Archivio storico dell'arte — 3.1890

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MISCEI

jLANEA

l'accio calda preghiera a quelli che interessandosi di
tali studi leggeranno queste linee, di volermi tenere in-
formato se in qualche modo fosse loro possibile di rin-
tracciarla.

E questo caldo appello che fino dal 1884 rivolsi
agli eruditi e cultori d'arte italiani e stranieri nel nu-
mero 34 del periodico fiorentino Arte e Storia, ora
rivolgo nelle colonne di questo reputatissimo Archi-
rio agli istessi eruditi, e specialmente ai Direttori dei
Musei e delle Gallerie ricchissime dell'estero, perchè ho
quasi perduta la speranza che questa pittura sia ri-
masta ancora in Italia. Alla Pinacoteca di Brera a Mi-
lano, dove fanno bellissima mostra di sè tanti e tanti
quadri tolti dalle Marche in quell'epoca, di Luca Si-
gnorelli vi sono solo due piccole tavole, forse residuo
di un altro quadro proveniente dalla Chiesa di S. Maria
del Mercato di Fabriano. Dissi che forse potrà figurare
sotto altro battesimo, perchè questa tavola non era fir-
mata, e quantunque si sapesse in Arcevia che era di Luca
Signorelli, come aveva stampato anche lo storico locale
l'Abbondanzieri, pure il Segretario comunale nella ri-
sposta alla richiesta del Governo provvisorio scrisse
«che era reputata invece potesse essere originale di Peru-
gino, ma non si hanno dati certi ». E chi sa che questo
nuovo battesimo registrato in un pubblico carteggio
ancora non gli perduri ?. . .

Certo è cosa assai importante rintracciare quest'o-
pera, ora che se ne sono avuti dati così precisi, come
la descrizione delle figure rappresentatevi e la citata
iscrizione a caratteri d'oro. Prima di far conoscere ai
lettori dell'Archivio Storico dell'Arte le memorie e i
documenti che ho raccolti intorno alle pitture che il
Signorelli ebbe fra noi lasciate (tra le quali ve ne sono
alcune affatto ignote agli istorici di tanto insigne ar-
tista), desidero conoscere dove anche questa sia oggi
pervenuta; ed in caso che non ne ricevessi alcuna no-
tizia, ne dovremo invece lamentarne la irreparabilissima
perdita ! !

Anselmo Anselmi

Riparazioni eseguite al quadro di G. B.
Tiepolo rappresentante il Cristo caduto sot-
to il peso della croce, esistente nella chiesa
di S. Alvise in Venezia — Il quadro di G. B.
Tiepolo ricco di figure, di colore e di passione, rap-
presentante G. C. caduto sotto il peso della croce
nella sua andata al Calvario, fu tolto provvisoria-
mente dalla chiesa di Sant'Alvise, ove si trovava in
uno stato di deplorevole deperimento, perchè vi fossero
eseguite le necessarie riparazioni. Il colore si scrostava
ogni giorno più dalla vecchia tela, ed il quadro minac-
ciava di andare inesorabilmente perduto.

Il cav. Botti a cui fu affidato il lavoro, riportò il
dipinto dalla vecchia tela su di una nuova, e ciò fece
con tanta abilità e diligenza che il quadro non solo non
soffrì minimamente, ma può dirsi oramai salvato da

certa rovina e ridonato all'ammirazione di quanti in-
tendono l'arte. L'operazione fu eseguita in una sala del
Palazzo ducale, ed ora il dipinto, prima di esser ricol-
locato nella chiesa di S. Alvise, vedesi esposto nella
sala della Statuaria della Reale Accademia di Belle Arti.

Il cav. Botti non toccò pennello, e quest'abnegazione
torna a massima lode d'un coscienzioso riparatore. Ora
però vi sarebbero alcuni i quali propugnerebbero l'idea
che si accompagnassero le tinte locali in quelle piccole
parti ove manca il colore. No; meglio vedere un'opera
d'arte anche in uno stato di reliquia, ma nella sua pura
genuinità, invece che toccata, e, come sempre avviene,
sciupata da altre mani. Onde speriamo che la bell'opera
del Tiepolo torni qual'è nella chiesa di Sant'Alvise, e
che nel riporvela si usino tutte le precauzioni possibili,
si studino tutti quei modi e si eseguiscano tutte quelle
opere che son necessarie perchè essa non abbia più da
soffrire, come per lo passato, alcun danno.

N. B.

Quattro nuovi quadretti di Carlo Crivelli
nella Galleria di Venezia. — Già fin dal Feb-
braio del corr. anno la Galleria di Venezia è stata ar-
ricchita di quattro quadretti a tempera del veneziano
Carlo Crivelli, di cui essa non possedeva che un solo
dipinto.

Furono venduti dalla casa Pericoli di Roma, che
11'era venuta in possesso dalla Collezione d'Aste di Ge-
nova, e dovevano originariamente provenire da qualche
paese delle Marche, ove il Crivelli passò la maggior
parte della sua carriera artistica svoltasi entro la se-
conda metà del secolo xiv, e lasciò molte e pregevoli
opere, parecchie delle quali esistono ancora al loro po-
sto, altro si ammirano nei principali musei italiani e
stranieri. Le quattro tavole rappresentano le figure in
piedi della grandezza di circa un terzo del vero, dei
santi Rocco, Sebastiano, Emidio vescovo (?), protettore di
Ascoli Piceno, e Bernardino da Siena, tutti ugualmente
spiccanti sulla tinta gialla calda d'un finto tappeto orien-
tale che il pittore imaginò steso dietro a loro, su di un
fondo di tono rosso vivace. Dovevano certamente formar
parte di un polittico e stare due per parte ai fianchi
d'un quadro più grande rappresentante forse la Ma-
donna in trono col bambino Gesù sulle ginocchia.

La scritta OPVS CAROLVS (sic) CRIVELLI VENETI
che si legge sotto la figura del san Bernardino, è cer-
tamente apocrifa e mal ricopiata, forse da quella che
doveva esistere nella tavola di mezzo, quando i quattro
quadretti furono staccati dagli altri componenti il po-
littico ed incorniciati a parte nel secolo scorso, allo
scopo di autenticare vieppiù la loro derivazione da
Carlo Crivelli. Nè ve n' era bisogno, tanto il fare di
Carlo Crivelli apparisce in essi spiccato, per quei con-
torni decisi; per quelle teste scarne, macilenti, che, seb-
ben manierato e poco simpatiche, sono tuttavia piene
di sentimento ; per quell'espressione viva e realistica di
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