Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LE OPERE DI MINO DA FIESOLE IN ROMA

noi 1803 prese a edificare la Confessione, esse furono trasportate e murate nell'aula capitolare
presso la sacrestia, dal cardinal Patrizi arciprete della basilica, come ricorda un' iscrizione scol-
pila neir aula stessa. Tutte le sculture del ciborio compresi i sedici tondi si conservano ancora,
eccetto le quattro statue sorgenti sui quattro angoli del tabernacolo, che furono, incredibile ma
vero! vendute per 125 lire l'una, insieme con un bronzo raffigurante Sisto Y, ad un negoziante romano
d'antichità, circa l'anno 1872. Esse stavano, sostenute da mensole, ai quattro angoli della cappella
di san Mattia; e il Valentini, 1 che riproduce a contorno tutte le altre sculture, disgraziatamente
non ci ha dato queste. Erano d'altezza circa due terzi del vero, vestite di tunica e manto, con
un libro aperto in cui parevano leggere, e rappresentavano gli evangelisti. E da credere che fossero
quattro figure simili agli apostoli che abbiam veduto nel ciborio di Sisto IV. Dal negoziante furono
vendute ad un signore straniero, nè m'è riuscito, fino ad ora, di rintracciarle: sarò grato a chi
vorrà procurarmene notizia.

Sulla facciata del ciborio era collocata la storia del miracolo della neve, e dal lato opposto
la madonna circondata dagli angeli, o l'Assunta, adorata dal cardinale d'Estouteville; ai due lati
erano la nascita di Gesù Cristo e la Visita dei Magi. In alto, dentro la cornice sormontata da
frontone, era la mezza figura della Madonna, e dal lato opposto quella del Salvatore: ai lati,
l'Annunciazione a figure intere, e le mezze figure di san Pietro e san Paolo adoranti la Croce.
Sui capitelli delle colonne, sopra gli stemmi del cardinal d'Estouteville sostenuti da puttini e pie-
gati agli angoli, entro nicchie sottili e poco profonde, erano le figure di san Giovanni Battista,
santa Caterina della rota, san Lorenzo, santo Stefano, san Pietro, san Paolo, san Michele, ed un
altro santo con un libro chiuso in mano. Nei tondi superiori, e più grandi, erano scolpiti nella
facciata e nel lato opposto gli emblemi degli Evangelisti, e ai fianchi i Santi Padri san Girolamo,
san Gregorio, sant'Agostino e sant'Ambrogio; nei tondi inferiori erano i profeti Daniele, David,
Giosuè, Geremia, Ezechiele, Isaia, Salomone, Elia.

0 si guardi al disegno architettonico leggero ed elegante, o alle varie sculture, e specialmente
ai quattro quadri, ricchi d'invenzione e d'esecuzione accurata e finissima, questo ciborio è una
delle più notevoli, come è la più grande delle opere di Mino; e se invece d'essere a Roma fosse
stata a Firenze, il Vasari, che certo non la conosceva e quindi non l'ha neppur menzionata, non
avrebbe mancato di descriverla e magnificarla, additandola alla pubblica ammirazione, e salvandola
così probabilmente dalla rovina. Invece, il ciborio è stato demolito senza saper nemmeno di chi
fosse, e non è bastato l'averci Mino stesso scolpito sopra il suo nome: il Nibby 2 (1839) dice che
quelle sculture hanno molto merito, e che dovette esserne autore un de' migliori artefici del se-
colo xv ; e così gli altri.

Il ciborio è opera interamente di Mino, e non è stata divisa fra diversi artisti, come soleva
farsi ne'grandi lavori di scultura. Certo egli aveva la sua bottega, e l'esecuzione non è, nè potrebbe
esser tutta di sua mano, che non si spiegherebbe altrimenti, anche ammessa in lui un'attività e
facilità fenomenale, il numero eccessivo de'suoi lavori; ma non erano che semplici esecutori di
lavori che dovevano essere modellati e finiti da lui. La sua firma, Opus Mini, scolpita a grandi
lettere dorate sotto la madonna che stava in alto nel mezzo, è la firma dell'intero monumento.
Questa madonna (Fig. 2) nella sua aria gentile e soave e quel bambino così pastoso formano un
insieme delicato e quasi vaporoso. Le pieghe del manto, che escono così fitte e sottili dal fondo
piano, e somigliano alle raggiere d'una lastra di cristallo rotta da un sasso, sarebbero insoppor-
tabili se eseguite da altro scultore; ma Mino ha il secreto di dare alle sue stoffe i riflessi della
seta e la trasparenza del velo. Non c'è nulla di comune coi solchi paralleli di pieghe aperti gros-
solanamente da molti scultori contemporanei; qui, l'uniformità dell'indirizzo generale delle pieghe
non toglie che ciascuna di esse si curvi, si ripieghi sopra se stessa, e formi piccole insenature e ohdu-

nel mezzo da un'edicola, dev'essere stato soggetto d'imi-
tazione: infatti, noi quadriportico della chiesa di san Gre-
gorio al monte Celio si trova lo stesso finale, merlettato
ugualmente, colla madonna nel mezzo, e mezze figure
d angeli, dentro i tondi. Esso è incastrato entro un se-

polcro d'età posteriore (Guidiccioni f 1643), ma proviene
da non so qual ciborio o altro monumento del Quat-
trocento.

1 La Basilica Liberiana.

2 Roma nell'anno MDCCCXXXVIIL
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