Archivio storico dell'arte — 3.1890

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L'AFFRESCO DEL CENACOLO DI PONTE CAPRIASCA1

n tutta la storia della umanità difficilmente si saprebbe
rinvenire uno spirito più attivo e più scrutatore di quello
di Leonardo da Vinci. E ciò nulla meno quando si vo-
gliano enumerare le opere d'arte da lui condotte a com-
pimento, vediamo che tutte comprese si possono contare
sulle punte delle dita. Se non che si può ben dire in
questo caso che la qualità compensa la quantità. E per
limitarci ad un'opera sola, dove trovare infatti in tutto il
fiorente secolo xv una maraviglia da paragonarsi al suo
Cenacolo di S. Maria delle Grazie? Quanti anni di rifles-
sioni e di ricerche non gli è costato codesto capolavoro
di una profondità psicologica non mai raggiunta da alcuno!
Sventuratamente l'originale, per non essere stato di-
pinto a buon fresco, già da gran tempo è quasi del tutto distrutto e tanto rimaneggiato da succes-
sivi ristaimi da non lasciare a scoperto presso che nulla della mano del sommo autore. Tanto più
preziose in tali condizioni le antiche copie che se ne conservano e tanto più degne di osservazione
quelle che più si accostano all'originale pel tempo e per lo stile.

Fra queste non esiterei a porre la copia che vedesi tuttora discretamente conservata nella
chiesa parrocchiale di Ponte Capriasca in Canton Ticino, a un' ora di carrozza sopra Lugano.
Trovasi la medesima nel novero di quelle descritte dal pittore Giuseppe Bossi nel suo pregevole
lavoro intorno al Cenacolo di Leonardo da Vinci.2 Siccome da gran tempo io nutriva il desiderio
di vederla, m'avviai un bel giorno di settembre per quella strada piacevolmente variata tra prati
verdeggianti ed ombrosi boschetti e in men che pensassi mi trovai davanti alla chiesa, l'aspetto
della quale, tutto ridotto allo stile freddo e convenzionale dei primi decennii del nostro secolo,
non mi avrebbe fatto sperare di trovarvi alcun che di attraente se non fossi stato messo sull'av-
viso altrimenti.

Al pari della facciata mi apparve spoetizzante l'interno, costrutto a forma quasi di croce
greca, dove a capo della crociera a sinistra si presenta su tutta la larghezza del muro il dipinto
del Cenacolo. Alla vista del medesimo rimasi subito impressionato dal contrasto fra il colore delle
carnagioni sensibilmente chiaro e delicato e le tinte vivaci delle vesti, in ispecie di quella rossa del
Redentore, indizii meno spiccati in genere nelle copie di epoca inoltrata. E in vero l'impronta dell'arte

1 La relativa tavola è desunta da una riproduzione

dall originale del fotografo G. Brunel, di Lugano.

2 Vedi : Giuseppe Bossi. - Del Cenacolo di Lionardo
da Vinci. Libri quattro. - Milano 1810. Pag. 146-150.
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