Archivio storico dell'arte — 3.1890

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NATALE BALDORIA

desi una fenestra donde apparisce un'altura, e dall'uno e dall'altro vano entra abbondante luce ad
illuminare la camera. Una rozza panca, con sopra un piatto di rame, un fiaschetta, una torta e due me-
larancie, più una scranna pure assai rozza, formano l'intero mobilio della camera, dove il pittore, per
mostrare vieppiù lo squallore di essa, rappresentò due sorci, l'uno sotto alla panca, l'altro presso al
misero giaciglio della Santa. La quale è giovane e di gentili e graziosi lineamenti, con abbondanti capelli
biondi tirati su dalla fronte dietro la schiena. Coperta da una semplice veste di color roseo, ella giace
tutta distesa, di profilo, ed alza le mani giunte, ed è tutta assorta nella visione che le apparisce di San
Gregorio Magno; il quale, in aria dinanzi alla Santa, in mezza figura, vestito degli abiti pontificali, entro
una mandorla luminosa e circondato da sei leggiad rissi mi Serafini, è in atto di benedirla. Dietro
alla Santa e seduta in terra sta Beldia, la nutrice, che mentre colla destra sorregge il capo alla mo-
ribonda, alza stupefatta lo sguardo verso la visione. Sull'unica scranna, alla destra di Santa Fina,
è seduta di prospetto un'altra assistente, la quale, posando la mano destra sul ginocchio ed alzando
l'altra in atto di meraviglia, volge essa pure con intensità d'espressione gii occhi verso San Gregorio
Magno. 1 Sopra, dinanzi all'accennato architrave, in figure di proporzioni minori, scorgesi l'anima
della Santa, la quale, di profilo e colle mani giunte, entro un'aureola circolare, è portata in cielo
da due Angeli. Tutta la pittura, in occasione d'un restauro alla Cappella, eseguito nel 1832, subì pur
troppo danni gravissimi e ridipinture che le tolsero molto del suo originale carattere. Nè immune da
restauro e da ridipinto andò l'affresco di fronte al descritto in cui sono rappresentate le esequie ed i
miracoli della Santa; opera davvero stupenda, in cui, sia per la nobile semplicità e grandiosità della
composizione che ricorda quella di Giotto rappresentante la morte di S. Francesco in Santa Croce
a Firenze ;2 sia per la forte caratteristica impressa a ciascuna figura; sia per la grazia verginale
eia tranquillità della Santa morta che pare addormentata ed assorta in un vago sogno celestiale ;
sia finalmente per la naturalezza e la calma degli atteggiamenti e delle espressioni; per la robustezza
e vivacità del colorito; per la giusta ed efficace disposizione della massa di luce e d'ombra, e la
finezza dell'esecuzione, il Ghirlandaio mostra già quanto fosse alto il suo genio nell'arte.

In mezzo, sopra della bara, coperta da un drappo a fiorami dorati su fondo violaceo-scuro
(pur troppo molto ridipinto), giace distesa la Santa morta, vestita della sua tunica rosea, nell'atto
di toccare miracolosamente colla destra la destra di Beldia la nutrice, che, in tunica violacea e con velo
bianco sul capo, spiccando sul fondo rosso con fiorami e fasce d'oro dell'altare, le è seduta di fianco,
alla sua sinistra, e china riverente la testa piena di fede. Da piedi e pure alla sinistra della Santa, un
chierichetto in cotta bianca appressa l'occhio sinistro al sinistro piede di lei. Dietro al capo nim-
bato della morta, un vecchio vescovo, vestito degli abiti pontificali, fra due sacerdoti in lungo camice
bianco e tre giovani e graziosi chierichetti, con dietro quattro spettatori di cui non possono vedersi
che le faccie caratteristiche, è intento a leggere nel libro le Requie alla morta; ai piedi della quale
altri cinque graziosi chierichetti sostengono lo stendardo funebre e le candele accese, ed uno si
rivolge ad un altro sorridendo per la meraviglia, mentre dietro a loro, altre otto persone di varie
età assistono stupefatte ai miracoli, ed una parla con quella che le è vicino e pare stia colle dita
enumerando i prodigi.

Il fondo rappresenta l'abside d'una chiesa, di stile classico grandioso, i capitelli della quale
sono uguali ai capitelli dipinti, come accennammo, nell'affresco di fronte e mostrano di essere
imitati da quelli scolpiti dai Da Maiano nella Cappella. Ai fianchi dell'abside s'innalzano nel luminoso
cielo le torri di San Gimignano, fra le quali vedesi dipinta, a sinistra, una piccola figura d'Angelo che
va a suonar le campane della torre più alta.

Il eh. signor Milanesi3 inclinerebbe a porre la data di questa pittura nel 1487 ; altri storici dell'arte

1 Sulla parete di fondo della camera è rappresentato
un quadro colla seguente iscrizione in parole gialle: PA-

RATA ■ ESTO • FILIA • QVIA • DIES ■ SOLENNITATIS •
(sic) MEAE • AD • NOSTRVM • ES VENTVRA • CON-
SORTIVM • CYM • SPONSO • TVO • PHENN1TER. (sic,

forse prenniter per perenniter) PERMANSVRA. Anche

questa iscrizione, come tutta la pittura, ha subito un
restauro e fu ripassata con nuovo colore.

2 Tale composizione deve trovare il suo punto di
partenza in quella medioevale della morte di Maria \ ergine
incominciata ad apparire nell'arte soltanto verso il sec. xn.

3 V. Vasari col commento del Milanesi, voi. III.
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