Archivio storico dell'arte — 3.1890

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A L FI

{EDO RICCI

a società « In arte libertas », nella sua esposizione di
quest'anno ha riserbato una stanza ai lavori del Ricci; o
meglio, ha separato con un tramezzo una parte del secondo
salone del palazzo di Belle Arti, ed ha così fatto una specie
di santa sanctorum nel tempio in cui, pur troppo, le so-
lennità artistiche si vanno assai miseramente celebrando.
In quest'ultimo angolo dell'esposizione mi propongo di fer-
marmi col lettore; ma siccome per arrivarci bisogna tra-
versare le varie sale della mostra, panni opportuno notare
quel che a mio giudizio vi è di più degno. Infatti non deve
dimenticarsi che le migliori prove del Ricci si rilevarono
in seno dell' « In arte libertas » , e che quando il giovinetto
morì, nella scorsa estate, al suo capezzale e dinanti alla
sua fossa si videro appunto gli ordinatori di questa esposizione, commossi fino alle lagrime allora,
tuttavia non obliosi del perduto amico e campione.

Prima di tutto dunque, in nome dell'arte, debbonsi ringraziare i colleghi del Ricci, ai quali
non invano si volse la preghiera di raccogliere i lavori, affinchè la flsonomia del pittore morto a
venticinque anni non svanisse dalla mente del pubblico.

In questa seconda metà di secolo, quattro altre volte l'arte figurativa italiana ha avuto la
sventura di perdere nel flore della giovinezza intelletti di straordinarie doti. Parlo di Bernardo
Celentano, napolitano, di Cesare Fracassini, romano, di Federico Faruffini, lombardo, dello Schiaffino,
ligure; quei tre, pittori, scultore il quarto. Pure, soltanto a quest'ultimo mancò il tempo di affer-
marsi nella propria arte; e quanto al Fracassini, per 11011 cercar oltre, i freschi di S. Lorenzo
fuori le mura e la tela dei Martiri G-orgomiensi, al Vaticano, sono tali opere da 11011 dover temere
che la flsonomia dell'artista impallidisca nella memoria dei posteri. Ma come potremmo lusingarci
che da qui a pochi anni il nome di Alfredo Ricci 11011 fosse quasi cancellato dal libro della storia
artistica, se noi che abbiamo assistito al suo rapidissimo e meraviglioso fiorire 11011 ci studiamo di
fissarne i caratteri? Per quanto egli fosse precoce, alacre, fecondo, come poteva darsi che produ-
cesse l'opera definitiva, se la morte lo falciò prima ch'egli compisse il venticinquesimo anno?

Orbene, la intelligente carità degli amici, raccogliendo buon numero di lavori del Ricci ha
provveduto a che il pubblico potesse formarsi un criterio stabile delle attitudini prodigiose, della
personalità e potenza creatrice di lui; sì che, meglio d'un monumento dall'epigrafe declamatoria,
varrà a rendere imperituro il ricordo del giovinetto pittore romano questa ben immaginata collezione,
quantunque essa sia destinata a smembrarsi fra poche settimane. Mai come ora ho desiderato
che la mia parola potesse risuonare con qualche autorità ; poiché, è inutile lusingarsi del contrario,
siamo in tempi nei quali l'oblìo s'addensa prestissimo sulle manifestazioni dell'arte, quasi fossero
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