Archivio storico dell'arte — 3.1890

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FRANCESCO G. GAVAZZA

alcuni santi protettori della città. Queste ultime statue dovevano essere eseguite in legno o in
terra cotta. Un torneino di mattoni doveva sorgere in cima per racchiudere la campana e doveva
essere ricoperto di piombo e portare alla sommità un vaso di rame dorato.

Questo orologio completato, come dissi, soltanto nel 1451 ebbe a soffrire gravi danni in occa-
sione dei fuochi d'artificio che si fecero per l'esaltazione al Pontificato di Papa Alessandro VI
nel 1492; il torneino fu incendiato da un razzo, e l'orologio e gli ornamenti, nella maggior parte
costruiti in legno, rimasero o distrutti' o guasti assai.

Nel seguente anno 1493 al torneino della campana fu disgraziatamente sostituito il cupolino
sostenuto da otto colonne di macigno che anche presentemente si vede; 1 le statue e gli orna-
menti furono soltanto in parte' rifatti o riaccomodati, così che nei secoli posteriori non ricordansi
che le statue della Vergine e dei Re Magi, che rimasero al posto primitivo fino a che nell'anno 1790,
guastatosi il meccanismo, ne furono per sempre rimosse. Quanto all'antica sfera, fu nel 1775 malau-
guratamente modificala aggiungendovisi anche all'intorno certe statue ed ornati in cotto barocchi,
tolti poi nei restauri del 1888.

Il Palazzo della Piada aveva già nella prima metà del secolo xv perduto gran parte del pri-
mitivo suo aspetto, alla metà poi dèi secolo xvi può dirsi che non ne restasse più traccia. Il por-
tico otturato, la merlatura antica sostituita dalla merlatura e dal ballatoio simili a quelli della
facciata del 1425, le finestre archiacute murate o guaste per dar luogo ad altre finestre di dimen-
sioni e forme affatto diverse, immagini e lapidi poste nella facciata, la maggior parte senza
riguardo alcuno agli antichi ornamenti, avevano interamente deturpata la severa facciata del Pa-
lazzo della Piada.

E giacché ho accennato alle immagini ed alle lapidi collocate in quella facciata non posso
restarmi dal ricordare l'immagine della P. V., opera pregevolissima in terra cotta di Nicolò del-
l'Arca posta nel 1478 in sostituzione di altra immagine fatta collocare da Annibale Pentivoglio
nell'anno 1443 a ricordare la vittoria ottenuta dal popolo bolognese contro Luigi Dal Verme.

La statua della Vergine seduta, col bambino Ira le braccia, poggia sopra un elegantissimo
capitello ed è contornata da una cornice pure di cotto e ricoperta da un piccolo baldacchino. Per
l'antica sua doratura questa statua fu creduta di bronzo dal Vasari; essa conservasi ancora al suo
posto non ostante che la sua cornice si sovrapponga in parte alle cornici di due delle antiche finestre,
essendosi con ragione temuto dal restauratore del Palazzo della Piada che avesse potuto guastarsi
nella rimozione. Essa forma così uno degli ornamenti più belli del nostro Palazzo Pubblico.

Fra le lapidi noterò quella grandissima di macigno, già dorata, posta nell'anno 1530 a ricor-
dare che dalla finestra, che le stava a destra, era uscito l'imperatore Carlo V per recarsi, attra-
versando un lungo ponte per l'occasione costruito, alla chiesa di San Petronio dove da Clemente VII
ricevette la corona imperiale. Questo monumento storico importantissimo è stato tolto negli ultimi
restauri dalla facciata del Palazzo e collocato sotto il loggiato del cortile.

Come la facciata del Palazzo della Piada, così l'altra costruita nel 1425 era destinata a subire
ogni sorta di manomissioni. Ho già ricordato come sotto i pontificati di Giulio III e di Gregorio XIII
fosse eretto l'ornato che contorna la porta e che la sovrasta; nello stesso secolo fu tagliata parte
del muro a scarpa che è alla base del Palazzo per dar posto ad una finestra elegantemente ornata,
credesi, da Sebastiano Serlio; finalmente nel 1585 tutta intera la facciata, che fino a quel tempo
era stata a mattoni visti, fu intonacata 2 e vi vennero a mano a mano dipinte immagini sacre, o
stemmi od allegorie in memoria di avvenimenti pubblici o, più spesso, di qualche più o meno
illustre personaggio. Le merlature di tutto il Palazzo subirono la sorte comune alle merlature che
ancora conservavansi a quel tempo, furono, cioè, ricoperte dal tetto. Nei secoli xvn e xviii fu poi
compiuta interamente la deturpazione del Palazzo; si chiusero le maestose finestre del Quattro-
cento, se ne aprirono altre quadrate e rettangolari dove che fosse, a seconda che la comodità dei
locali interni richiedeva, tagliandosi senza riguardo alcuno gran parte degli ornati in cotto già
descritti.

1 G. Guidicini. Cose notabili della città di Bologna. 2 Ghiselli. Memorie antiche manoscritte di Bologna.

Voi. II, pag. 351. T. XIV, pag. 104. Bibl. della R. Università di Bologna.
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