Archivio storico dell'arte — 3.1890

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attrattiva. Non mi addentrerò qui nell'esame degli eccellenti dipinti fiamminghi e tedeschi dei se-
coli xv e xvi. Per noi sono d'interesse soltanto quelli di maestri italiani, che, meno poche ecce-
zioni, appartengono allo scorcio del Quattrocento ed alla prima metà del Cinquecento, e che il
signor Vieweg acquistò in gran parte per mezzo del suo amico il dott. Bode.

La scuola fiorentina è rappresentata da un S. Giovanni Battista in grandezza naturale che,
col capo leggermente piegato sulla spalla destra, vestito di una pelle e d'un mantello color rosso
carminio e rivolto per metà a destra, accenna con la mano destra nella stessa direzione, mentre
con la sinistra tiene la croce. Il fondo è formato a sinistra da alcune rocce; a destra sta un ar-
boscello disseccato, intorno al quale si arrampica l'edera nel cui tronco è incastrata una scure;
più in là una pianura con alcuni alberi. Il tipo magro e tendinoso del santo, il tono bruno delle
carni, il colorito, il paesaggio, la tecnica e specialmente il carminio del manto velato con una
leggera tinta trasparente accennano alla scuola di Filippo Lippi; senonchè, mentre il disegno e la
tecnica sono eccellenti, la modellazione del nudo è alquanto rigida e mostra piuttosto analogia
con i grandi quadri dell'ultimo periodo del Botticelli. Tuttavia io non credo che questo importante
dipinto debba attribuirsi ad uno di questi due maestri, ma bensì appartenga ad un artista fio-
rentino contemporaneo che subì la loro influenza. Ancora su di una particolarità vorrei richiamare
l'attenzione dei lettori: quella scure incastrata nel tronco dell' albero, la quale non è in relazione
alcuna col soggetto del quadro, non potrebbe forse avere qualche significato nascosto? Lo stesso
particolare si trova pure in un quadro di Filippo Lippi nella galleria di Berlino (n. 69) rappre-
sentante Maria che adora il bambino, e colà pure non dipende ne è spiegato dall'argomento del
dipinto; in questo leggesi nella scure la scritta Frater Philippus P.

Un altro quadro, che è certamente di B. Fungai, ci conduce a Siena ; esso rappresenta in
mezze figure la Madonna col bambino in piedi nel grembo, a sinistra san Girolamo, a destra un
monaco in cotta grigia con un libro in mano. Ad eccezione del bambino che è mal disegnato, il
dipinto, di un tono chiaro e caldo, è molto attraente. Pure dipinto probabilmente in Siena, ove
fu acquistato, è un quadretto più largo che alto, che sembra quasi uno schizzo : vi si vede chia-
ramente uno degli ultimi lavori del Sodoma, e raffigura seduta nel mezzo la Madonna col bam-
bino nel grembo, a destra in piedi santa Caterina da Siena, a sinistra san Francesco. Il più debole
fra i quadri italiani è un tondo rovinato in cui è dipinta la Madonna col bambino e due angeli
adoranti, e in cui s'incrociano influenze umbre e fiorentine; è a mio parere affatto impossibile dire
a chi appartenga.

La scuola bolognese è splendidamente rappresentata da un ottimo quadro di Marco Zoppo, un
Cristo in piedi nel sepolcro in grandezza metà del naturale; è vestito di un manto bianco, il capo
piegato a sinistra, e allarga le braccia ; il quadro è, per lo Zoppo, veramente caratteristico, sia
per la modellazione del nudo con ombre grigio-azzurrognole, sia per il panneggiamento dalle
pieghe ampie e pesanti. Il tipo nobilissimo della testa del Cristo supera di gran lunga i tipi soliti
di questo maestro, quale ad esempio quello del quadro uguale che porta nella Galleria Nazionale
di Londra il nome del Tura, e fa del nostro dipinto una delle migliori opere eli' io conosca di
questo artista, sebbene anche qui egli cada nel suo solito errore di accentare troppo fortemente
la musculatura. Quanto alla data dell'esecuzione, è da porsi con probabilità negli ultimi anni in
cui lo Zoppo dipinse. Anche la vicina Romagna è rappresentata da un eccellente dipinto prove-
niente dalla raccolta di M.r Murray in Firenze, dove passava, per opera di Francesco Zaganelli.
Io non conosco alcun altro lavoro di questo pittore che nel disegno e nella composizione sia così
attraente, e nel colorito così profondo e splendido come questo. Il soggetto è la Sacra famiglia:
sul dinanzi, sopra una balaustrata, sta disteso il bambino su di un panno bianco, tenendo nella
sinistra una mela ; piegato sopra di lui sta a sinistra san Giuseppe, alzando un lembo del panno
e accanto a lui un angelo con in mano una palma ; più in dietro, nel mezzo, sta la Madonna che
abbassa lo sguardo verso il figlio; a destra si vede un paesaggio montuoso. È notevole il tono
caldo delle carni ottenuto con forti velature di color rosso, tono che di solito non si riscontra
nello Zaganelli, e notevole è pure la modellazione con profonde ombre nere. Ciò fa pensare ad
una imitazione diretta delle pitture del Rondinelli, mentre la scala dei colori, e specialmente i
vari toni bruno-rossi e giallo-bruni, richiamano alla mente la vicina scuola ferrarese,
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