Archivio storico dell'arte — 3.1890

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CRONACA ARTISTICA CONTEMPORANEA

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del Pinturicchio non saranno ritoccati affatto, ma sol-
tanto saranno ad essi apprestate quelle piccole cure
indispensabili per la loro conservazione. E noi accogliamo
di gran cuore questa promessa, che ci mette in quiete
sulla sorte di quei famosi lavori, che non potrebbero
a meno di soffrire, per quanto abilmente fosser fatti i
ritocchi.

— Il pittore calabrese Eugenio Tano, che tanto si è
distinto nella stessa Firenze, ove le arti, si può dire,
hanno lor sede, in questi giorni ha esposto al pubblico
due suoi lavori veramente pregevoli e che han circon-
dato di nuova luce il nome del distintissimo artista.
Sono due ritratti: uno della Regina d'Italia, l'altro del
generale Fabrizi. Tanto il venerando patriotta che la
graziosa e augusta Signora, sono somigliantissimi ai
loro originali; e mentre nel primo vedesi come scolpito
l'amore delle battaglie per la patria indipendenza e
l'ardore giovanile di un cuore generoso, nell'altro si
ammirano tutte le grazie dell'originale, e ritratta al vivo
quella espressione di bontà che è come il riflesso delle
doti che adornano la nostra Sovrana.

— E qui terminerebbe lietamente la rassegna artìstica
del mese di dicembre, se nel suo ultimo giorno appunto
non fosse avvenuta una sventura che non sarà mai
pianta abbastanza. E morto a Milano il giovane archi-
tetto Giuseppe Brentano, il vincitore del concorso in-
ternazionale per la facciata del duomo della capitale
lombarda. Egli non aveva adesso che ventisette anni :
ne aveva soli venticinque quando il suo lavoro veniva
riconosciuto il migliore di tutti. Basti questo a darci
idea dell'altezza nell'arte, alla quale si giovane era riu-
scito a salire; a quale sarebbe giunto col tempo; e
quante e quali speranze abbia crudelmente troncate la
morte, spegnendo sì presto quella preziosa esistenza !

Giuseppe Brentano aveva studiato architettura sotto
Camillo Boito, ed era appena uscito dalla scuola, che
già vinceva a Siena il concorso per un premio a un
giovane architetto desideroso di portarsi all'estero per
perfezionarsi nell'arte sua. Vinto questo assegno, il
Brentano, che aveva sentito parlare di un concorso per
la facciata del duomo, intraprese un viaggio di visita
alle principali cattedrali d'Europa, di stile analogo a
quella di Milano. Tornato a casa, si pose a lavorare
intorno al progetto della nuova facciata, progetto che
fu senza difficoltà annoverato fra quelli che diedero
diritto ai loro autori di prender parte al secondo con-
corso; e furon quindici soltanto, ma solenni maestri,
l'i tra questi, poco tempo dopo, egli era proclamato il
primo! E quando il giudizio della Commissione esami-
natrice gli fu reso noto, egli rimase per qualche giorno
come sbalordito del suo stesso successo.

« E veramente — dice il corrispondente della Gaz-
zetta piemontese, nel darle la tristissima nuova della
morte del Brentano — c'era di che rimanere commossi.
Egli era chiamato a fornire un'opera che l'ingegno
degli uomini per tanti secoli aveva lasciato incompleta.
Allo squisito sentimento artistico, il Brentano accop-

piava una gentilezza e una bontà d'animo veramente
esemplari. E una triste fatalità che la morte, sullo
scorcio di quest'anno, abbia voluto recidere la vita a
codesto giovano d'animo gentile e di ingegno elettis-
simo". Fra i giovani d'Italia, il Brentano era dei più
illustri. Non crediamo di esagerare affermando elio
tutti gli italiani deplorano la sua fine immatura, perchè
è gran iattura per la patria che muoiano giovani,
quelli che più genialmente mostrano saperla onorare ».

— L'anno 1889 si è chiuso e il 1890 si è aperto in
Francia in mezzo a un fermento artistico de'l quale non
erasi avuto idea finora, e che ha tenuto e tiene ancora
occupata la pubblica opinione. Una questione è stata
sollevata a proposito dei numerosi premiati della ul-
tima esposizione universale ; e siccome i pareri sulla
sua soluzione sono stati diversi, cosi è avvenuta una
scissura della quale non è dato peranco calcolare l'e-
sito e la portata.

Cercherò di esporre con la maggior chiarezza e
brevità possibile i fatti.

Il 26 del mese di dicembre 1889, la Società degli
artisti francesi si riuniva in assemblea generale per de-
cidere se gli artisti premiati alla Esposizione universale
con medaglie d'oro, d'argento e di bronzo, in numero
di 120 stranieri e 73 francesi, potessero accampare pre-
tesa al privilegio unito alle medaglie di l<i , 2a e 3a
classe, che annualmente si distribuiscono al concorso
del Salon, la esenzione cioè, per le esposizioni succes-
sive, dall'esame del Giurì incaricato di decidere sui la-
vori da ammettersi, e il diritto di esporre due lavori
per volta.

Interpellata in proposito l'assemblèa generale della
Società dal sig. Bouguerau che la presiedeva, nacque
nella sala una vera tempesta, poiché taluni appoggia-
rono la interpellanza del presidente, intendendo che
l'assemblea dovesse decidere il quesito: altri invece si
schierarono dalle parti di quelli che si erano sempre
opposti e si opponevano vivacemente ancora, .all'inclu-
sione di tal questiono nell'ordine del giorno dell'assem-
blea. Questi ritenevano sconveniente e inopportuno met-
ter pure in dubbio i diritti dei premiati, e quel che è
peggio, il non riconoscerli, infrangendo così i legami di
buona fratellanza fra gli artisti francesi e gli stranieri.

Gli avversari loro, per contro, consideravano che
gli artisti premiati salgono ormai ad una cifra di oltre
1500 a formar la quale concorrono quasi 500 stra-
nieri e domandavano qual posto sarebbe rimasto agli
artisti giovani, o non ancora premiati, nei futuri Salons,
se tutta o gran parte di questa massa di privilegiati
venisse, come è probabilissimo, a reclamare i suoi
diritti, fra i quali quello di esporre due lavori per
anno.

Come si vede, la questione era considerata da ta-
luni dal lato della convenienza e della opportunità, e
I da altri dal lato dell'interesse. Era dunque difficile l'in-
! tendersi. Invano il celebre pittore Meissonier si adoprò
a dileguare le paure degli avversari dei privilegi, e ini-
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