Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LA RACCOLTA GALLIBRA IN GENOVA

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foga, con una speditezza ed una morbidezza di pennello, con una trasparenza di tavolozza da far
scordare quasi il lato meno ideale del concetto, secondo il naturale dell'autore.

Intorno all'arte di Rubens infatti si può fare quante riserve si vuole, ma quello che da nes-
suno può essere contradetto si è ch'egli nel vero senso della parola vuol essere noverato fra i più
eminenti per ispontaneità ed esuberanza di vita di quanti sono esistiti. Per questo verso Genova
può chiamarsi venturosa fra le varie città d'Italia, poiché essa possiede oltre alla citata non meno
di sette opere originali di lui, lasciando da parte quelle che meno fondatamente gli vengono at-
tribuite.

Attirato, come la maggior parte de' suoi concittadini, dalle opere dei nostri grandi artisti,
egli venne in Italia nel fior degli anni e visitò Venezia, Mantova, Roma, donde poi si recò a
Genova verso il 1007, dove dovette rimanere impressionato dalla grandiosa euritmia dei palazzi
innalzati nel secolo antecedente massime dal valente architetto perugino Galeazzo Alessi, che
riesci ad imprimere una nuova fisonomia alla città con numerose costruzioni parte condotte da
lui, parte continuate da altri secondo i suoi intendimenti. Mentre infatti scarseggiano le notizie
intorno all'origine delle opere di pittura del Rubens che oggi si vedono in Genova, si sa ch'egli
diede l'impulso ad Anversa nel 1622 alla pubblicazione di una raccolta di 136 tavole incise,
rappresentanti i Palazzi di Genova; intesi forse a promuovere il gusto per le costruzioni architet-
toniche in patria.

È probabile che alla sua dimora in Genova, la quale non fu di lunga durata, appartenga uno
solo dei quadri che si vedono in detta città, vale a dire quello che sta sull'altar maggiore della
chiesa di S. Ambrogio e rappresenta in dimensioni colossali la Presentazione di N. S. al tempio.
Nelle condizioni in cui ci si presenta oggi 11011 è certo fra le opere dell'autore che si prestino ad
essere maggiormente apprezzate, per quanto l'artista vi possa essere stato ispirato dagli esempi di
Tiziano e di altri nostri insigni coloristi. Ben più spiegata è l'individualità di lui nell'altra grande
pala della stessa chiesa, in quella cioè a dire del S. Ignazio che libera una ossessa, circondato
da chierici e da secolari, trattato con quella larghezza di stile che gli è famigliare nelle grandi
composizioni.

Questo ultimo dipinto 11011 che quelli che si vedono nei palazzi privati ritiensi siano pervenuti
a Genova in anni posteriori al tempo della sua dimora quivi.

Nel palazzo Spinola delle Pelliccerie trovasi come è noto 1111 altro quadro di soggetto sacro
di lui, vale a dire una Sacra famiglia, maravigliosa per trasparenza di tinte e per vivacità d'espres-
sione. È una scena famigliare per eccellenza, interpretata poi con 1111 intendimento artistico che
non può tardare a manifestarsi all'osservatore. Vi è dipinta la florida Madre davanti al biondo Bam-
bino, posto in un letto a vimini, che accarezza il S. Giovannino in presenza di S. Giuseppe e di
Santa Elisabetta. Concetto puramente umano, ma espresso con una dolcezza e con una succosità di
colore straordinaria, si è poi la piccola tela in gali. Balbi rappresentante i due Bambini che scher-
zano con un agnello nell'aperta campagna. Gli altri suoi quadri in Genova appartengono al genere
dei ritratti e dei soggetti mitologici. Del primo si hanno gli esempi in due tele della galleria Du-
razzo Pallavicini, un ovale con la effìgie di un bel cavaliere decorato dell'ordine del toson d'oro,
ritenuto non saprei con quanto fondamento pel ritratto dell'artista stesso, e una tela colla figura
intiera (li Filippo IV di Spagna, alla cui corte sappiamo essere egli stato ospitato con onore per
ben otto mesi nel 1628, facendovi i ritratti di lui e de' suoi congiunti, mentre stava pure al ser-
vizio della corte altro sommo ritrattista, il Velasquez, non ancora trentenne. Rubens ebbe a ri-
trarre più di una volta le sembianze del re, che senza essere un tipo attraente diede occasione al
pittore di cavarne partito distintamente colla magìa della sua tavolozza.

Il catalogo della galleria Durazzo registra un terzo quadro per opera dello stesso autore. E
quello racchiudente tre figure a mezza vita, cioè quella del pingue Sileno con un Satiro e una Bac-
cante a lato ; opera di vivacissimo sentimento infatti e intesa affatto nel senso del grande pittore
di Anversa. Pure quando si avesse a confrontare con altra simile tela che trovasi nella raccolta
del palazzo Spinola in Via Nuova, di leggeri si avrebbe a venire alla conclusione che quest'ultima
sola è dotata delle qualità coloristiche del maestro, inarrivabile nella resa delle carni adipose,

Archivio storico dell'Arte - Anno III. Fase. 1II-IV.

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