Archivio storico dell'arte — 3.1890

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CRONACA ARTISTICA C< )NTE.\1P( )RANEA

pedire che la questione cadesse in basso fra le consi-
derazioni del puro interesse: non riuscì, e dovè abban-
donare la tribuna in mezzo al tumulto destato dal suo
discorso.

Ma rioccupatala indi a poco, lesse agli adunati una
nobil protesta, con la (piale in proprio nome e in quello
di altri otto esimii artisti, facenti parte insiem con lui
del Comitato della Società, protestava di separarsi dal
Comitato stesso, perchè questo non aveva risolta una
questione di sua spettanza e aveva preferito lasciare
che fosse portata innanzi ad un'assemblea, anziché
incorrere nella responsabilità delle sue decisioni. I
diritti dei premiati, egli diceva, non avrebbero mai do-
vuto esser posti in discussione: essi concorsero alla
grande esposizione persuasi che le ricompense che fos-
sero per ricevere avrebbero avuto tutto il valore delle
altre precedenti consimili ; e discuterne adesso il valore,
e quel che è peggio diminuirlo, non era che un'ingan-
nare l'altrui buona fede. Rimpiangeva poi che uomini
di cuore e di onore non avessero saputo sollevarsi in
regione alta abbastanza per comprendere che, al di
sopra degli interessi particolari, un sentimento patriot-
tico doveva dominare le menti: quello che la Francia,
nò per una parte dei figli suoi, né per gli stranieri ac-
corsi ad arricchire la sua grande esposizione, doveva
mai cercare di diminuire il valore delle accordate ri-
compense.

Le furon novelle, direbbe un purista. Messa ai voti,
la proposta di mantenere i privilegi dei premiati, sopra
609 presenti e 494 votanti, riportò 405 voti contrari,
82 favorevoli, e 7 nulli.

In conseguenza di questo voto una scissione gravis-
sima si è dichiarata nella Società, la quale si è divisa
in due associazioni diverse, una delle quali riman fe-
dele ai vecchi ordinamenti e alle decisioni dell'ultima
assemblea generale, e l'altra sta costituendosi sotto la
direzione di Meissonnier con nuovi intendimenti.

Gli Statuti di questa nuova società son già stati
redatti ed hanno già riportato numerosissime adesioni.
Il nome assunto da questa nuova Associazione è quello
di Società nazionale di Esile Arti, e il suo scopo sarà
quello di incoraggiare con esposizioni annuali le mani-
festazioni artistiche di ogni genere, tanto in pittura che
in plastica, architettura e incisione. Queste esposizioni
si faranno senza esenzioni, senza medaglie e senza li-
mite del numero dei lavori che ognuno può esporre.

Così si avranno in Francia due Salons, invece di
uno: l'antico comincerà secondo il solito il lo di Mag-
gio; il nuovo si aprirà il 15 del mese stesso e starà
aperto un mese intero. Si terrà probabilmente nel Pa-
lazzo delle Belle Arti al Campo di Marte, locale che
la nuova società spera potere ottenere dallo Stato per
le annuali sue esposizioni. Saranno ammessi anche i
lavori degli stranieri, purché giudicati di un certo va-
lore. 11 Giuri esaminatore delle opere da esporsi sarà
composto per turno fra i Soci, in modo che tutti pos-
sano alla lor volta farne parte.

Mentre questo si decideva dai dissidenti, la vecchia
Società degli artisti francesi, impressionata dallo scisma
prodottosi nel suo seno e desiderosa di veder composto
il dissidio, deliberava di modificare ampiamente i pro-
pri Statuti, decidendo la nullità della deliberazione
presa dalla Assemblea generale presieduta dal signor
Bouguerau e ritenendo come non avvenuta la dimissione
data dal signor Meissonier e suoi aderenti, ai quali
tutti venivano fatte premure vivissime perchè tornas-
sero ad occupare i loro seggi. Conveniva pure in se-
guito di annullare tutte le esenzioni, e di costituire por
turno il giurì delle sezioni di pittura, scultura e archi-
tettura.

Nonostante queste concessioni fatte nell'ultimo mo-
mento al partito dissidente, la scissione perdura osti-
nata, e ormai vi ha poca o punta speranza di veder
pacificati gli animi e deposta la idea della definitiva co-
stituzione della nuova Società.

— Intanto che queste bizze artistiche andavano sfo-
gandosi in Francia, nel Belgio vicino il fuoco recava
all'arte perdite considerevolissime, che non saranno mai
deplorate abbastanza. Il palazzo di Laeken, residenza
favorita e deliziosa della corte belga, a tre miglia di
distanza da Bruxelles, veniva distrutto da un violento
incendio, il quale disgraziatamente volle anche una vit-
tima umana nella persona della governante della prin-
cipessa Clementina.

Lo splendido palazzo conteneva capi d'arte prezio-
sissimi, i «piali sono tutti periti. Una piccola porzione
della pinacoteca potè essere salvata; ma disgraziata-
mente fu la meno importante. Le cose più preziose ri-
masero preda delle fiamme, e fra le tele distrutte si
lamenta un Van Dyck di grande valore. Solo in arazzi
il danno si fa ascendere a due milioni di lire. Vi erano
dei Gobelins preziosissimi dei quali non rimase più clic
la cenere.

— La sera del 25 gennaio mancava ai viventi il pittore
militare francese Alessandro Protais, le cui composi-
zioni interessanti, trattate con profonda coscienza di
artista, valsero chiarissima fama all'autore. Alessandro
Protais, nato a Parigi nel 1826, quantunque si sentisse
naturalmente spinto a coltivare la pittura, dovè per im-
periosa necessita, procurarsi un impiego nella ammini-
strazione delle poste. Ma quando scoppiò la guerra di
Crimea egli seguì, come soldato semplice, le schiere fran-
cesi. Veduta così da vicino la guerra, si diede con in-
stancabile ardore a riprodurne in tela i grandiosi epi-
sodi. La prima opera sua importante fu la Battaglia
d'Inkerman esposta al Salon del 1857, dove riportò in-
contrastato successo. Nel 1859 Protais venne in Italia al
seguito del generale Ladmirault, e dopo la guerra tor-
nato in patria, espose due altre tele bellissime: Una
sentinella e Due feriti, le quali fecero dire a Teofilo
Gautier che Protais aveva trovato ciò che j uossi chia-
mare la poesia del soldato. Egli infatti rappresentò sempre
il soldato dal lato sentimentale, e cercò nelle vicende della
guerra piuttosto la parte drammatica che la parte tra-
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