Archivio storico dell'arte — 3.1890

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CRONACA ARTISTICA CONTEMPORANEA

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"•ica ed eroica. E difficile quindi poter istituire un con-
fronto fra lui e Alfonso di Neuville, la cui superiorità
è indiscutibile ; ma che trattò i suoi soggetti sotto un
punto di vista totalmente diverso. La Mattina dell'at-
tacco, e la sera dopo la battaglia, sono due quadri
che portarono all'apogèo la fama di Protais, che li
espose al Salon del 1863. Oltre queste opere, tutte pre-
miate, ricordate qui sopra, il Protais espose successi-
vamente un numero grandissimo di lavori, che troppo
lungo riuscirebbe qui rammentare ; nei quali è mirabile
la felicità della scelta, l'abilità della composizione, la pe-
rizia con la quale sono eseguiti, e quella viva impronta
di patriottismo che è impressa su tutti. Alessandro Protais,
oltre ad essere un grande artista, fu anche un ottimo citta-
dino, e la sua perdita è stata vivamente rimpianta da
quanti ebbero l'occasione di avvicinarlo.

— In questa nostra epoca di monumentomania acuta
non fa caso quel movimento vivace iniziatosi in Francia
per onorare di nuovi monumenti la vergine d'Orleans,
quella Giovanna d'Arco sulle cui gesta tanti e così va-
riati commenti si fanno. Essa, più fortunata di tutti,
aduna in suo favore i voti dei clericali e dei liberali, e
mentre alla città di Nancy viene offerta una statua del-
l'eroina, perchè si eriga in una delle piazze della città,
il vescovo di Verdun prende l'iniziativa d'una sotto-
scrizione destinata all'innalzamento, a Vaucouleurs, di una
statua colossale della liberatrice d'Orleans. Un comitato
si è formato per l'acquisto della cripta della cappella
del diruto castello di Baudricourt, dove Giovanna scen-
deva giornalmente a pregare, e si ha l'idea di ricostruire
questa cappella secondo l'antico disegno. In cima alla
collina, occupata già dal castello, nel luogo stesso dove
l'eroina fu armata cavaliere, vuoisi innalzare la statua
sua colossale, fusa in bronzo, con la spada in pugno,
e circondata dai simulacri dei guerrieri che le furon
di scorta a Chinon.

L'antico deputato Giuseppe Fai ire, un entusiasta di
Giovanna d'Arco, propone che sia consacrato alla pulcella
d'Orleans il Mont-Saint-Michel, che dovrebbe diven-
tare per così dire il suo tempio, nel quale sarebbe da
erigersi il simulacro della eroina: e tutto ciò senza pre-
giudizio, s'intende, degli altri monumenti da erigersi a
Vaucouleurs, a Nancy, a Parigi e dove altrove meglio
si creda. E quasi ciò non bastasse, si sono iniziate
nuove pratiche qui in Roma perchè Giovanna d'Arco
venga ascritta al numero dei Beati. L'apoteosi adunque
dev'essere, a quanto sembra, completa, ed anche in
questo i Francesi ci supereranno, poiché noi pure siamo,
è vero, proclivi a rendere l'Italia irta di monumenti a
uomini più o meno grandi, ma non ci è ancora venuto
in mente di farne dei santi.

— A proposito del prezzo eccessivo raggiunto adesso
dai quadri, mi piace qui registrare che il signor Van-
derbilt, il celebre milionario, ha acquistato ultimamente
un quadro di Tourner e lo ha pagato 500,000 lire. Si
noti che l'autore nel 18G0 non ne aveva ricavate che
63,000 lire dal sig. Gambart, pel quale lo aveva dipinto.

Da questo fu ceduto al sig. Mendel ; e quando la gal-
leria di questo andò in vendita, lord Dudley lo acquistò
per 200,000 lire. Ora ha raggiunto il mezzo milione. Si
dice pure che il Vanderbilt abbia fatto offrire alla Re-
gina Vittoria due milioni e mezzo per la Rissa di Meis-
sonnier: ma l'offerta è stata respinta. Una regina d'In-
ghilterra non può speculare sui quadri. Seguitando di
questo passo, vedremo fra poco che per comprare un
metro quadro di tela dipinta da abile artista occorrerà
l'annua entrata di un regno. Fortuna che ogni diritto
ha il suo rovescio !

— Nel Cimitero di Genova è stata scoperta una
delle più notevoli opere dello scultore Monteverde, il
monumento cioè a Domenico Balduino.

Consiste questo in una grande tomba marmorea,
tutta decorata a fogliami, nello stile del xv secolo.
Dietro, e superiormente ad essa, in un trono addossato
al muro e sostenuto da due grandi mensoloni, sta se-
duta una leggiadrissima figura della Madonna col Putto
ignudo fra le ginocchia. L'idea del trono è stata inspi-
rata al Monteverde dai vaghissimi troni che vedonsi di-
pinti nei quadri dei nostri quattrocentisti. La Madonna,
coperta da un lungo manto che le incornicia bellamente
il volto, e giù dal capo scende fino ai piedi con partiti
di pieghe molto naturali ed eleganti, tiene la te>ta china
sopra il capo ricciuto del bambino, al quale, in dolce atto
d'amore, prende il destro braccio, e tenendolo sollevato
ne accompagna la manina perchè egli dia la benedizione
agli uomini. Il putto, modellato con larghezza e mor-
bidezza veramente mirabili, pare del tutto compreso
dell'atto che sta per compiere,-ed appoggia, quasi ti-
moroso, la mano sinistra sulla sinistra della madre. Il
volto di questa, nobile e grandioso, raggiunge un'idea-
lità di lineamenti e di espressione che ben di rado siamo
usi ammirare nelle opere dei grandi artisti. Forse nuoce
alquanto alla severità e maestà di questa figura l'avere
troppo stretto il manto sulle cosce, in modo che di queste
sono troppo segnati i contorni; ma l'insieme del gruppo
fa un'impressione grandissima. Tutto vi è eseguito con
una cura e una coscienza oramai divenute assai rare;
in modo che questa può dirsi, tanto pel sentimento che
vi è espresso, (pianto per la nobiltà e la eleganza delle
linee, unite a grande finezza di concetto e di esecuzione,
una delle opere più notevoli di scultura eseguite in
questi ultimi tempi. Peccato che alla bellezza del gruppo
della Madonna col Putto non corrisponda forse ade-
guatamente l'armonia delle linee architettoniche del
monumento !

-— Qui in Roma sono stati esposti varii artistici
lavori, fra i quali dobbiamo specialmente ricordare i
quadri di Carlo Muccioli e di Enrico Siedmiraski.

Il Muccioli ha eseguito una gran tela, Dogali, in cui
ha coraggiosamente affrontato grandi difficoltà e le ha
vittoriosamente superate in gran parte. Egli ha rap-
presentato i nostri soldati in atto di fare gli ultimi sforzi
contro il nemico che li accerchia. Il nemico non si vede;
ma il grido del colonnello De Cristoforis, le minacce
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