Archivio storico dell'arte — 3.1890

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NUOVI DOCUMENTI

Ricerche di Antichità per Monte Gior-
dano, Monte Cavallo e Tivoli nel
secolo XVI.

Ippolito II d'Este, figlio di Lucrezia Borgia e fra-
tello del duca Ercole II di Ferrara, passò da giovane
i suoi giorni alla caccia col conte Giulio Boiardo di
Scandiano o fra il fiore delle gentildonne di Reggio e
di Bologna; non mancò a (puntane, a corse all' anello,
a mascherate. Nell'aprile del 1536 andò in Francia, alla
corte di Francesco I, a fine di rompere ogni comunica-
zione di Renata d'Este con la corte francese, e di ag-
grandire facendo la caccia alle abbazie dalle grasse pre-
bende. Nel 1539 fu eletto cardinale, e venuto a Roma
per alcun tempo, tornò nel 1540 in Francia, recando
con sè oreficerie di Benvenuto Cellini e copie di statue
antiche per farne dono a Francesco I ; armature di Giam-
pietro armaiuolo pel Connestabile, pel Delfino, pel ca-
pitano della cavalleria reale; ritratti, medaglie antiche,
un cavallo con fornimento d'argento. Il cardinale crebbe
di potenza e ricchezza. Il suo gusto educato e fine ne
fece il consigliere artistico di Francesco I, Sebastiano
Serlio gli edificò un palazzo a Fontainebleau, il matri-
monio tra il duca di Guisa e la principessa Anna sua
nipote ne accrebbero la grandezza. Tornò in Italia nella
primavera del 1549, come protettore della Corona di
Francia, e brigò più volte invano per esser fatto papa
nel 1550, nel 1555 e nel 1559 donando tappezzerie ai
cardinali. Dal 1552 al 1555 resse, a nome del re di
Francia, la repubblica di Siena; nel 1561 tornò, come
legato del papa, in Francia, ma invece di mostrarsi ter-
ribile con gli Ugonotti, consigliava dolcezza. Egli era
uomo del Rinascimento, e non poteva intendere l'intol-
leranza: tuttavia l'assassinio del duca di Guisa, marito
di sua nipote, le rovine e le morti che atterrivano la
Francia, eccitarono il sereno suo spirito. Partì di Francia
ov'era ito con pompa sovrana, di nascosto, cerco a morte
dai seguaci del Beza. A Roma trovò Pio V aspro, ine-
sorabile, i rigori della Contro Riforma eccessivi; ed egli
allora si ritirò a Tivoli a goder la quiete della sua villa
dove le statue dell'antichità classica vedevansi dall'alto

! delle fontane coperte di smalti e di coralli, e 1' arte vi
rifletteva gli ultimi suoi splendori.

Delle ricerche di antichità fatte da Ippolito lì d'Este

prima che risiedesse stabilmente in Roma, si ha qualche

notizia nei documenti conservati a Modena nel R.o Ar-
.

cliivio di Stato. Nel libro « de Argentari de Robe de Monsi-
gnor R ino Arcipischopo de Milano » (1535) avvi un elenco
(a. c. 12) di bronzi e vasi antichi, fra cui uno grande
d'alabastro compro a Venezia, forse quello proposto
dall'oratore estense Tebaldi nel 1525 al duca Alfonso I.
Possedeva ancora 215 medaglie antiche d'argento, che
donò a Francesco I re di Francia.

Nel 1540, è ricordato nel libro del « Thesorero ma-
gnifico m. Tomaso Mosto », il pagamento di cinquanta
scudi d'oro in acconto l'atto da Benvenuto Cellini, per
conto del cardinale (addì 4 di febbraio), a Giovanni e
Jacopo scultori fiorenti.ii, forse Giovanni Fancelli e Ja-
copo Sansovino, che eseguivano in bronzo una copia
del Cavaspino del Campidoglio, donata verso la fine di
quell'anno a re Francesco I; come pure il pagamento
di venti scudi d'oro a Benvenuto Cellini medesimo (addì
6 di febbraio) per il prezzo di una testa di bronzo di
Vitellio imperatore da lui data al cardinale. Nell'anno
stesso (17 aprile) l'intagliatore Stefano Seghizzi o de
ser/ezzi di Modena era compensato per uno stipo da
medaglie antiche.

Nel 1550, in un registro di spese del cardidale (Gior-
nale del- Cardinale Ippolito segnato Roma, tenuto da
m. Benedetto Bordoccliio, a. c. 55, 18 settembre) leggesi:

« A spesa straordinaria et per la ditta contati a
m.° Battista Taiapreda scudi quattro d'oro in oro per
haver fatto un busto di marmo ad un capo antiquo del
S. n. R.rao appi are Police Se. 4.6

Nella nota dei salariati dal cardinale (1550) trovasi
il nome di mastro Pietro antiquario, e quelli di operai
impiegati nelle cave (Registro sudd.). Il cardinale già
abitava Roma, e il fratello, il duca Ercole I gli richie-
deva una statua d'Ercole trovata, insieme con una Ve-
nere senza capo e un'altra statua, negli scavi da lui fatti
eseguire a Tivoli. Alla lettera di richiesta, così il car-
dinale rispose :
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