Archivio storico dell'arte — 3.1890

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GUSTAVO FRIZZONI

servazione delle opere d'arte nella corrispondente provincia e che servisse ad ottenere il benefico
intervento desiderabile per sottrarre se non altro ({nella pala alle condizioni deleterie in cui si
trova ora, con una rifoderatura generale e con la rimozione da quel posto fino a nuovi e più ra-
dicali provvedimenti.

Nè mi si vorrà rinfacciare per tale esportazione d'immischiarmi negli affari altrui, pronto
qual sono da parte mia, nella cerchia limitata che mi spetta, di accettare esortazioni che si dovreb-
bero poter fare reciprocamente fra una Commissione provinciale e un'altra con sentimenti fraterni,
intenti al decoro comune della patria.

Quanto al preteso dipinto di Andrea del Castagno, com'era da prevedersi non trovai nulla a
conferma di così cervellotica attribuzione. E in vero mentre vedo pienamente fondata l'indicazione
dell'ancona di S. Diego per opera dello Strozzi, non so poi spiegarmi per quale via abbia potuto
formarsi 1' opinione che la tavola sull' altare contrapposto vada riportata ad un autore quale l'antico
pittore fiorentino sovrannominato. Sta il fatto eh' è un' opera bella e interessante nel suo genere e
nel suo complesso anche bene conservata, per quanto non esente di l'istauri forse nella circostanza
della traslocazione in Francia, dove fu portata a tempo delle arbitrarie esportazioni napoleoniche.

Vi è rappresentato un soggetto particolarmente gradito e frequentissimo anche in opere di
bassorilievo in tutto il Genovesato, quello cioè a dire del loro patrono San Giorgio, che si slancia
a cavallo contro un drago. Il Santo, come di consueto, si presenta tutto chiuso in armatura sopra
un poderoso cavallo che s'impenna, mentre il guerriero nella destra tiene la spada sguainata dopo
avere già rotto una lancia nella gola del mostro, che si contorce davanti a lui. In alto la donzella
che fugge impaurita. La figura del Santo stesso benché un po' tozza è eseguita con molta cura;
di finissimo gusto e tale da fornire un particolare esemplare per l'arte industriale è la bardatura
del destriero. Il paesaggio ricco di svariati motivi e animato da graziose macchiette, che accennano
ad intendimenti pittorici da artista del principio del xvi secolo. Oltre che il tempo dunque non
corrisponderebbe a quello di Andrea del Castagno l'opera stessa in ogni suo particolare porta l'im-
pronta schietta dell'arte lombarda. Come si sa, fin dalla fine del xv si trovano traccie nella Liguria
dell'attività di pittori lombardi. Lo attesta la parte importante avuta da Vincenzo Foppa in una
grande opera d'altare tuttora conservata a Savona. Più tardi troviamo a Genova e nei dintorni
Lorenzo e Bernardino Fasolo da Pavia, poi il loro concittadino Pier Francesco Sacchi che stette
e lavorò in Liguria dal 1512 al 1529 e del quale vedesi un quadro ragguardevole nel grande Museo
del Louvre, rappresentante i quattro Padri della Chiesa. Non credo infatti scostarmi dal vero am-
mettendo che di lui propriamente sia il San Giorgio della chiesa di S. Francesco a Levanto, poiché
lo rivela lo stile in genere dell'opera, sia nelle parti principali, sia nei minuti particolari, che ci
richiamano fra altro il suo quadro firmato in S. Maria di Castello a Genova, dell'anno 1526, ben-
ché lo superi per la piacevolezza del soggetto. Dirò da ultimo che gli aggiunge pregio anche la
cornice entro la quale stanno racchiuse sei piccole figure intere di Santi ai lati e in alto tre mezze
figurine aggraziate.

Per quale motivo si sia ricorso in Levanto con predilezione al nome di Andrea del Castagno
lo ignoro. Sarei quasi inclinato a credere ch'esso sia stato preso più che altro quale sinonimo
di pittore di tempi andati, poiché l'opera che gli si aggiudica nella chiesa parrocchiale del paese
non ha nulla a che fare colla tavola del S. Giorgio, come per un altro verso si scosta affatto da
quanto spetta all'autore delle monumentali figure degli uomini celebri esposti ora in una sala del
Museo Nazionale in Firenze, come pure dal grande Cenacolo nell'ex refettorio di Santa Apollonia.
A Levanto sono due tele a tempera, di limitate proporzioni, con due figure di Santi ciascuna, ora
collocate in sagrestia, che accennano all'arte della fine del Quattro o del principio del Cinquecento.
Figurine di mediocre carattere, di un gusto tra l'italiano e il fiammingo, quale si suole riscontrare
anche altrove nei paesi della Liguria.

Gustavo Frizzoni
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