Archivio storico dell'arte — 3.1890

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sono concordi nel l'ammetterla tra il 1484 ed il 1485, cioè dopo il ritorno del Ghirlandaio da Roma,
dove avea lavorato nella Cappella Sistina, e prima delle pitture eseguite in Firenze nel Palazzo
Vecchio, nella Cappella Sassetti, nel Convento di San Marco ecc., dando in tal modo al Ghirlandaio
nel breve periodo che corre tra il 1482 ed il 1485 un'attività veramente fenomenale.

Giudicando dallo stile, l'opera descritta apparisce come quella d'un potente ingegno, ma d'un inge-
gno giovanile, ancora ingenuo, ancora pieno della più casta poesia, il quale accarezza con amore
l'opera sua, ricerca nel vero, come il suo maestro Baldovinetti, e più specialmente nelle teste, tutti i più
minuti particolari; mostra ancora manifesta l'influenza esercitata in lui dalle opere di Fra'Filippo e più
ancora da quelle del Masaccio, particolarmente per la grandiosità della composizione e la severità
delle linee; ama i contorni determinati e quasi rigidi, come se fossero incisi nel muro, e le linee
rette, bandendo quasi affatto la linea curva, ed usa tinte vivaci e di toni decisi, chiaroscurandole
con forza e facendole spiccare le une sulle altre. Nelle teste, in cui scorre veramente il sangue e la vita
e la modellazione è perfetta, il Ghirlandaio non cerca ancora la bellezza ideale della forma, ma
solo il carattere e la verità dell'espressione. Aggiungasi inoltre che, siccome avviene a chi non è
del tutto pratico di lavorare in fresco, le mani son tutte difettose e male s'attaccano alle braccia; il
che rivela assai bene quell'inesperienza giovanile, quell'attività ancora incompleta, che, mentre si
trova esercitata e forte in ciò che costituisce l'essenziale della pittura, non ha però avuto tempo
di maturare le sue ricerche intorno a tutti i particolari nell'insieme della figura e in generale della
composizione.

Il Ghirlandaio della Sistina è un artista ormai formato, abile a ritrarre potentemente ogni
cosa, e l'opera sua non è più il flore che, non ancora intieramente sbocciato, può tuttavia mo-
strare quale sarà la sua bellezza; bensì il flore nel periodo della sua maggiore vivacità e splendi-
dezza. Nelle grandiose figure sono già più sviluppati, più larghi e più mossi i contorni e le pieghe: il
colorito che nelle carni tende di più al rossiccio, è nell'insieme più caldo e con tinte più fuse ed
omogenee, mentre anche più forti appariscono il chiaro-scuro e il rilievo. Nelle teste sempre vive
e caratteristiche, quali soltanto un sommo artista poteva dipingerle, non sono già più ricercati con
iscrupolosa diligenza tutti i particolari; ma è ottenuto l'effetto con più semplici mezzi, con una
modellazione a larghi piani, magistrale. Più che i dipinti della Cappella di S. Fina, s' avvicina
pe' suoi caratteri all'affresco del Vaticano l'Annunciazione che il Ghirlandaio eseguì nel 1482 1
sulla parete esterna dell'oratorio di S. Giovanni addossato alla Collegiata. In quest'affresco, giudi-
cando dalla tecnica esecuzione, alquanto più debole che nelle altre opere del maestro, i eh. Crowe
e Cavalcasene trovano giustamente la mano di Bastiano Mainardi, discepolo e poscia parente del
Ghirlandaio, il quale avrà eseguito il dipinto seguendo il disegno del maestro. Il fatto stesso che
al Mainardi, più giovane forse del Ghirlandaio, poteva essere affidata dal maestro, se vera è la
supposizione, 1' esecuzione della maggior parte d' un' opera, ed in questa il discepolo poteva mani-
festarsi come abile frescante e buon interprete della maniera del Ghirlandaio, questo fatto significa
ch'egli nello stesso suo paese doveva già da qualche tempo innanzi essersi addestrato col maestro
nell'arte.

Che Domenico Ghirlandaio fosse a S. Gimignano molto prima del 1482 io credo che possa con
ogni certezza affermarsi per un documento che si trova anche stampato nell'opera del Pecori, ma
a cui non fu data finora alcuna importanza. Nel libro d'entrata e d'uscita dell' opera del Duomo
dal 1464 al 1475, nel foglio 125 r., leggesi quanto segue: « Item a dì 14 di gennaio (1474) a do-
minico et a piero da Firenze dipintori (furono consegnate) lire ottanta per dipintura d'una volta
della nave di mezzo con marmi dallato » ; e la volta della nave di mezzo presenta infatti un motivo

1 La data leggesi nell'iscrizione autentica posta sotto
al dipinto: HOC • OPVS • FIERI ' FECIT • IVLIANVS .
QUONDAM • MARTINI • CETTI • DE • SANCTO • GEMI-
NI ANO • MCCCCLXXXII. A destra, Maria, vista di tre
quarti, è inginocchiata dinanzi ad uno scaffale a due
piani, con sopra il leggìo. Tiene umilmente il capo e
gli occhi abbassati e giunte lo lunghe e gentili mani,

mentre ascolta le parole dell'Angelo che pure inginoc-
chiato sta innanzi a lei. Sul cielo la colomba tutta rag-
giante vola verso Maria. Il paesaggio è formato da
quelle montagne a tronco di cono, emergenti dallo acque,
quali poi lo troviamo nell' affresco della Sistina: tre
pioppi dipinti a tempera sul davanti del paesaggio,
sopra l'affresco, sono quasi scomparsi.
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