Archivio storico dell'arte — 3.1890

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IL PALAZZO DEL COMUNE IN BOLOGNA

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Nella parte poi del Palazzo che, come dissi, aveva aspetto di castello, il lato di levante
nel 1585 fu cambiato in un grandioso Palazzo pel cardinal legato, lasciandosi per altro sussistere
la porte inferiore delle antiche costruzioni, per cui anche oggidì si scorgono gli avanzi di un
antico ballatoio merlato che conservano ancora traccie assai visibili dell'antica policromia in bianco
e rosso, colori del Comune di Bologna.

Alla rimanente parte del Palazzo, cui furono tolte o coperte le merlature ed intonacati i
muri, si addossarono edificii minori fra cui una l'unga serie di botteguccie costruite tutt'attorno fra
gli spazi intercedenti Ira torrione e torrione. Il
cortile fu la parte meno guastata, se se ne eccettui
il lato, privo di portico, formato dal fianco del
Palazzo della Biada, che il card. Farnese nel 1061
pretese di adornare con una facciata nello stile
del suo secolo architettata da Paolo Canali.

È inoltre a ricordarsi che tino all'anno 1581
il Palazzo Comunale fu riccamente ornato da
memorie, da lapidi e da moltissimi stemmi alla
guisa di tanti edifici pubblici italiani. Uno stolto
decreto del Senato, provocato dà invidie e da pic-
cole gare personali fra i Senatori, stabilì coll'au-
torizzazione del Papa che fossero rimossi dal Pub-
blico Palazzo tutti gli stemmi e tutte le memorie
di privati, e che mai altri ne fossero collocati in
avvenire. 1 Nell'anno 1797 dagli stemmi di Papi,

Cardinali e Legati, che ancora sussistevano, fu-
rono barbaramente tolti gli emblemi araldici in
omaggio alle nuove idee venute di Francia. Così
pure nello stesso anno, per salvare la statua di
Gregorio XIII, si adottò il temperamento di cam-
biarla in una statua di San Petronio protettore
della città, sostituendo alla tiara una sgraziata
mitra ed appoggiando al braccio del Papa un
enorme pastorale di bronzo, come vedesi anche
al presente.

È così che dopo avere subito tante infauste
vicende fino a pochi anni or sono il nostro Palazzo
Civico era ridotto in tale stato miserando, da
destare disgusto in quanti hanno il culto della
storia e dell'arte.

Nel 1876 finalmente si pose mano a restau-
rare la facciata costruita nel 1425; se ne tolse
l'intonaco, si riaprirono le grandi finestre archiacute; si chiusero l'altre aperte a capriccio, si
riattarono gli ornati e si tolsero quegli ornamenti e quelle pitture, che non avendo pregio nò
artistico nò storico, deturpavano la facciata; la merlatura restò tuttavia ricoperta dal tetto.

Nell'assieme il restauro apparve commendevole, e fu eseguito dall'ufficio municipale di edilità. '
Un lavoro poco riuscito furono i telai in ferro delle finestre disegnati più con quel fare ad imita-
zione di stile gotico che usavasi quando al finire della prima metà del secolo tornò di moda l'arte
ogivale, di quello che sulle traccie di esempi sincroni.

1 Francesco G. Cavazza. Della statua di Grego-
rio XIII sopra la porta del Palazzo Pubblico in Bolo-
gna. Pag. 34.

2 L'ufficio tecnico di edilità era in quel tempo diretto
dal Comm. Antonio Zanoni; presiedè all'esecuzione'dei
lavori l'ing. Massimiliano Rosa.
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