Archivio storico dell'arte — 3.1890

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

trasporta il lettore, lasciandolo soffermarsi troppo bre-
vemente innanzi allo studio dello Squarcione, da cui
si diffuse per l'Italia settentrionale tanto lume d'arte.
Ma forse discorrendo, nel secondo volume dell'opera,
di Andrea Mautegna, l'A. ci tratterrà intorno ai suoi
condiscepoli, degni quanto Gregorio Schiavone di es-
sere ricordati. Compiuto con Jacopo Bellini l'abbozzo
della storia dei novatori italiani nei primi due terzi
del secolo xv, l'A. ci addita i rappresentanti dello stile
di transizione, e cioè di coloro che, come termine me-
dio, stanno fra i naturalisti e gli ultimi seguaci del-
l'arte giottesca.

Gentile da Fabriano è, secondo l'A., uno dei cani-

pose il nome di Giovanni: talo è il senso dell'iscrizione ;
non l'altro. « mon nom est Jean; pour patrie, fai eu
la ville qui est la fleur de la Toscane ». E poiché
siamo in questo genere di appunti, ci permetta l'A.,
che è uno dei pochi stranieri che non alterino i nomi
dei nostri artisti, di osservargli che non è dato stac-
care la parola Frate sincopata dall'appellativo di Ange-
lico, che ninno in Italia dice o scrive il Fra.

Con aspirazioni meno trascendentali ci è messo in-
nanzi, dopo l'Angelico, Fra Filippo Lippi, che chiude
il ciclo glorioso de' Fiorentini disegnato dall'A. E da
Firenze si vola a Venezia, all'incontro di due pittori
mediocri, Iacobello del Fiore e Michele Giambono, poi di

GIOVANNI BELLINI, LA PIETÀ

(Galleria di Brera in Milano)

pioni dello stile di transizione, uno dei grandi maestri
della primitiva scuola umbra che non rassomigliò in
alcun modo, egli dice, alla scuola fondata dal Perugino.
Ed è giusto in parte questo giudizio, quando si tolga
dall'elenco dei maestri umbri dato dall'A., il nome di
Fiorenzo di Lorenzo che ha tante affinità col Perugino.
A Gentile sussegue il pio Frate Angelico, che visse fra
le preghiere e l'arte, e di cui trovasi a Santa Maria
sopra Minerva il sepolcro con la iscrizione che vuoisi
fosso dettata da Niccolò V.

Con preghiera di non volere tacciarci di pedanteria,
accenniamo che l'iscrizione è stata tradotta un po' troppo
liberamente dall'A. La città, fiore dell' Etruria, mi im-

Antonio Vivarini da Murano, alleato di Giovanni d'A-
lemagna; e da Venezia a Genova, ove si trova un altro
ultramontano, Giusto d'Alemagna, da non confondersi,
scrive l'A., con Giusto di Gand che lavorò ad Urbino.
La questione però se i due artisti sieno diversi o da
identificarsi l'uno coll'altro none risoluta sin qui; ma
vi sono molti indizi stilistici per la identificazione loro.
Almeno lasciamo adito al dubbio !

L'ultimo libro del volume è dedicato all'incisione
e alle arti ornamentali. L'A. discorre dell'origine del-
l'incisione in metallo e in legno, poi delle arti del
metallo, e cioè quelle del medaglista, dell'incisore di
sigilli, dell'orafo, del fabbro ferraio, dell'armaiuolo ecc.
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