Archivio storico dell'arte — 3.1890

Seite: 184
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Nel basamento era un'altra scultura di Mino, la tentazione d'Eva ; ina le due ligure d'Adamo
e d'Eva, che erano state fatte in due pezzi separati di marmo e poi fermate sulla lastra, mancano
da tempo immemorabile; il Grimaldi dice che causa del furto fu la bellezza delle due figure; ma
di questa bellezza mi permetto di dubitare, perchè la conoscenza del corpo umano, tranne i putti,
non era il forte di Mino. Ora non rimane che la lastra di marmo coll'albero in mezzo; dietro al
tronco è un vaso di gigli e dai rami esce la faccia femminile del serpente attorciglialo al tronco
stesso, una faccia schiacciata e caratteristica del nostro scultore. (V. Dionisi, LXXIII).

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Fig. 9. — URNA DEL MONUMENTO DI PAOLO II

(Giovanni Dalmata e Mino da Fiesole)

Do riprodotta (Fig. 9) l'urna e la figura giacente di Paolo II. Questa è di mano del Dalmata:
la faccia carnosa è scolpita con verità, e i paramenti sacri tagliati aspramente con incavature
profonde. In testa ha il famoso triregno carico di pietre preziose, e i fiorami della stoffa sulle spalle
e sul petto sono finamente lavorati. I due angeli che sostengono la targa sono invece opera di Mino,
o della sua bottega, simili nelle teste, nell'acconciatura, nel movimento a quelli del sepolcro del conte
Ugo e del tabernacolo di sant'Ambrogio a Firenze ; ma di maniera alquanto più larga.

Il Giudizio Universale (Fig. 10) è la più grande composizione di Mino. L'esecuzione non ha
certo la finezza che si ammira in altre sue opere, ma conviene aver presente eh' era collocato
a grande altezza e dentro un arco profondo che doveva gettargli ombra addosso. L'estremità
inferiore che posava sul cornicione, e perciò non poteva vedersi che da lontano, è appena grossa-
mente abbozzata. Quanto alla tecnica, è da notare in questa rappresentazione l'uso del trapano.
La composizione è pesante e affastellata. Nel piano superiore siede nel mezzo Cristo giudice
dentro la mandorla, sorretto da due cherubini che danno fiato alle trombe, e a' due lati i do-
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