Archivio storico dell'arte — 3.1890

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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il quale invia alla duchessa una stampa in rame della
Trinità da lui eseguita per l'imperatore Carlo V, qua-
dro che ora si conserva nel museo di Madrid; la se-
conda è del celebre miniaturista don Giulio Clovio, che
scrive da Roma il 15 luglio 1573, annunziando a Mar-
gherita l'invio d'una pittura ad olio da lei commessagli,
rappresentante la Madonna col bambino e san Simeone;
il Clovio si lagna inoltre della sua mal ferma salute,
ma bisogna notare ch'egli allora aveva settantacinque
anni. L'ultima lettera ci fornisce dei particolari intorno
alla costruzione del palazzo Farnese a Piacenza; essa
è dell'architetto Gio. Francesco Testa, che esegui quel
palazzo secondo il progetto del Vignola; è scritta da
Parma il 5 settembre 1565, e dà una relazione partico-
lareggiata intorno all'andamento dei lavori.

Questi sono, a mio
giudizio, i più notevoli
fra i documenti editi dal
Muntz ; non senza im-
portanza sono anche tre
lettere da Parigi (1611,

1614, 1614) che si rife-
riscono alle faenze di
Montelupo.

Ed ora auguriamoci
di veder presto il seguito
di questa interessante
pubblicazione.

G. Coceva

W. Rode.-Die Bronzebii-
ste des Battista Spa-
gnoli im kòniglichen-
Museum zu Berlin. —

Fin Nachtrag. (Estr.
dall' « Jahrbuch der
kònigl. preuss. Kunst-
sammlungen » 1890,

Heft I).

È un' appendice allo
studio pubblicato dal
Rode nella scorsa annata
dell'Annuario dei Musei
prussiani, in cui aveva
dato comunicazione della
scoperta da lui fatta di
un busto in bronzo che dovette fare riscontro a quello
del Mantegna nella cappella di Sant'Andrea in Man-
tova. 1

In aggiunta a quanto allora scrisse, 1' A. pubblica
due documenti rinvenuti recentemente dal Davari nel-
l'Archivio Gonzaga di Mantova: il primo è una lettera
di Tolomeo Spagnoli, il più giovane dei fratelli di Bat-
tista. il quale chiede il permesso di far gettare nella

(1) Vedi la recensione di O. Maruti in questo stesso Archivio,
anno 188!), pag. 385.

fonderia del marchese di Mantova una statua del fra-
tello, il cui monumento si eseguiva allora; il secondo è
una lettera del marchese Federico, che concede a To-
lomeo Spagnoli il permesso chiesto. L'A. crede che pro-
babilmente la statua non sia stata fusa, giacché nello
stesso mese di giugno 1519 Tolomeo Spagnoli dovette
fuggire da Mantova per frodi commesse menti*'era se-
gretario del defunto marchese Francesco ; e propone
l'ingegnosa ipotesi che, fuggito Tolomeo e perciò im-
pedita la fusione della statua in bronzo destinata ad
esser sovrapposta alla tomba di Battista Spagnoli nella
chiesa dei Carmelitani, questi si sieno accontentati del
modello in legno della medesima dandovi il colore del
bronzo. Il modello esisterebbe tuttora e sarebbe preci-
samente la statua che rappresenta lo Spagnoli in mezza

figura di grandezza na-
turale, con un libro nella
man sinistra, ora esi-
stente nella biblioteca di
Mantova : essa è di legno
bronzato e proviene ap-
punto dalla chiesa dei
Carmelitani, da cui fu
trasportata alla biblio-
teca l'anno 1784. Quanto
all'autore di esso, il Bode
non vuol proporre un
nome, ma si limita a
constatare che il suo
stile è troppo diverso da
quello del busto in bron-
zo nel museo di Berlino,
per poter credere che sia
dello stesso artista.

Due altri busti dello
Spagnoli servono a sta-
bilire con tutta certezza
l'identità di quello di
Berlino: l'uno, in gesso
bronzato, sta sul monu-
mento sepolcrale del car-
melitano nella navata si-
nistra del duomo di Man-
tova, ed è una debole
copia di quello trovato
dall'A. ; l'altro è un busto colossale in terra cotta ora nel
Museo patrio di Mantova, e che prima si trovava insieme
con quelli di Virgilio e del marchese Francesco Gonzaga
sotto 1' arco di una porta della città presso San Fran-
cesco, abbattuta nel 1852, dove tutti e tre erano stati
collocati a sue spese dal medico Battista Fiera nel 1514.
Ecco in breve riassunte le notizie che vengono ad ag-
giungersi a <inelle già fornito intorno al busto, lavoro
probabilmente di Gian Marco Cavalli, recentemente en-
trato nel museo di Berlino.

C.

VITTOR PISANO, STUDIO DI TESTA

(Museo del Louvre a Parigi)
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