguite, a quanto asserisce il Vasari, nel 1356 da Bartolo di Maestro Fredi, debole imitatore dei
Lorenzetti. L'iscrizione che il Vasari ne riporta: Anno Dom. 1356 Barlolus magistri Fredi de
Senis me pinxìt, ora più non esiste, perchè parte di queste pitture dovette dar posto all'organo che
Onofrio di Pietro, dopo il restauro e l'ampliamento della Collegiata, stabilì di porre sulla parete in
fondo alla navata sinistra e che Pietro di Matteo Dondi da Prato compì con grande • eleganza nel
1501. Le pitture sono disposte in tre serie parallele, la prima delle quali, in alto, occupa gli spazi
delle lunette formate dalla volta gotica. Esse rappresentano le Storie della Genesi dalla creazione
del mondo fino alla vita di Giobbe, lino a quando, cioè, Giobbe è confortato dagli amici. Il Vasari
scrisse di quest'opera che non fu ìnvey^o inolio buona; noi poco oramai possiamo dire di essa,
essendo stata sformata da pessimi restauri e ridipinti. Del resto, le composizioni sono assai povere,
spiacenti in generale i tipi, difettose le giunture e le estremità, non bello il piegare e golìa ed
antiquata l'esecuzione.

Nel 13GG Bartolo di maestro Fredi assumeva per lire 10 l'incarico di dipingere nel Palazzo
del Comune due frati, agostiniano l'uno, olivetano l'altro, scrivendovi a lettere grosse e volgari
quanto queste due comunità aveano fatto e trattato contro il Comune, a perpetua memoria della
cosa; del fatto cioè ch'esse aveano combattutala tassa imposta dal Comune di San Gimignano sui
beni ecclesiastici, allegando i privilegi delle ecclesiastiche immunità. Questa pittura più non esiste,
ed è stata cancellata quando si venne coi frati ad un componimento.

Lo stesso maestro Bartolo insieme con altri dovrebbe aver molto dipinto anche in Sant'Agostino,
se in qua ed in là nelle pareti della Chiesa si scopersero di sotto allo scialbo frammenti di pitture
che indicano la sua maniera.

Fra questi, sulla parete a destra di chi guarda la tribuna, notasi un Ecce Homo magro ed
ossuto tra Maria e Giovanni posti più abbasso. Giuda, rappresentato soltanto per mezzo della testa,
sta per dare il bacio a Cristo, a cui sono intorno raffigurati tutti gli stromenti della Passione,
portati ciascuno da una mano. Il rilievo, le giunture e le estremità sono assai difettose, oscure le
tinte. Rarissime volte avviene d'incontrare rappresentazioni di tal genere, rispetto all'iconografia, anche
nel pieno medio evo. Lavori più importanti di questo stesso pittore sono stati scoperti nella
cappella di San Guglielmo a destra della tribuna. Esprimono la Nascita della Vergine e San Gioacchino
che ne riceve l'annunzio, mentre nella parete di fronte è rappresentata, nel solito modo usato sì
in oriente come in occidente forse fin da tempi anteriori al secolo xn, la morte di Maria. Quan-
tunque tali affreschi abbiano in qualche parte patito ingiuria, possono tuttavia rivelarci assai bene
la maniera di Bartolo di Maestro Fredi, non essendo mai stati imbrattati da nuovo colore. La
derivazione dall'arte dei Lorenzetti, e in parte anche da quella dei Menimi, è certo evidente, sia
per il movimento e la buona disposizione delle figure nella composizione, sia per le.forme di svelte
proporzioni, sia pei partiti di pieghe semplici e naturali: l'annunzio poi della Nascita di Maria fatto
da un giovane a San Gioachino seduto con un compagno, pare del tutto ispirato a quello figurato
nella tavola che trovasi ora nella sagrestia del Duomo di Siena e che è certamente di Pietro Loren-
zetti. Se non che Bartolo di Maestro Fredi si rivela pittore convenzionale ed assai difettoso nelle
giunture e nelle estremità, come pure nel disegno degli scorci ch'egli imita da' suoi maestri: il '

1 A Lippo Menimi si attribuisce un avanzo di un
grande affresco nell'altare della Madonna delle Grazio
in SantAgostino, rappresentante la Madonna lattante
il bambino e San Michele col drago ; anzi il Pecori
(pag. 540), seguendo la testimonianza di scrittori più
antichi, lo dice eseguito nel 1330; ora però quel-

Archivio storico dell'Arte - Anno III. Fase. I-II.

l'avanzo è così ridipinto, che non solo non si può dare
nessun giudizio su di esso, ma anche non se ne può
tenere più nessun calcolo. I signori Cavalcasele e Crowe
ascrivono allo stesso autore alcune tavolette, ora molto
deperite, nella sacrestia della Chiesa di Monto Oliveto,
vicina a San Gimignano. Credo che abbian ragione.

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