Archivio storico dell'arte — 3.1890

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colorito poi, che nei Lorenzetti è succoso, vago e talvolta anche robusto, in Bartolo è a tinte fredde
ed in generale monotono: così i tipi, che nei maestri da lui imitati sono spesso molto piacenti e
pieni di sentimento, mostrano nei lavori di Bartolo molta freddezza d'espressione e poca bellezza,
e varietà. Non è però artista spregevole, e bisogna tener conto di lui che potè educare all'arte
Taddeo di Bartolo, uno dei migliori pittori della scuola senese nella seconda metà del secolo xiv. 1

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La parete a destra della Collegiata è tutta ricoperta dagli affreschi del Berna, come lo chiama
il Vasari, o Barna, secondo il G-hiberti. Sono parecchie storie della vita di Cristo dall'Annunciazione
di Maria fino alla Discesa dello Spirito Santo, divise in tre serie, l'ultima delle quali, in alto, è
compresa, come abbiamo veduto per le pitture sulla parete opposta eseguite da Bartolo di Fredi,
nelle lunette formate dalla volta. Sono scomparse le pitture nelle ultime due lunette verso la crociera
e ne' due ultimi scompartimenti più abbasso, mentre ne' due scompartimenti di mezzo vedonsi
ancora la Resurrezione di Cristo e la discesa dello Spirito Santo. L'entrata di Cristo in Gerusa-
lemme occupa due scompartimenti consecutivi, in lunghezza; quattro, in lunghezza ed altezza, la
Crocifissione. Nelle lunette opposte alle accennate, quelle cioè sopra gli archi che sostengono la
volta della nave, son dipinti alcuni profeti con un cartello in mano. L'arme dell'arte della Lana,
che si vede nel fregio degli spartimenti, unita a quella dell' Opera, indica forse che quell'Arte
concorse nella spesa per l'esecuzione delle pitture di cui discorriamo. Narra il Vasari che il Berna
morì nel 1380, in seguito ad una caduta dal palco, onde gli affreschi furono condotti a termine
da Giovanni d'Asciano suo scolare. I restauri ed i ridipinti subiti non permettono che si possa distin-
guere l'opera del maestro da quella dello scolare. Il Ghiberti parla del Barna dopo avere discorso
di Simone di Martino e di Lippo Menimi, e lo chiama eccellentissimo fra gli altri e in arte peri-
tissimo. Anche i Sigg.1 Cavalcasene e Crowe concordano col giudizio del Ghiberti, e giustamente
avvertono nella maniera del Berna l'influsso della vecchia scuola di Duccio e dell'arte di Simone
e di Lippo; anzi lo farebbero contemporaneo a questi ultimi, quantunque in fatto venga dopo di
essi, non conoscendosi finora opere del Berna anteriori alla seconda metà del secolo xiv,
e sapendosi che Lippo Memmi, il quale sopravvisse di 12 anni a Simone, nel 1356 o 1357 doveva
esser già morto. Ad ogni modo si può affermare ch'egli supera i due accennati maestri, se non
per finezza d'esecuzione, certo per forza drammatica nell'espressione e nei movimenti delle figure,
onde in questo caso s'avvicina di più ai Lorenzetti, e per maggiore arditezza nel tentare le difficoltà
degli scorci, ed anche per un più spinto realismo; mentre non manca talvolta anche di grazia e
di semplicità, ed il suo colorito è vigoroso e caldo, quantunque spesso assai basso di tono; e le
tinte sono sempre ben fuse tanto nelle carni quanto nei panneggiamenti.

Nell'arte senese in generale, e in quella del Berna particolarmente, troviamo sempre, in con-
fronto con l'arte fiorentina, e specialmente di Giotto e dell'Orcagna, un certo squilibrio fra le diverse
parti di ciascuna composizione, fra le forme ed i tipi diversi delle figure, fra opera ed opera.
Sembra che il fatto possa spiegarsi con ciò, che gli artisti senesi, mentre da una parte si tennero
legati, più che non convenisse, alle forme tradizionali, non seppero dall' altra rendere del tutto
omogenee col proprio modo di sentire le loro impressioni dall'osservazione del vero, non seppero
dare a tutto l'insieme l'impronta speciale del loro carattere; la quale, come in tutte le opere di
Giotto, avrebbe certamente giovato alla nobiltà, all'armonia, alla grandiosità delle singole compo-
sizioni, ed in pari tempo alla maggiore determinatezza di stile ne' diversi autori.

Discorrere particolarmente di tutte le storie dipinte dal Berna nella collegiata di S. Gimignano,
sarebbe qui troppo lungo; accennerò a tre di esse: all'Annunciazione, alla Cattura di Cristo, alla
Crocifissione, come a quelle che possono dare un'idea completa dei pregi e dei difetti nell'arte del
nostro pittore.

1 Per la notizia di altre opere eseguite da Bartolo
di maestro Fredi in San Gimignano, si può consultare

l'opera dei signori Cavalcasene e Crowe, tante volte
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