Archivio storico dell'arte — 3.1890

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l'incarico di dipingere per trentun fiorini d'oro un Dio Padre ed una Madonna annunziata dal-
l'Angolo; e il cielo doveva esser fatto d'azzurro con stelle d'oro, e il trono e i piedistalli dovevano
contenere bei fregi. Quest'affresco che era stato eseguito per la Cappella di San Fabbiano (situata
appunto nella parete di fronte alla tribuna), sotto agli Apostoli dipinti da Taddeo di Bartolo, ora
più 11011 esiste, avendo dato luogo al dipinto di Benozzo Gozzoli di cui dovremo occuparci.

Infieriva nel 1464 la peste, ed i Sangimignanesi, com'era stato sempre costume nelle epoche di
tale calamità, erano ricorsi alla invocazione di S. Sebastiano, facendo perpetuo voto di festeg-
giarne con magnifica pompa il giorno a lui consacrato. I frati Agostiniani che godevano di grandi
immunità e contavano fra loro quel Domenico Strambi al quale nel 1454 era stato dal Comune
concesso un soccorso perchè studiasse Teologia a Parigi, e del quale s'era poi festeggiato il ritorno
in patria, furono i primi a tradurre in atto i voti del popolo, dando incarico a Benozzo Gozzoli,
che già doveva essere, come vedremo, occupato intorno ai dipinti della tribuna in Sant'Agostino,
di dipingere nella stessa Chiesa il grande affresco del San Sebastiano.

Benozzo Gozzoli era in quel tempo arrivato all'apice della sua potenza d'artista e della fama.
Nato nel 1420, avea già lavorato ad Orvieto insieme col suo maestro Beato Angelico; era stato a
dipingere a Roma; poi chiamato a Montefalco presso Foligno, poi a Perugia, poi finalmente a
Firenze, ov'erasi guadagnata la stima che veramente si meritava.

Da Firenze adunque il nostro pittore,, invitato dall'Agostiniano Domenico Strambi, era passato
a San Gimignano, e l'opera che prima condusse a compimento in questo paese fu appunto il
grande affresco rappresentante S. Sebastiano in gloria, nell'atto di accogliere le preghiere de' de-
voti supplicanti perchè cessi il flagello della peste; dipinto che si ammira abbastanza bene conser-
vato 1 in mezzo alla parete di destra della Chiesa di Sant'Agostino. Il San Sebastiano, figura
grandiosa di proporzioni maggiori delle altre, d'aspetto severo, vestito di tunica celeste, che
cinta ai lombi gli scende fino alle ginocchia ed è orlata di bianco, sta in piedi a mani giunte,
mentre due angeli con ali rosse e tunica gialla gli volano sopra il capo in atto d'incoronarlo,
tenendogli pure la palma e la freccia. Altri due angeli in tunica rossa sostengono volando il gran
manto sotto al quale stanno raccolti il Clero ed il popolo di San Gimignano, essendo aggruppati
ed inginocchiati alla destra del Santo gli uomini e i fanciulli, alla sua sinistra le donne. Sopra il
manto si spezzano i dardi che il Padre Eterno sdegnato e gli Angeli suoi, in vivacissimi atteg-
giamenti, scagliano dall'alto contro il popolo di San Gimignano, mentre lo Spirito Santo in forma
di colomba vola dinanzi al petto dell'Eterno, a cui G. Cristo e Maria che mostra scoperto il suo
seno immacolato, stanno inginocchiati d'accanto, in atteggiamenti di preghiera. In questo dipinto
Benozzo Gozzoli si mostra provetto e valente artista, poiché alla composizione ordinata; alla se-
vera espressione delle figure del Santo, del Padre Eterno, di Gesù Cristo e di Maria; alla grazia
giovanile e soave degli Angeli, si uniscono pure, e una ricerca minuta e intelligente del vero, e
una diligente esecuzione, e un colorito se non del tutto armonico, abbastanza ricco e vivace, e
una certa intensità d'espressione, e varietà di tipi, veri e caratteristici, e nell'insieme un' im-
pronta individuale ben definita, tutta propria del Gozzoli. I volti degli uomini e quelli paffuti e
graziosi dei fanciulli, sono come al solito, secondo la scuola del Beato Angelico, di tinta alquanto giallo-
gnola, mentre di tinta più chiara, bianco-rosea, si mostrano i volti delle donne; e in quelle teste le quali,
sebbene appariscano generalmente di forma alquanto schiacciata, mancanti di forte rilievo e cogli
zigomi e le mascelle sporgenti, sono tuttavia spiccatamente caratteristiche, il vero è così perseguitato
ne' suoi più minuti particolari, e questi sono così perfettamente colpiti e resi dall'artista, a
seconda del sesso, dell'età, del carattere e dei sentimenti ond'è mosso ciascun individuo, che dav-
vero par di essere dinanzi a persone vive. Poiché Benozzo Gozzoli, come vedremo anche in seguito,
nel tempo in cui lavorava a San Gimignano, non aveva ancora dimenticata la severa scuola del
suo grande maestro, ma imbevuto ormai delle nuove massime della scuola verista, che in Firenze
s'era già fortemente radicata, quando egli avea dovuto farsi strada fra i grandi artisti per ottener
commissioni, avea modificata la prima maniera rendendola più consentanea al suo carattere di
narratore facile e brioso.

1 Sono alquanto scadute le tinte nel manto e nella veste del Santo.
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