Archivio storico dell'arte — 3.1890

Seite: 67
DOI Heft: 10.11588/diglit.18089.2
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18089.5
DOI Seite: 10.11588/diglit.18089#0079
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1890/0079
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
MONUMENTI ARTISTICI IN SAN GIMIGNANO

07

ed indicano una tecnica derivata dalla scuola del Botticelli; cos'i la forma delle mani, dalle dita
lunghe e sottili, ma col palmo molto largo e piatto, e nella Madonna anche estremamente nodoso,
ricorda quella delle mani disegnate da Sandro. Nei capelli dell'Angelo minutamente e monotonamente
eseguiti, come pure in tutti i particolari estremamente finiti dei fondi e del paesaggio cogli alberi
molto fronzuti, si riconosce la mano giovanile dell'autore; se non che, mentre nei panneggiamenti del-
l'Angelo si trova spiccatamente il fare di Filippino, in quelli della Madonna, di contorni troppo larghi,
con pieghe troppo mosse, che, se fanno pensare a quelle del Botticelli, son però meno finemente ese-
guite, e con un chiaroscuro, specialmente nel manto turchino, troppo pesante e dato monotonamente
e con uguale intensità dovunque, in modo che vi manca il rilievo, io non sentirei la mano del Lippi, ma
di un altro scolaro del Botticelli, che avrà lavorato con Filippino nell'esecuzione dell'opera.

Un altro quadro molto importante è appeso in mezzo alla parete destra del Coro della Col-
legiata. Era stato commesso a Piero del Poliamolo per la Chiesa di Sant'Agostino da quel Domenico
Strambi che 20 anni prima aveva chiamato anche Benozzo G-ozzoli. La tavola fu poi trasportata
nella Pieve. Rappresenta la Vergine, colle mani giunte e il capo alquanto chino, mentre G-. Cristo
sta per porle sul capo la corona. Sono ambedue seduti sulle nubi rappresentate a strati e seminate
qua e là di Cherubini, tre dei quali, sotto ai piedi di Cristo e di Maria, circondano un calice. Ai
fianchi dei due protagonisti dieci figure di angeli volanti, simmetricamente disposte in circolo, ma
in varie attitudini, suonano diversi stromenti. Sopra di loro si vedono sei teste alate di Cherubini.
Nella parte inferiore della tavola stanno inginocchiati sulle nubi ed in atteggiamenti e con espres-
sioni di contemplazione e preghiera sei Santi: S. Gimignano, San Girolamo, San Nicola da Tolen-
tino, a destra; Santa Fina, San Niccolò da Bari e S. Agostino, a sinistra. Abbasso, fra questi due
gruppi, leggesi la scritta: PIERO * DEL - POLLAIVOLO * FIORETINO • 1483 •

Non si può negare a questo quadro una composizione simmetrica ed un grande equilibrio di
masse: ma le figure sono troppo lunghe e scarne; i panneggiamenti hanno pieghe contorte e pro-
fonde con ombre pesanti; le teste di Cristo e di Maria appariscono alquanto volgari; e neppure
hanno varietà d'espressioni e di carattere, quantunque siano disegnate con forza, le teste tutte
più o meno convenzionalmente eseguite ed ugualmente rivolte in su, dei sei Santi accennati;
mentre il colore, che, secondo la tecnica usata da Alesso Baldovinetti, è mescolato con vernice,
apparisce vitreo e senza consistenza, anche perchè dato alla prima; e nelle carni terree, olivastre,
le ombre son ricavate dal tono di fondo, onde riescono vuote.

Quando Piero Poliamolo dipingeva questa tavola non ricordata dal Vasari, aveva 40 anni, ed
anche in essa egli dimostra, come è pur giustamente osservato nel Cicerone del Burckhardt (pa-
gina 576) la sua derivazione artistica, tanto nella maniera quanto nella tecnica esecuzione, da
Alesso Baldovinetti, mentre, specialmente negli Angeli con vesti aderenti alle forme e mosse ele-
gantemente e con pieghe sottili e rotondeggianti, vi si trova eziandio l'influsso che esercitarono
in Piero le opere del fratello Antonio: il quale forse, trovandosi nel 1480 in San Gimignano per
dare il suo parere intorno a due lavori d'oreficeria eseguiti per l'Opera da Iacopo Orafo di Pisa
(Gfr. il Documento riportato dal Pecori, op. cit., pag. G37), potrebbe avere raccomandato a Fra'
Domenico Strambi che desse a Piero l'incarico del quadro descritto.

Una pittura veramente piacevole è quella che, già esistente nella chiesa di Monte Oliveto, ora
trovasi, ancora inquadrata dalla elegante cornice originale, nella sala grande del palazzo Comunale.
Rappresenta la Madonna in gloria seduta su bianche nubi, entro una mandorla turchina e bianca
e circondata da Serafini. In basso, un santo Papa, nimbato, con piviale roseo il risvolto del quale è tur-
chino, ornato da una larga fascia a ricami d'oro con figure a colori, e, di fronte a lui, un Santo abate
dell'ordine olivetano con canuta e lunga barba e vestito di bianco, sono inginocchiati colle mani giunte
sul terreno erboso. Il fondo è montuoso ed alberato; a destra di chi guarda s'alza a picco un masso
roccioso. Le teste son piccole in confronto dei corpi; il paesaggio manca di prospettiva aerea, come
di forza manca il davanti del piano erboso; ma i tipi sono piacenti; il colorito è vago e di toni
brillanti; ottima ò la conservazione di tutto il dipinto; il quale, eseguito a guazzo e con ingenua
semplicità sembra veramente una gran miniatura. Il Rumohr (Hai. Forschungen, in, 45) lo attribuì
al senese Pacchiarotto ; il Gaye (Carteggio, 11, pag. 434) al Pinturicchio ; e tutti i critici conven-
gono in questa seconda attribuzione. A me sembra un bel lavoro eseguito nell'arte del Pinturicchio
loading ...