Archivio storico dell'arte — 3.1890

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Scorza (1589-1631). So è vero che detto pittore si piacque d'imitare intieramente la maniera fiam-
minga, nulla giustificherebbe un tal nome nel caso concreto. Forse vi stanno nascoste delle iniziali
che hanno dato luogo ad un equivoco di tal fatta : comunque sia io sarei inclinato di scorgervi
la mano di Salomone Ruisdael, che rammenta il suo maestro Van Goijen e che ha bensì ereditato
da lui il suo fare alquanto, ma non ha proprio nulla delle minuzie della scuola fiamminga, fra
noi troppo spesso confusa colla olandese.

Se è evidente per un verso che il paese coi conigli non ha nulla a che fare coll'altro quadro
a riscontro rappresentante la maga Circe pure attribuito allo Scorza, vi si trova invece verificato
il carattere intermedio che gli riconosce il già rammentato Burger fra il precursore Van Goijen
e il sommo fratello minore Jacopo Ruisdael. Il tono locale del dipinto poi ci richiama il seguente
sensato passo del Burger istesso : « Il est vrai, encore une fois, que la monotonie chromatique est
un des caractères du pays hollandais et qu'elle a aussi influencé les autres artistes de Fècole, no-
tamment les paysagistes, dont la gamme de couleur est assez bornée. Van Goijen et Salomon Ruij-
sdael sont gris, Guijp est blond, Jacob Ruijsdael est bruii, les Ostade sont roux, Hobbema est oli-
vàtre, etc. Aucun d'eux ne s'ógare jamais dans des accords très éloignés de leur dominante. Et,
cela faisant ils obéissent au ciel de leur climat, les bons patriotes. Le Hollandais aime tant son
pays ! — en proportion de la peine qu' a coutóe cette conquète d' une terre sur la mer. Un vrai
Hollandais, en abordant sur ses polders, dirait volentiers cornine cet anglais, qui au retour d'un
voyage en Italie, en Grece, en Orient, touchant du pied le sol britannique, s'écriait, les yeux levés
au ciel: — Ah voilà un ciel! ».

Nella settima sala quando siasi eccettuata una Madonnina col Bambino dormiente e due che-
rubini del Sassoferrato, che ha dell'analogia con quella più complessa della Pinacoteca di Brera,
nulla che meriti particolare menzione, mentre nella seguente per lo meno vedonsi schierate in
una linea quattro tele della maniera chiara di Guido Reni, rappresentanti le Sibille, dove non
mancano dei tratti di grazia romantica, per quanto in alcune domini una mollezza di esecuzione
poco edificante.

Più importante sarebbe certamente una tavola che si discopre poco stante nella galleria con-
ducente all'ultima sala. Non senza ragione porta il nome del raro veneto pittore Palma il Vecchio.
Appartiene al novero di quei suoi dipinti a mezze figure di Santi riuniti alla Madonna e al Bam-
bino in aperta campagna, nei quali egli suole sfoggiare un armonico e lucente colorito, concor-
rendovi scambievolmente le carnagioni, le vesti e le campagne. Se non che lo stato in che si trova
codesto quadro è tale da lasciare in certo modo il dubbio nell'osservatore se sia opera originale
svisata grandemente dal ristauro, oppure se provenga da qualche contemporaneo imitatore del
Palma stesso, mostrando visi persino storpiate le consuete sue forme. Sarebbe uno di quei casi co-
desto nei quali l'intervento di una mano prudente e caritatevole che ne rimovesse quanto vi è di
estraneo al dipinto originale potrebbe procurare più sicuro lume a rimuovere ogni dubbio.

Forte di colorito e di efficace chiaroscuro è, a pochi passi di là, un Guercino rappresentante
il Padre Eterno con un angelo che tiene il globo. È un pittore di vocazione quello che ci si rivela.

Fra le cose dell'ultima sala mi fermerò soltanto sopra un ritratto di giovine Signora, tenuto
per opera del grande ritrattista tedesco Giovanni Holbein.

Che a lui non ispetti, è cosa che di leggeri saprà constatare chiunque abbia un po' di fami-
gliarità colle opere degli Holbein. Non sarebbe la prima volta però che l'autore che io presumerei
di ravvisarvi sarebbe stato scambiato coli' Holbein figlio. Esso sarebbe il valente pittore Antonio
Moro nativo di Utrecht (1512) e che operò in Olanda, in Italia, e alle corti di Madrid, di Lisbona,
di Londra e di Bruxelles.

Se è suo il ritratto della Pinacoteca di Monaco in Baviera che diamo per confronto riprodotto
qui appresso, secondo una fotografia della ditta F. Hanfstàngl di Monaco, crederei che non si possa
esitare a riconoscere per suo anche quello muliebre della raccolta Galliera, eli' è argomento del
nostro discorso. Si veda in ispecie il modo di determinare nitidamente e se vuoisi un po' rigida-
mente i contorni del volto, in guisa particolare poi la forma dell'orecchio divenuta convenzionale,
allungata alquanto e con ombre fortemente indicate, e non vorrà essere negata la somiglianza,
anco senza tener conto della corrispondenza di gusto nelle foggie del vestire.
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