Archivio storico dell'arte — 3.1890

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CRONACA ARTISTICA CONTEMPORANEA

-dei combattenti, l'urlo dei caduti fanno comprendere
che il nemico è vicino, che sta per distruggere quel
pugno di uomini intrepidi, rimasti senza munizioni, e
che feriti, sanguinolenti, sui cadaveri dei compagni,
stanno per vender cara la vita. La composizione così
nobilmente ideata è una vera commemorazione di Dogali.
Non l'ultimo momento della tragedia, non il confuso, di-
sperato cimento dei barbari coi nostri, come altre volte
si sarebbe raffigurato; ma il momento epico per ec-
cellenza, la scena ancor bella per la fierezza, la ga-
gliardia che spira dai morituri, i soldati d'Italia, abituati
alla disciplina e schiavi del dovere, che impavidi, mi-
nacciosi aspettano il nemico. La figura che sta nel
mezzo del quadro, con le braccia sanguinose in giù
stese, con la sciabola brandita nella destra, che guarda
in atto di sfida innanzi a sé, riassume 1' azione del
quadro e la raccoglie. Accanto a lui sta il colonnello
De Cristoforis che grida furioso, e con la spada in
alto minaccia. Un altro soldato, con le pupille dilatate,
s'avanza terribile col pugno chiuso; altri si contrag-
gono al suolo feriti, o cadono, o tentano l'ultima difesa,
mentre intorno, fra un nembo di polvere che sollevasi
e nasconde fin quasi la vetta dei colli vicini, i selvaggi
si intravedono come ombre, con gesti disordinati, pre-
cipitarsi sui prodi ancora superstiti.

La composizione può sembrare alquanto slegata; ma
se si pensa a ciò che il Muccioli volle rappressntare,
la fine cioè dei cinquecento italiani, ogni più compatta
disposizione sarebbe stata inverosimile. Il disegno è vi-
goroso, sicuro; il colorito è forte: qua eia troppo nero
forse nelle ombre, mancanti di trasparenza, benché le

diverse tonalità del bianco siano rese ingegnosamente
assai. Il quadro insomma è uno splendido esordio del
giovane artista.

Enrico Siedmirascki poi, ha esposto nel proprio studio
tre quadri. Il celebre autore delle Luminarie di Nerone
continua a dimostrare la sua maravigliosa e forte tempra
di artista. Uno dei quadri, eseguito per la decorazione
di un soffitto, e rappresentante la Primavera, è di un
gaio e festevole effetto. Il secondo, rappresentante il
Viatico in un villaggio, è uno studio diligente della cam-
pagna romana in inverno, sotto il cielo plumbeo, con
la terra stillante di umidità. Il terzo è un ritratto di
una principessina russa, aristocratico, fine: un'opera
d'arte accurata, bella per la luce che investe la ele-
gante testina, e per la modellazione delicatissima.

•—- Chiuderò la cronaca mia con la funebre commemo-
razione dell'illustre scultore fiorentino Emilio Franceschi,
mancato ai vivi sui primi del gennaio 1890 in Napoli,
ove già da cinque anni aveva fissatala propria dimora.
Fra le opere sue meritano di essere specialmente ri-
cordate ì'Opimia, ì'Eulalia, il Fossor, il Christianus ad
bestias ed il Ruggero Normanno, che è forse la più bella
fra le statue che ultimamente furon collocate nelle
nicchie della fronte principale del Regio palazzo di Na-
poli. Il Franceschi aveva pure vinto il concorso del
municipio di questa città, pel monumento a Vittorio
Emanuele, monumento che disgraziatamente egli non
ha potuto veder terminato.

Dicembre 1889 - Gennaio 1890.

C. Galeazzi

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Domenico (Inoli, Direttore responsabile

Roma-Tivoli, Società Tip.-Edit. Laziale.
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