Archivio storico dell'arte — 3.1890

Seite: 122
DOI Heft: 10.11588/diglit.18089.10
DOI Artikel: 10.11588/diglit.18089.13
DOI Seite: 10.11588/diglit.18089#0134
Zitierlink: i
http://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/archivio_storico_arte1890/0134
Lizenz: Creative Commons - Namensnennung - Weitergabe unter gleichen Bedingungen
facsimile
122

GUSTAVO FRIZZONI

chiare e lucenti, laddove l'altro esemplare dalle tinte più cariche e più rossiccie accusa la elabo-
razione della scuola e forse in ispecie la esecuzione di mano di Jacopo Jordaens. 1

Ora mi si dia venia per questa lunga digressione, causata dalla maraviglia suscitata alla vista
di un'opera di uno fra i più grandi artisti, che involontariamente quasi richiama le altre esistenti
nella stessa città, e si ritorni all'argomento.

Opportunamente figura a canto a Rubens il suo nobile discepolo Antonio Van Dyck. Ancor più
del primo egli trovasi a casa sua a Genova dove ha lasciato memoria imperitura di se come ri-
trattista per eccellenza. Il quadro proveniente dal lascito della Duchessa per altro non è un ri-
tratto, ma il Cristo dalla moneta, davanti al quale quasi involontariamente ebbi a ripensare allo
stesso soggetto quale si presenta nel celebrato quadro di Tiziano a Dresda. E che il Yan Dyck
nella esecuzione dei suoi dipinti, massime di soggetti religiosi, avesse avuto di mira i grandi co-
loristi veneti e Tiziano in ispecie, è cosa che non è difficile di constatare e che si spiega da se in
un tempo nel quale l'arte, oltrepassato l'apogeo del suo splendore, non può fare a meno di rivi-
vere col riflesso della passata grandezza. 2 Quando peraltro simili artisti si applicano allo studio
del vero l'ispirazione propria si fa strada e si rivela colla spontaneità che costituisce la vera ori-
ginalità loro. Gli è per questo che Yan Dyck c'incanta, ci affascina più che altrimenti nelle sue
effigie dal vero, per quanto apparisca valoroso colorista anche in opere quale la suindicata, trat-
tata con forza e con larghezza.

Quanto alle pretese due tele del Murillo che le fanno seguito mi sia lecito di non prendere
sul serio tale denominazione, come non la prenderebbe di certo ogni buon conoscitore della pittura
spagnuola. Si sa che nelle gallerie private non si suol procedere tanto per la sottile in simili casi,
dove i dipinti se non altro arieggiano più o meno da vicino un dato grande autore. Più atten-
dibili sono per avventura come opere di Francesco Zurbaran le due figure delle Sante Orsola ed
Eufemia, tipi ad ogni modo eminentemente iberici.

Nella seguente sala d'angolo, quella che si distingue per gli splendidi ritratti degli antenati
di casa Brignole, il gruppo dei quadri provenienti dal lascito della Duchessa contiene pure alcune
cose di merito benché non di prim' ordine. Citeremo oltre a due quadretti dell' Albani, 1' uno di
soggetto sacro, il Noli me tangere, l'altro profano, il Carro di Amore, un delicato dipinto sul rame
rappresentante Gesù nell' Orto di Getsemani, nel quale l'accurato Carlo Dolce giustifica 1' epiteto
espresso dal suo cognome.

Grazioso non meno che interessante come esempio di un'arte di transizione dall'antico al mo-
derno, ossia dalla più grande decadenza al rinascimento classico è un ovale contenente un ritratto
di Signora di quel Giacomo Luigi David che, nato verso la metà del secolo passato, contribuì effi-
cacemente alla trasformazione dell'arte della pittura in Francia seguitando a lavorare fino alla fine
de' suoi giorni, il 1825.

Troppo lusinghiero invece indubitatamente 1' appellativo di Hans Memling applicato ad una
Madonnina che porge cibo al Bambino. L'abuso che di tal nome si fa nelle gallerie di Genova non
meno che in molte altre è noto a quanti sanno come sono rare relativamente le opere del grande
fiammingo. Il quadretto di che si tratta appartiene al più a quella scuola, e ai conoscitori d' ol-
tralpe spetta di determinarlo con maggiore cognizione di causa.

Nò sapremmo astenerci dal riconoscere che la munifica donatrice siasi pasciuta di parecchie
illusioni se teniamo conto di certi altri nomi alto sonanti che riscontriamo evocati fuori di pro-
posito nelle sale seguenti, come sarebbero Correggio,'Murillo, Bartolomeo da San Marco e via
dicendo.

Nella sesta sala ci si presenta caratteristico se non altro nella sua intonazione bigia, affatto
olandese, un piccolo paesaggio con alcuni conigli, classificato per opera del genovese Sinibaldo

1 A dir vero nella galleria Brignole stessa viene pre- volta imitare la sua maniera tanto da trarre in inganno

sentato per dipinto di Rubens un ritratto d'uomo at- i posteri.

tempato sopra una porta della ottava sala. Questa altri- 2 Anche codesto quadro faceva parte della raccolta

buzione di certo non regge al lume della critica, ma di palazzo Brignole in Genova, ben parecchi anni or

c indica al più come i pittori locali abbiano saputo tal- sono.
loading ...