Archivio storico dell'arte — 3.1890

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NUOVI DOCUMENTI

del sale di Perugia. Quanto alle statue, si deve con
tutta probabilità .ascrivere a Giovanni e non a Zac-
caria suo padre, quella in bronzo di Paolo III che
diede il nome alla Sala Farnese del Palazzo del Go-
verno in Bologna; e non sono nemmen lontano dal
credere che possa essere opera di Giovanni Zacchi il
celebre busto dello stesso papa nel Museo di Napoli,
attribuito erroneamente a Michelangelo Buonarroti, nel
quale la finitezza e la disposizione di certe figurine che
adornano il piviale, tradiscono la mano di un meda-
glista.

Forse si riferisce ad un lavoro di Giovanni il se-
guente brano di lettera, scritta da mons. Fabio Migna-
nelli, vicelegato di Bologna, al cardinal Farnese:

« La testa di Sua Santità è finita et messa sopra
la porta della camara dove dormirà lo Ill.mo signor
Duca di Camerino, et per ordine mio li frati di S. Mi-
chele in Bosco ne fanno fare un'altra qual si metterà
in cima di un lavoro nella Cappella Maggiore sopra il
clioro di quella chiesa. » (1541, 23 luglio).

11 cardinal Farnese non mancava di raccomandare il
suo protetto ai varii prelati che si succedevano nel go-
verno di Bologna, e ne abbiamo la prova in una lettera
dello stesso mons. Mignanelli, che gli scriveva:

« Da due giorni in qua ho ricevuto tre lettere delli
xix di V. S. R.raa 111.ma, l'una a favore di m. Restauro,
al quale farò senza manco provedere di qualche soven-
tionc per il danno che ha patito in far condurre li soi
libri. L'altra in favor di mastro Giovanni da Volterra,
il quale si è voluto in ogni modo operare per me senza
mia colpa (sic) et perchè è giovane et mi ha detto che
desidera una moglie richa che ha quaranta anni, non
mancarò di fargli tutto quel favore che si può hone-
stamente in cose di matrimonio, le quali son fatte prima
in cielo da dio che da noi in terra.» (1541, 27 no-
vembre).

Tuttavia non pare che le raccomandazioni del po-
tente cardinale sortissero buon effetto, poiché l'anno se-
guente Giovanni tornava alla carica per avere la sua
provvisione :

« R.mo et Ill.mo s. S. et Pad. mio osser.mo

« Le tre letere che a fatto scriver V. S. R.ma a
Bologna a istanza di Mons. R.mo Santi Quatro: che io
riabbi la provisione de i 4 scudi il mese sopra alla
guardia per un breve a vita di Sua S.tà non ano fatto
nulla.

« Quest'ultima la portai al governator, mi disse come
vacava una pagha, mi darebe quella, che fra la guardia
ve né dieci italiani : me ne poseva acomodar una : il
R.mo Contarmi ve rimesse uno che aveva un breve
senza concesione di V. S. R.ma et o dito a Sua S. mi
dia quella di costui, non ne voi far nientte, né mandar
via nisuno per me: che o fatte tante medaglie e tante
statue di Sua S.tà che per dio i virtuosi studiano sollo
per speranza ano de i principi: Mons.r R.mo degnia-
tevi che le lettere di V. S. siano ubiditte et reveritte

ry i

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vivendo con speranza della bontà vostra : alla qualle
me li geto ai piedi: basandoli le mani a usso di mi-
nimo servo. Di Bologna alli xxvij 7tembre mdxij.

« 1). V. S. R.ma IH.ma

« Homiliss.o servo
« Giovanni di Zacharia scultore ».

(fuori) « Al gran Carl'e R.mo et Ill.mo Franes S.or
et padrone mio osser. »

Per parecchi anni i documenti ci lasciano all'oscuro
sulla vita di Giovanni; ne troviamo le traccie nel 1547
in una lettera diretta al Pontormo pubblicata dal Bot-
tari fra le Pittoriche (I, 46) che, certo per errore di
stampa, porta la firma Giovanni Zucchi ; in essa lo
scultore si lamenta ancora di non godere la famosa
provvisione di quattro scudi, per la quale aveva tanto
brigato presso il Cardinal Farnese, e dice di aver fatto
fare una copia della Santa Cecilia di Raffaello che
aveva intenzione di portare a Firenze al Duca Cosimo
de' Medici.

Due anni dopo il cardinale lo raccomandava per la
carica di architetto della fabbrica di San Petronio con
una lettera indirizzata al conte Filippo Pepoli :

« Ilh S.r Conte. — Essendo morto lacomo Ranucci
architettore della fabrica di S. Petronio, mi vien pro-
posto et commendato molto per idoneo a quel loco
Giovanni Giachi scultore et architettore, figlio del quon-
dam maestro che mentre visse hebbe il medesimo ca-
rico, et fu tanto huomo da bene: onde ne ho voluto
scrivere a V. S. et essortarla che quando con effetto
trovi che '1 sia per satisfare al bisogno di quella fa-
brica, come a me vien detto che satisfarrà, a volermelo
deputare con la medesima provisione che haveva il pre-
dicto lacomo, che io lo riceverò in molto piacere da
V. S. Alla quale mi raccomando et offero.

(fuori) « [15] 49. Al conte Filippo de' Pepoli, a xi
di 7bre. »

Non si sa quale esito abbia avuto la commendatizia:
lo Zacchi però continuò a servire i Farnesi in diversi
lavori, e le ultime notizie che abbiamo intorno a lui si
riferiscono appunto a certe medaglie che egli eseguiva
pel cardinale, tornando ad occuparsi di quel ramo d'arte
con cui egli aveva iniziata la sua carriera di scultore.
La lettera è datata da Roma, ove sembra che egli si
fosse trasferito al servizio del cardinale Alessandro:

« R.mo et Ill.mo S.or

« Hor mai va per tre mesi ch'io opero di continovo
per V. S. R.ma et s'io la volesi tratar come Cardinale
ordinario e non come Cardinale Farnese, già l'arei ser-
vita delle medaglie. V. S. 111.ma a saper ch'io o usato
più strade per ritrar quelle signiore alla presentia et
così mi son state cortesissime per servirla tanto meglio:
M.r Giuliano vostro mi a solecitato et pensava di por-
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