Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LE OPERE DI MINO DA FIESOLE IN ROMA

<.)1

canonico di Santa Maria Maggiore contro un frate d'Aracoeli che attribuiva alla Madonna della sua
chiesa certi ineriti spettanti, a quel che pare, a quella di Santa Maria Maggiore. La scrittura, dedi-
cata al cardinale d'Estouteville, dopo aver sul principio ricordato la venerazione di lui per quella
Madonna, prosegue: quod ita esse, et bona quae in ea jampridem impendisti impendisque, et
ornamenta quae ad decorem ejus accumulasti, testantur. La scrittura non ha data: ma a pag. 88, a
proposito del cardinale Pietro Colonna, si legge: Agitur nunc annus centesimus octavus trigesimus
quo dnus petrus, quem memoravimus, ex ìiac vita decessit. Il cardinal Pietro Colonna, secondo
l'iscrizione sepolcrale nella chiesa stessa di Santa Maria Maggiore, morì nel 1326; 1 alla qual cifra
aggiungendo 138 anni, avremo la data della scrittura, cioè il 1464. In quest'anno dunque il cardinale
aveva già fatto grandi spese e accumulato ornamenti a decoro della Madonna, tra i quali è cre-
dibile fosse appunto l'aitar maggiore eseguito da Mino. E che così fosse, oltre alle ragioni artistiche,

10 vedremo poi confermato da più diretto argomento. Alla stessa età, per le ragioni che ve-
dremo in seguito, deve appartenere l'altare di san Girolamo fatto erigere dal cardinale stesso 2
nella cappella fondata e dotata circa il 1400 da Stefano de Yàschis. Proseguì poi il cardinale
negli anni successivi a fabbricare, restaurare ed abbellire la chiesa: nel 1474 apriva intorno alla
tribuna le due porte a cui si riferisce l'iscrizione surriferita con quella data; al termine della sua
vita, nel 1483, costruiva da' fondamenti la cappella di S. Michele, e questa e l'altra cappella con-
sacrata a san Pietro in Vincoli dotava di ricchissimi arredi.

Il Vasari narra che il card. d'Estouteville facesse fare a Mino i bassorilievi dell'altare di san
Girolamo; ma tace dell'opera principale, cioè il tabernacolo sull'altar maggiore, o ciborio (che era

11 termine usato per simili edilìzi, a cui poi successe il baldacchino) nel quale, come vedremo, e
non nei bassorilievi di S. Girolamo, era ritratto il cardinale. Tolgo il disegno di questo elegante ciborio
dall'opera del De Angelis 3 (Fig. 1). Esso proviene nel concetto generale dal ciborio del secolo
decimoterzo, quale lo vediamo in quelli d'Arnolfo a san Paolo e a santa Cecilia, trasformato dall'arte
del Rinascimento, ma conservando ancora la sveltezza e il gusto decorativo della sua origine. Le
quattro colonne erano di porfido ; 4 tutto il resto di marmo bianco decorato d'oro, come usava Mino
in tutti i suoi lavori, e doveva essere uno de' più leggiadri monumenti del Quattrocento. Uscito salvo
dalla manìa rinnovatrice del Seicento, esso giunse intatto fino a Benedetto XIV, che rinnovando la
chiesa sulla metà del secolo scorso, demolendo gli antichi tabernacoli della Madonna e delle
Reliquie e il ciborio dell'aitar maggiore, togliendo i vecchi capitelli per sostituirvene de' nuovi,
infine cancellando ogni avanzo d'antico e mettendo a nuovo ogni cosa, meritò una bella epigrafe
per aver ridotto all'eleganza e alla proporzione delle parti la vecchia basilica.5 È sempre la stessa
storia! Ma il ciborio di Mino, lodato anche nel Sei e nel Settecento, si sarebbe salvato se non ci
fossero state quattro grandi colonne di porfido a cui bisognava trovare un collocamento. Bene-
detto XIV voleva con esse erigere un baldacchino sull'altar maggiore di san Giovanni in Laterano,
demolendo il vecchio ciborio, ma i canonici fecero intendergli che non avrebbero veduto di buon
occhio quella demolizione; allora eresse a Santa Maria Maggiore quello sformato baldacchino che
va a toccare il soffitto, demolendo il ciborio di Mino. Delle parti architettoniche e ornamentali
rimangono pochi vestigi;0 ma i grandi bassorilievi furono collocati nell'abside, dove tuttavia si tro-
vano, e le altre sculture nella cappella di san Mattia, sotto all'aitar maggiore. Quando poi Pio IX

1 Cardinalis fuit Petrus jacet hic tumulatus Tran-
slatus Rome, decessit Avenione Annis Millenis tercen-
tis bisque decems Senis adiunctis, cum suspiriis quoque
multis Et lacnjmis ossa sunt hac condita fossa. Stirpe
Coi.unnigena fuit liic sibi vita serena Letitia piena sit
cum sanctis et amoena. Amen. Ciaconio, Vitcte pontif-
cum et cardinalium.

~ Cardinalis Rothomagensis Ciborium super altare
majus, atque altare sancti Hieronimi construxit. (0
nuph. et Ciac, citati dal De Angelis).

3 De Angelis Paolo, Op. cit.

4 Sbagliano il Nibby e le Guide di Roma, affermando
che le colonne dell'odierno baldacchino sieno quelle
stesse dell'antico Ciborio, che erano assai più piccole.
Le quattro grandi colonne di porfido del baldacchino,
furono donate alla chiesa da Benedetto XIV.

5 Sacram denique aedem antea inconditam, ad ele-
gantiam partiumque comensum revocaverit.

'» Gli angoli dell'altare della cappelletta di san Gi-
rolamo, dentro la cappella Montalto, son formati da pi-
lastri binati e scanalati, provenienti probabilmente dal-
l'attico dol ciborio. Il finale o frontone circolare diviso
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