Archivio storico dell'arte — 3.1890

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MISCELLANEA

Un'opera di Giovanni della Robbia è en-
trata, non ha guari, nel museo artistico-industriale, testé
fondato a Colonia. Si trovava ultimamente in possesso i
di uno dei raccoglitori di Parigi, dopo la cui morte
essendo stata acquistata dal Sig. A. di Oppenheim, come
dono suo pervenne al detto museo. Rappresenta una
lunetta semicircolare, nella quale quattro angeli sop-
portano una mandorla, oggi vuota, ma che orginalmente
senza dubbio era destinata a ricevere la figura di Cristo
o della Madonna. La lunetta viene cinta da una corona
di frutti che alle due estremità esce da vasi di forma
antica. La nostra opera fin qui fu ritenuta un lavoro di |
Andrea, padre di Giovanni della Robbia; però il dottor
Bode, direttore del museo di Berlino, la riconobbe opera
di quest'ultimo, e cioè ispirata dal modello del basso-
rilievo di Verrocchio sul cenotafio del cardinale Forte-
guerri nel duomo di Pistoia, rappresentante Cristo sul
trono in una mandorla, circondata da quattro angeli.
Che Giovanni della Robbia ne sia l'autore, appare ma-
nifestamente se la nostra opera si raffronta con altri
suoi lavori, apparteuentigli indubitabilmente, come p. e.
il presepio dell'anno 1521 e la Pietà, ambidue nel museo
nazionale di Firenze, ed ambidue segnati col nome del-
l'artefice. In tutte queste opere si rintraccia lo stesso
rilievo spiccante, lo stesso modo di modellare, la stessa
colorazione, le stesse forme e fattezze caratteristiche
delle figure, che nella lunetta del museo di Colonia.
In questa l'angelo inferiore a destra è copiato presso
a poco esattamente dalla figura corrispondente dell'opera

suaccennata del Verrocchio ; gli altri tre però non sono

.

copie degli angeli corrispondenti in questa ultima, diffe-
rendo da loro nell'atteggiamento e nei panneggia-
menti; ma sono bensì ripetizioni di quel primo angelo che
pare abbia piaciuto a Giovanni più degli altri tre. Del re-
sto è noto, che questi e la sua bottega solevano riprodurre,
in maniera più o meno esatta, una o altra delle sculture
dei maestri anteriori. Il Bode ne adduce parecchi esempi,
come il tondo della Madonna fra due angeli nel museo
nazionale, copiato da un' opera di Luca della Robbia ;
il tondo della Madonna nell'Accademia di Belle arti, ri-
produzione del medaglione di Benedetto da Majano sul
sepolcro di Filippo Strozzi in S. Maria Novella; Cristo
e S. Tomaso nella chiesa di S. Jacopo a Ripoli., copia
del gruppo di Verrocchio all'esterno di Orsanmichele ;

il bassorilievo della Madonna col bambino nel corridoio
ili S. Croce, dietro il marmo del Verrocchio nel museo
nazionale ecc. Senza dubbio Giovanni eseguì 1' opera
di cui trattiamo, nel periodo, quando, dall'anno 1514
in poi, era occupato e far il fregio nell' ospedale del
Ceppo. Anzi, ci si trova in uno dei tondi nei pennacchi
delle arcate una composizione, se non del tutto eguale
alla nostra, almeno molto analoga, e che senza dubbio
risale allo stesso modello nel monumento Forteguerri.

C. de F.

Una composizione del Correggio.—Un esem-
plare di una composizione del maestro, che secondo l'as-
serzione de'suoi biografi esiste in parecchie riproduzioni,
apparve testé in una esposizione di quadri, ordinata
dalla « Società dei dilettanti » a Strassburgo. Rap-
presenta Venere che, avendo disarmato Amore, alza in
alto il suo arco, mentre questi si affatica indarno, di
riprendere di nuovo il suo possesso ; un satiro sta ac-
canto, spettatore della rissa fra madre e figlio. Il cata-
logo della esposizione reca i seguenti dati sulla prove-
nienza del quadro. Dalla proprietà di un certo signor
Magno a Strassburgo venne, al cominciamento del nostro
secolo, in possesso eli uno dei suoi eredi, del Cavaliere
Fabry di Ginevra. Le sue figlie lo portarono a Parigi
e dal pittore e scultore David. d'Angers facevano ristau-
rare o piuttosto completare (a colori a guazzo) il velo
trasparente che adesso cuopre il grembo e la coscia
destra della dea. Così trasformato, il quadro ritornò a
Strassburgo in possesso del ramo alsaziano della fa-
miglia Fabry-Simonis, ed è presentemente proprietà
dei fratelli Simonis, che lo custodiscono nella loro terra
« Mullerhof » nelle vicinanze di Strassburgo. Il colorito
del quadro è molto vigoroso; la figura di Amore è la
meglio riuscita di tutte e tre; il paesaggio che le cir-
conda è eccellentemente dipinto. Però alcuni difetti nel
disegno, specialmente al braccio destro di Amore e alla
mano sinistra di Venere, come pure lo scorcio, mal riu-
scito, del suo braccio destro palesano il pennello di un
imitatore del maestro, e mettono fuor di dubbio, che
il nostro quadro non sia se non l'imitazione o la copia
di un suo originale, oggidì sfortunatamente smarrito.

C. de F.
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