Archivio storico dell'arte — 3.1890

Seite: 108
DOI Heft: 10.11588/diglit.18089.10
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18089.12
DOI Seite: 10.11588/diglit.18089#0120
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1890/0120
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
108

FRANCESCO G. CAYAZZA

dietro quelle dei Guezzi una grande area quadrata, il Comune nell'anno 1293 pose mano alla
fabbrica del Palazzo della Biada. 1

Questo edificio volgarmente oggidì chiamato Palazzo d'Accursio, forma l'angolo sud-est del-
l'odierno Palazzo ed ha la facciata rivolta alla piazza maggiore. Reintegrato nel suo pristino tipo
architettonico pel restauro di recente eseguito, e di cui dirò appresso, il Palazzo elevasi dal suolo
metri 20 ed è lungo m. 32; ha un portico di sei grandiose arcate a sesto acuto sorrette da pilastri
accoppiati a semi-colonne, costruiti gli uni e le altre di macigno e di mattoni a zone alternate; i
pilastri sono sormontati da un toro ove nasce il peduccio e le colonne da capitelli cubici sempli-
cissimi. Gli archivolti sono costruiti a due dossi di mattoni in lista rientranti, in mezzo ai quali
gira un listello egualmente di mattoni tagliato a piccole punte di diamante. Il portico, largo oltre
quattro metri, ha un soffitto di legno sorretto da grosse e spesse travi che poggiano sopra mensole
parimente di legno e assai sporgenti. Questo portico era come il vestibolo di una vasta piazza
coperta formata di sette (Ila di grandi arcate parallele che aprivansi nella parete del portico ed
estendevansi sotto tutto il fabbricato.

Quelle sette fila di arcate per un verso e di sei ora, ma in antico sette, per l'altro posavano
sopra pilastri ottagoni di una grandiosa semplicità. Tale piazza coperta di quarantanove arcate
serviva pel mercato del grano ; ora chiusa malauguratamente da ogni parte serve di caserma e
di magazzeno ai civici pompieri.

Al disopra del portico si elevano due piani ciascuno con sei finestre esse pure archiacute e
di apertura assai larga in rapporto coll'altezza. Attorno alle finestre gira un fascio di nervature,
di più la ghiera dell'arco è decorata di una fascia di mattoni tagliati a disegni geometrici. Una
cornice a gruppi rastremati di mattoni ed una merlatura gigliata coronano l'edificio, che si pre-
senta grandioso e severo nella semplicità che ne ricorda la primitiva destinazione.

La torre del Palazzo si innalza nel fianco sud, e la sua base forma parte della parete del
portico; modificata ed alzata maggiormente nel 1444 e nel 1493; essa non conserva più il primitivo
suo tipo architettonico. Questa torre peraltro si può con sicurezza asserire essere la medesima
che apparteneva al Palazzo d'Accursio, sia perchè s'innalza nel luogo indicato dai documenti che
descrivono il Palazzo, sia perchè non può supporsi che la torre primitiva sia stata demolita per
dare posto ad altra consimile nel luogo stesso.

Questa è la sola parte, forse, che rimane dell'antica abitazione d'Accursio; infatti risulta dai
documenti 2 che la casa degli Accursii e quella dei Guezzi, contigue ed entrambi sulla piazza, erano
diverse di dimensioni, come ne fa fede il diverso prezzo di compera, laddove presentemente si ha
una sola e grandiosa facciata del declinante secolo xm.

Se si fosse conservata la casa di Accursio, si avrebbero traccio di architettura più antica,
giacché è a credersi che la casa di Accursio sia stata costruita nella prima metà del 1200, sa-
pendosi che nel 1260 Accursio si ritrasse a vivere nella sua villeggiatura della Riccardina. Inoltre
il Palazzo della Biada presenta tutto l'aspetto grandioso di un edificio pubblico, laddove le case
più signorili di quel tempo in Bologna avevano il portico fatto di travi sostenuti da alti pilieri di legno,
ed erano basse ad un solo piano oltre il piano terreno.3 Di tali abitazioni sono rimasti interessanti
esempi, bellissimi quello delle case Isolani in via Mazzini e l'altro della casa Grassi inVia Marsala.

Il Palazzo della Biada nel 1301 era certamente compiuto; ce lo accerta il fatto che i Bolognesi
in quell'anno, volendo testimoniare la loro riconoscenza a Papa Bonifacio Vili pel giudizio dato in
loro favore sul dominio dei castelli di Bazzano e Savignano, fecero collocare nella facciata del Pa-
lazzo medesimo, sotto un baldacchino, una statua di rame dorato di quel Papa, opera di Manno
orefice. Questa statua rimase al suo posto fino a quando, alla fine del secolo scorso, ne fu inoppor-
tunamente rimossa per essere conservata da prima nel museo presso l'Università ed ora al museo
Civico.

L'anno 1336 il Palazzo della Biada ebbe una più nobile destinazione; esso fu assegnato quale

1 Giovanni Gozzadini. li Palazzo detto d'Accursio.

Vedi Atti e memorie delle Deputazioni di Storia Patria

per le Romagne, voi. I, serie III.

2 Documenti pubblicati dal conte Gozzadini nel-
l'opera citata.

3 G. Gozzadini, op. cit.
loading ...