Archivio storico dell'arte — 3.1890

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UGO FLERES

delicato da non far pensare per niente a qualsiasi artifìcio da tavolozza. Pare che il Ricci abbia
qui dipinto con l'aria. La fattura è tanto semplice che riesce misteriosa, come se il pittore non
avesse adoperato il pennello, ma fosse giunto a stendere sulla tela il segno e la macchia caratte-
ristici di quel che vedeva, senza alcun ritardo, senza procedimenti analizzabili. Di modo che, guar-
dando quest'abbozzo, non sappiamo se si debba ammirar più la serenità e la schiettezza della
composizione, la naturalezza e la grazia degli atteggiamenti delle figure, il disegno e il colore di
esse. La fusione del concetto e della forma, per quanto è possibile in un lavoro soltanto comin-
ciato, è perfetta. Non v'è nulla di solito, eppure non v'è nulla che non sia straordinariamente
semplice. Quelle figure, quel paesaggio noi li vedemmo, ma non dipinti ; li vedemmo già nella
realtà ; e ora il pittore ce ne suscita il ricordo con tanta ingenuità d' arte, che quasi non pos-
siamo rendercene conto.

Torniamo al pastello. In esso si scorgono tutte le qualità dell'abbozzo a olio, ma come in un
germoglio si scorge la pianta. Il pastello è finito : la giovane che, china al suolo, raccogliendo le
mandorle si volge un poco, quasi per udire la voce d'una compagna, ha già la naturalezza e la
grazia che poi si esprimono con migliore energia nella tela; il paesaggio ha la sobrietà felice,
che poi si rivela nella tela in tutta la sua bellezza. Pure, il Ricci in questo pastello non è abba-
stanza fresco e luminoso; gli resta ancora da avanzare un passo; e ciò egli mostra d'aver fatto
nei pochi mesi che separano quell'esposizione dal giorno della sua morte.

Prima però di parlare degli ultimi lavori, tra i quali è lo stupendo abbozzo di cui ho già
detto, vediamo qual fosse la pittura del Ricci innanzi ch'egli la arricchisse degli studii da Masaccio
e dal suo prediletto Botticelli.

Nella collezione abbiamo due acquerelli, Giovinezza e Figura dì donna, dei quali ancora non
abbiamo fatto parola. Yi si scorge e vi si sente la persona del Ricci, ma non disimpegnata da un
po' di maniera, che, ove non si ponga mente all' età dell' autore, può parere affettazione. I due
acquerelli hanno gli stessi colori, ciò che significa: sono stati dipinti per una medesima ispirazione,
quantunque il primo, falso e per me odioso, sia molto inferiore al secondo. L'uno e l'altro hanno
un'intonazione di fiore; sono rosei e verdi, d'un roseo pallido, d'un verde tenero. Paragonandoli
al pastello del Ricolto, balza evidente questo fatto: quando Alfredo dipinse gli acquerelli, cercava ;
quando dipinse il pastello, aveva trovato. Invero, tanto è in quelli evidente l'artificio della tavo-
lozza — prezioso artifìcio per altro pittore di minor facoltà — tanto in questa Raccolta delle
mandorle è franca e genuina l'interpretazione del vero.

Noto, senza troppo insisterci, che il pastello è apparso insieme con gli studii dall'antico. Tale
era la fibra originalissima del Ricci, che un lavoro facilmente degenerante in pedanteria, serviva
a lui per avvicinarlo sempre più alla semplicità e alla verità.

*

* *

L' ultima volta che entrai nello studio di Alfredo, poche settimane innanti eh' egli morisse,
l'ampia stanza mi apparve come sparsa di rose. Alle pareti, sui cavalietti, fin sulle sedie, era un gran
numero di teste di bambini, l'una accennata, l'altra condotta a buon termine, la terza finita del tutto,
la quarta segnata appena sul fòglio grigio. Nella mostra attuale abbiamo il conforto di rivedere
in gran parte quelle rose, proprio rose per la tenuità, per la freschezza, per la delicatissima vita.

Dipingere il ritratto d'un bimbo è una fatica da far mettere le mani ai capelli al più paziente
e focile pittore. Ma veramente il Ricci doveva riuscirvi meglio d'ogni altro, per quella dote su cui
son più volte tornato, quella fulminea dote di fissar la visione. Ora egli scelse il pastello, per ot-
tenere la rapidità massima; ed esaminando le varie teste vediamo com'egli vincesse l'ingrata dif-
ficoltà della posa nei bambini, cogliendo a volo gli atti e trovandone la fisonomia, nel disegno e
nel colore, su parecchi fogli, senza affaticar la leggerissima patina polverosa del pastello, ma piut-
tosto avvalorando ciascun tentativo, sempre fresco, di tutto ciò che egli aveva potuto fermare nei
tentativi precedenti.

Cosi vediamo per il ritratto del bambino del duca: di Mondragone la pittura cominciare da
pochi segni e compiersi in un quadro, veramente quadro, e bellissimo. Il biondo fanciulletto, in
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