Archivio storico dell'arte — 3.1890

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MONUMENTI ARTISTICI IN SAN GIMIGNANO

Nell'Annunciazione, Maria è seduta nella sua camera, vestita di lunga tunica col velo sul
capo nimbato. All'apparire dell'Angelo che le sta di fianco ad una certa distanza, inginocchiato a
capo chino e colle braccia incrociate sul petto in segno di umile reverenza, ella, ch'ò di prospetto,
tralascia di leggere, e mentre ha posato sulle ginocchia il libro che tiene nella sinistra mano, ed
alza l'altra al petto, rivolge impaurita lo sguardo ed il capo verso dell'Angelo. Di fianco a lei,
ma separata da un muro ed in un'altra camera, una fantesca seduta a terra, mentre tiene alta
la conocchia colla sinistra ed appoggia la destra al ginocchio, sta tutta in orecchi ad ascoltare
che cosa avvenga. Il motivo, troppo famigliare, molto più trattandosi di un soggetto religioso della
più alta importanza, parrebbe rivelare vieppiù la tendenza dell'arte senese ad abbassare fino alla
realtà ed a trattare talvolta come i soggetti della vita comune le storie bibliche ; se non che esso
non è motivo del tutto nuovo nell'arte medioevale, giacché lo troviamo in una scultura, ese-
guita certamente nel principio del secolo xn, nel San Michele di Pavia (Cfr. Dartein, VArcìiìtecture
lombarde, pi. 63, N. I); quivi anzi, la fantesca che tiene la conocchia, non è separata da un
muro, ma seduta davanti a Maria, e sembra meravigliata di ciò che avviene. Nella pittura del
Berna sta la figura di Dio benedicente in mezzo a Serafini, e tanto questo gruppo, quanto l'atteg-
giamento di timore in Maria, e quello di rispetto nell'Angelo inginocchiato, ricordano molto dav-
vicino l'Annunciazione dipinta da Simone Memmi, ora esistente nella galleria degli Uffizi.

La testa dell'Angelo da cui scendono sulle spalle i bei capelli biondi e ondulati, è molto soave
ed espressiva ; quella di Maria ha gli occhi troppo socchiusi ed il naso troppo lungo, ma non
manca di grazia; di tipo più forte e più rozzo è la fantesca, che mostra una certa grandio-
sità di forme. Bene trovato è l'elfetto pittorico dell'Angelo, il quale colla sua veste a fiorami,
largamente panneggiata, spicca sul fondo chiaro d'una cortina ornata di fascie con lettere arabiche.
E dovunque il colorito è caldo e fuso nelle tinte, sebbene alquanto basso di tono.

La Cattura di Cristo, che è uno degli affreschi meno rovinati, può darci la misura dei difetti
caratteristici dell'arte del Berna, e in generale dell'arte senese: una predilezione, come già notarono
anche i signori Cavalcasene e Crowe, per le forme, i tipi e le espressioni alquanto volgari, per la
subitaneità e violenza dei movimenti, per le figure in generale alte e secche, con difettose artico-
lazioni, col col-lo lungo ed esile, colla testa grossa nella parte posteriore, col mento scarso e spro-
porzionato. Il tipo di Cristo è mantenuto qual'era nell'arte sotto l'influsso bizantino, colla fronte
larga e bassa, col naso lungo, coi capelli e la barba biondo-rossastri, che gli incorniciano il viso;
tipo che certo non raggiunge la maestà di quello che, pur conservando la tradizione antica, imaginò
Giotto; nè come le composizioni giottesche, semplicemente e nobilmente severe, sono le composi-
zioni dei senesi, che in generale si mostrano, come dissi, alquanto squilibrate.

La storia della Crocifissione svolta secondo il costante uso senese, molto più largamente delle
altre, ed in uno spazio di parete molto maggiore, presenta gran varietà di gruppi, vivaci movi-
menti ed espressioni, uno sforzo di superare certe difficoltà negli scorci delle teste e delle figure;
una ferace fantasia, assecondata da facilità di esecuzione; un colorito caldo sebbene alquanto basso
di tono, con tinte ben fuse ed armoniche indicanti la derivazione del Berna dai Memmi.1 Manca
la nobile severità e la grandiosità delle Crocifissioni giottesche; qualità che pure si riscontrano nella
bellissima Crocifissione di Duccio ora nel museo del duomo di Siena, e che in parte aveano man-
tenuto i Lorenzetti (come p. es. nella chiesa inferiore di San Francesco in Assisi, la Crocifissione già
erroneamente attribuita al Cavallini); ma in luogo di tali caratteristiche, che potrebbero anche
reputarsi come un'emanazione diretta dell'arte anteriore a Cimabue a Duccio ed a Giotto, si ritrova
nella composizione del Berna grande naturalezza e forza di sentimenti e d'espressioni, ed insieme
grande libertà d'imaginazione. Peccato che la sproporzione evidente tra i cavalli ed alcune figure
di troppo sviluppate dimensioni in confronto delle altre, venga a togliere molto dell'effetto che
produrrebbe questa pittura. Sul davanti, a destra, il centurione a cavallo, nimbato, indica alla turba

1 La pittura avea subito un ridipinto: fortunatamente
esso era a tempera, onde nelle riparazioni che ora il
Governo col largo concorso del municipio di San Gimi-

gnano ha dato incarico di eseguire all'esperto ripara-
tore signor Domenico Fiscali di Pisa, il bell'affresco del
Berna sarà ridotto al suo stato originale.
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