Archivio storico dell'arte — 3.1890

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MI SG E

LlaneA

pioti- scorniciate, elio andarano à dotta fabrica a ragione
e mercede de Gitilij sette et boli doi il piede quadro
da niesurarsi tutto quello che escie del muro secondo
li membri ad uso, et consueto de la citta di Spoleti,
et similmente tutto le pietre piane per Giulij tre, et
mezzo il piede quadro da mesurarsi come di sopra, in-

tendendoseci porto, et finestre, cioè lo scorniciato p
scorniciato, et la pietra piana p piana, secondo il solito
dell'arte e consueto.

« It. che esso conduttor habbia da osseruare li ordini,
et sagòni fatti da m Aniballo de lippi fiorentino Archi-
tetto altramte sia tenuto rifarli a tutte sue spese.

« It. che sia tenuto a far le Cornice et altre pietre
che andaranno a detta fabrica grosse in modo che quel
che entra nel muro almeno sia quanto quello che vscirà
fuora, o più, o meno a giudicio di Monsre Uesco et
Sri Deputati.

« It. che lo base delli pilastri siano di un pezzo et
similmente li pilastri, et la sua grossezza almeno mezzo
piede, ma rimettendosi secondo che parerà a Monsr
Rmo Uescouo, o alli sopti Sigri Deputati del meno.

« It. che tutte le altre pietre che ci andaranno siano
pezzi ragionevoli et conuenienti, siano fatti con diligenza.

« It. sia tenuto a lauorare co quella sollecitudine che
gli sarà ordinato dalli Superiori e che no se li macha-
rano de denari secondo che si lauorarà.

« It. che sia tenuto, liuellare, aggrappare, impiombare,
et stuccare dandoli tutti ferramenti, piombo, et stucco
gratis.

« It. sia obligato spesso riueder la fabrica, et edificio
di essa chiesa, et in quanto alla parte che apertieno
alli maestri muratori, et tante uolte quanto sarà di
bisogno, accio non si faccia alcuno errore, come sopra-
stante, et capo mastro di dotta fabrica, gratis et senza
premio alcuno, et facendosi alcuno errore, auertire
Monsr. Rmo o li predetti Sigri deputati, accio si habbia
a prouedere.

« It. sia tenuto di assistere continuo in detta fabrica,
et non si partire et non lasciare nessuno in loco suo
sino che dura di lauorare in detta fabrica senza la
licenza di Monsr. Rmo Uescouo, o di detti Signori de-
putati.

« It. che a detto conduttore sia lecito mettere a com-
pagnia del sopradetto lauoro Gio: Pauolo suo filo car-
naio, et Mro Battista di Giordano dalle Cornetto, et
udendoci mettere altra persona non possa senza licenza
delli prefati Monsre o deputati sopra la fabrica, Ma che
1 obligo, et il peso di detto lauoro sia solo sopra lo spalle
di esso conduttore principale.

« Quo omnia et singula supradicta promiserunt et....
stipulationo conuenerunt diete partes sibi ecc. ecc. . . . »

E qui, ommesso Io consuete clausole contrattuali, ha
termine questo interessantissimo atto che fu rogato nel
Palazzo episcopale, alla presenza di I). Giuseppe Rosario,
D. Consorzio Orrigo preti e di Alfeo Berardetti laico

di Spoleto. Esso, come ho accennato innanzi, si conserva
nell'Archivio notarile distrettuale di Spoleto e, con lo
poche parole che lo precedono e che io ho sopra ripor-
tate, occupa le primo otto pagine, mono la seconda in-
teramente bianca, di uno speciale volume, in cui sono
altri contratti riguardanti la fabbrica stessa; volume
contrassegnato col N. 1081 rosso, Sez. 2* e sulla fodera
del quale si legge la scritta: Fàba dlla Moda S.S. di
Loreto.

Giuseppe Sordini

I deschi da parto. — Nella Chronique des arts
il signor Eugenio Muntz scrisse non ha molto, con quella
competenza che ognuno gli riconosce, intorno ai deschi
da parto del quattrccento che erano vassoi dipinti, por

10 più tondi, sui quali si presentavano le vivande alle
dame in puerperio, che se ne valevano anche a mo' di
tavola portatile, per mangiarvi sopra mentre restavano
in letto.

Due di questi deschi sono menzionati nell'inventario
di Lorenzo il Magnifico, pubblicato dallo stesso sig. Muntz;

11 quale riporta anche un passaggio di Baldinucci, in
cui si parla di questi oggetti, equivocando però sul loro
nome. Il Baldinucci, che ben a ragione il signor Muntz
chiama « amplificatore troppo spesso banale del Vasari »
dice cosi : « Dagli spogli di Scipione Ammirato il Vecchio
si cava come nel 1470, Benedetto d'Aldobrandino di
Giorgio dona a Francesco suo figliolo, in occasione di
pigliar moglie, un colmo di Nostra Donna, che lo di-
pinse Zanobi Strozzi, che fu stimato fiorini 15. Questi
colmi, per avviso del lettore, erano alcune tavolo tutte
talvolta tonde o ottangolate, di diametro o larghezza
d'un braccio o poco più, attorniate da una piccola cornice
dorata, dipinte per mano di buoni maestri da una delle
parti e talora da tutte e due, con sacre istorie; e ser-
vivansene le donne di parto per accomodarvi sopra la
vivanda pel desinare o cena ; e per le case de' nostri
cittadini veggonsene alcuni, ai quali ha perdonato il
tempo, assai ben conservati. »

Ora, se questa definizione è giustissima per ciò che
riguarda i deschi da parto, non lo è punto per ciò che
riguarda i colmi che erano tutt'altra cosa. Gli Accade-
mici della Crusca nell'ultima impressione del loro Vo
cabolario alla voce Colmo dànno fra gli altri questo
significato : « Colmo si disse anche la parte superiore
e più alta di una tavola dipinta ed anche una tavoletta
centinata in alto ad uso di dipingervi»; fra gli esempi
citano appunto la prima parte del brano di Baldinucci
più sopra riferito. Ma poi aggiungono: «E por simili-
tudine si disse anche colmo quello che è detto nell'esem-
pio seguente », e qui riportano la seconda parte del
passaggio di Baldinucci. E evidente, a parer mio, che questi
errò nel credere un desco da parto il colmo con Nostra
Donna dipinto da Zanobi Strozzi; di ciò no convengono
gli stessi Accademici della Crusca, che potevano rispar-
miarsi di notare fra i significati di questa parola quello
assegnatole dal rifacitore del Vasari.
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