Archivio storico dell'arte — 3.1890

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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terpretate in diversi modi nel quattrocento. L'interpre-
tazione ebbe le sue fasi : prima si trattarono i soggetti
antichi senza comprenderli, poi trasparve una maggiore
famigliarità con l'archeologia, infine l'assimilazione di-
venne completa nella forma e nella composizione.

Allo studio del risveglio degli elementi antichi, del
loro penetrare nell'arte nuova, l'A. fa susseguire quello
degli elementi tratti dalla natura e dal vero che con
l'antichità si compenetrarono. Nicolò Pisano e Giotto
scoprirono sotto le convenzioni la natura, ma i loro
imitatori si abbandonavano ad una servile imitazione
delle forme da esse create, quando Donatello e Ghiberti
si sforzarono di conciliare il naturalismo con l'insegna-
mento del passato ; e intanto l'anatomia, la prospettiva
lineare colmarono l'abisso che separava dalla natura
le arti rappresentative; più strette si fecero le rela-
zioni fra le arti e la società contemporanea; universale
divenne la educazione dei quattrocentisti.

Dopo questo libro composto con grande larghezza di
ricerche, l'A. in un altro discorre dell'Architettura da
Brunellesco a Bramante, rilevando il carattere distin-
tivo del secolo xv, e cioè la lotta fra lo stile pittoresco
e il classico, tra la fantasia e la regola. L'A. nell'ar-
chitettura sembra meno preraffaellista che nella pittura,
e trova che a furia di ricercare la regolarità, la corre-
zione, la purezza, la simmetria, si arrivò più volte a
creare opere fredde nel quattrocento. Noi non siamo
del suo avviso, che si risente della famosa invettiva
del Ruskin contro le cavità quadrate del Rinascimento.
Nelle forme gentili equilibrate dell'architettura del Ri-
nascimento, nei palazzi arieggiati, nell'eleganza delle
semplici sagome, nella dolcezza degli effetti policromici
noi troviamo che il genio nazionale seppe trovare la
sua via, creare opere che fanno riscontro alle greche,
e a quelle dell'architettura romana al tempo della Re-
pubblica. Non vana teatralità, non capricciosa prodiga-
lità d'ornamenti, bensì edifìci che sembrano non murati
ma veramente nati.

L'A. esamina quindi i differenti elementi della co-
struzione, ma fra i saggi di ornati che riproduce nel
libro trovasi, certamente per equivoco, il coronamento
di un tabernacolo di Donatello nella sagrestia de' Be-
neficiati in San Pietro di Roma, coronamento che non
solo non appartiene a Donatello, ma è della fine del
secolo xvii. Esaminati gli elementi costruttivi, l'A. passa
a discorrere delle chiese, del mobilio religioso, dell'ar-
chitettura funeraria, degli ospizi, delle biblioteche, dei
palazzi, delle ville e de' giardini, per far conoscere i
caratteri generali dell'architettura italiana nei tre primi
quarti del secolo xv; e quindi dà la biografia dei prin-
cipali architetti di quel tempo, dividendoli in tre grandi
scuole, la fiorentina tendente a un rigore troppo scien-
tifico; la lombarda ricca di ornati variamente combi-
nati; la veneziana, che si sforza di congiungere gli ele-
menti orientali agli antichi.

Dall'architettura, l'A. passa alla scultura italiana
straricca di forme del secolo xv. Il biografo di Dona-

tello, sulla base di nuovi studii, ha modificato qualche
dato cronologico riguardante la vita e le opere del
sommo scultore, ma avremmo avuto caro che egli non
ci avesse riprodotto, come opera dell'artista, nè la santa
Cecilia della collezione Elcho, nè gli ornamenti in legno
della cattedrale di Firenze, nè il busto di san Giovanni
Battista del Museo Nazionale. E così che fra le cose
di Mino da Fiesole, non fosse inclusa la Vergine ado-
rante della basilica di S. Maria Maggiore in Roma. Ma
a parte queste ed altre opinioni discutibili assai, il
quadro che l'A. traccia della scultura italiana nel pe-
riodo donatelliano è un eccellente riassunto delle opere
e degli studii moderni. I limiti imposti all'A. non gli
hanno permesso di tener conto di alcuni valenti scul-
tori, ma un posto poteva essere concesso a Giorgio di
Sebenico che arricchì Ancona di opere meravigliose, e
che fra i Veneti nelle Marche, fa degnamente riscontro
al pittore Carlo Crivelli.

Il libro quinto tratta della pittura italiana da Ma-
saccio a Mantegna, rilevando la impronta diversa che
essa assunse nelle varie regioni. A Masaccio fa l'onore
di avere lasciata in disparte la tradizione per mettersi
di. fronte alla natura, e morto Masaccio, secondo l'A.,
la pittura rimase fin verso la fine del secolo xv quasi
in uno stato d'inerzia. Veramente questa linea generale
è troppo tagliente. Tutta la pittura del secolo xv ci
dà l'esempio di un concorso simultaneo di forze, accre-
sciute di generazione in generazione, verso il vero e
la perfezione.

Al nome di Masaccio l'A. associa quello di Maso-
lino, cui ascrive d'accordo con la moderna critica, con-
trariamente all'asserzione del Vasari, la pittura di una
cappella del San Clemente in Roma, che però non sem-
bra doversi ritenere, dopo le ingegnose considerazioni
del Wickhoff, la prima opera di quell'artista. Paolo
Uccello, Dello, Andrea del Castagno, Domenico Vene-
ziano, ed altri passano quindi innanzi al lettore, come
una schiera di eroi; e dopo essi s'innalza Piero della
Francesca, a cui d'accordo col Bode e con altri, l'A. at-
tribuisce giustamente (quantunque alcuni continuino a
ripetere il nome di Fra Carnevale) la Santa Conversa-
zione della Galleria di Brera in Milano. E dai Fioren-
tini, trascorre al Veronese Vittore Pisano, di cui, fa-
cendo tesoro delle ricerche posteriori alla biografia del
Bernasconi, tesse a nuovo la vita. Solo osserveremo che
la data 1422, come quella degli affreschi della gran
sala del palazzo ducale di Venezia non è certa; che i
disegni attribuiti al Pisanello nel British Museum, re-
lativi a quegli affreschi, non sono ancora come tali ac-
cettati dalla critica. Richiamiamo poi l'attenzione dei cul-
tori dell'arte sul sospetto manifestato dall'A. riguardo
all'autenticità della lettera riprodotta nell'Inventane des
autographes.... de M. Benjamin Fillon (Paris, 1879).
Un'altra mistificazione recente si aggiungerebbe alle
tante che dal MafFei ad oggi resero confusa, intricata,
piena di errori la biografia del grande Veronese.

Da Verona a Milano, e da Milano a Padova l'A.
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