Archivio storico dell'arte — 3.1890

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LE OPERE DI MINO I)A FIESOLE

dici apostoli ; nel piano inferiore, sotto al Cristo è l'Arcangelo Michele colla spada e la bilancia
e intorno a lui le anime che escono dai sepolcri. Neil' angolo a destra sono i buoni, tra i quali
Paolo II e l'imperatore Federico III, raccomandato da San Giovanni Battista; e nell'angolo sinistro
i cattivi, che un demonio caccia con un forcone dentro la bocca d'inferno. Nel Cristo (la testa che
abbiam veduto nell'apostolo s. Matteo; e negli apostoli, alcuni dei quali son veramente grotteschi,
è notevole l'uniformità : la stessa gonfiezza nelle sopracciglia, divise nel mezzo ad angolo acuto, lo
stesso bottone che allaccia l'abito sotto al collo e la stessa apertura sotto al bottone, lo stesso cappio
alla cintura, le stesse ginocchia aperte, le stesse pieghe : sempre la veste che cade a padiglione
dalle ginocchia, e una piega da un ginocchio al piede opposto, e la gamba da cui muove la piega
fasciata al collo del piede. Sotto poi abbiamo un tipo diverso che si ripete una diecina di volte.
Forse per un effetto sbagliato di scorcio, a tutte, quell'anime a bocca aperta sfugge indietro la fronte
come a cretini. Una testa simile abbiamo già notala in fondo alla storia del Miracolo della neve,
a Santa Maria Maggiore. Ci son piedi e braccia e gambe e mani assolutamente deformi. Eppure, nella
parte inferiore, c'è un movimento in certe figure, un'espressione che rivelano il maestro. Pieno di vita
è il gruppo del demonio che trascina in inferno l'anima d'un giudice che si raccomanda; e dietro
un avaro colla borsa sul petto, e una donna, tutti legati pel collo: forse qualche vendetta dell'autore.
La donna nuda è la sola che ci resti di Mino; e considerando come volentieri egli ripetesse gli
stessi modelli, è da credere che non molto dissimile fosse l'Eva mancante nel rilievo inferiore
della tentazione: ne forse andrebbe lontano dal vero chi volesse dalla figura vicina colla borsa
sul petto indovinare quella di Adamo. Tutte le figure nude, liscie e pastose, dimostrano la sua
inesperienza del nudo.

Dall'altra parte, piena di verità e d'espressione è la figura diritta che prega; ma specialmente
espressiva la figura di Paolo II, una tesfa di carne, esprimente la fiduciosa aspettativa del giudizio
divino. Degli scultori che lavoravano in Roma, nessun altri avrebbe scolpito delle figure così vive
e parlanti come quella del papa e qualche altra ; nessuno avrebbe saputo avvivare di lauto movi-
mento tutta la scena ; ma nessuno, tra i più mediocri, avrebbe fatto delle figure così goffe, delle
teste così grottesche come ce n'è parecchie. Si può facilmente imagi nare, quantunque la storia non

10 ricordi, che rumore dovessero menare gli altri scultori, freddi ma corretti, contro questo audace
improvvisatore che, con una disinvoltura mirabile, faceva gambe e braccia e piedi quali non sono
mai stati in natura. Questa scena del Giudizio vedremo poi riprodotta in Roma da Mino stesso, ma
semplificata, e in proporzioni minori.

Lo zoccolo del monumento, ornato d'angeli e festoni, non si conserva ne' sotterranei di san
Pietro, ma possiamo nondimeno seguirlo fuori del Vaticano. Le due lastre uguali che lo compo-
nevano erano un tempo murate nell'esterno del palazzo di Villa Borghese, venutevi probabilmente,
insieme con altri marmi del Vaticano, nel 1601, per dono fattone da Paolo V al card. Scipione;
e di là passarono a Parigi al museo del Louvre, dove oggi son collocati nella sala di Michelangelo.

11 eh. Louis Courajod, indovinando che i due frammenti provenissero dal Vaticano, credette però
che avessero fatto parte del pulpito di Pio II; 1 ma già il Muntz li aveva restituiti al monumento
di Paolo IL 2 I tondi sostenuti da putti, che nella stampa del Ciacconio contengono il rovescio
di tre medaglie di Paolo II, nel marmo invece sono riempite da teste di leoni (il leone era la figura
dello stemma dei Barbo). Veramente, i tondi nel marmo sono quattro, e probabilmente il Ciacconio
ne ha soppresso uno perchè non aveva altro rovescio di medaglia da mettervi dentro. Non potendo
supporsi che i due tondi con teste di leoni venissero a toccarsi nel mezzo, convien credere che
fra i due frammenti fosse interposto nel mezzo uno stemma o non so che altro. La lunghezza com-
plessiva de' due frammenti è di m. 5. 18.

Uno de' due frammenti, quello in cui i leoni tengono in bocca un anello, è senza dubbio opera
di Mino da Fiesole; l'altro, seguendo la norma della divisione del lavoro in parti uguali, dev'es-
sere opera del Dalmata. E infatti le forme degli angeli, e l'atteggiamento e i panni, per quanto

1 Deux fragments des constructions de Pie li à 2 Muntz, Histoire de V Art pendant la Renaissance

Saint-Pierre de Rome, o.ujourd'hui au Musée du Louvre, — Italie. Les primitifs. p. 531.

Gazette des Beaux - Arts. Sept. 1882.

Archivio storico dell'Arte. - Anno III. Fase. V-VI.
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