Archivio storico dell'arte — 3.1890

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

Marcel Reymond. Donatello (Extrait de L'Artiste, 1889)

— Paris, Fischbacher, 1890, pp. CO.

L'A. fa precedere al suo studio alcuni cenni sulla
scultura italiana, concliiudendo che l'opera di Donatello
riassumerà tutta la scienza e tutta la potenza d'espres-
sione del secolo xv, senza avere ancora subito l'influsso
nefasto del Rinascimento. 11 Rinascimento è per l'A. il
vento del deserto, il ritorno alla classica antichità è
un' aberrazione dello spirito artistico, Donatello è la più
violenta protesta che un artista abbia mai scagliata |
contro l'influsso dell'arte romana. Ma per chi osservi
senza preconcetti lo svolgimento dell'arte s' accorgerà
che essa mai non fiorì, se prima non assimilò l'espe-
rienza del passato; e s'accorgerà che solo dopo il pe-
riodo d'assimilazione degli antichi elementi si schiuse
quello della creazione. L'Italia giunse alla sua grandezza
artistica nel Rinascimento, camminando sul substrato
dell'antichità classica; quando finì per cadere nella
imitazione materiale dell'antico, aveva già manifestata
la sua potenza, aveva già incoronato i suoi genii. È na-
turale che dopo tanta espansione di vita seguisse l'esau-
rimento, che dopo la freschezza primaverile succedesse
l'estiva aridità. Ma il Rinascimento non è l'esaurimento,
non è l'aridità artistica. Qussti termini sono e saranno
sempre fatalmente gli ultimi in ogni epoca d'arte; ma
chi guarda solo al Dio termine che sta ai confini di un
campo, non conosce i beni sul campo piovuti. Ci
tratteniamo alquanto su questo, perchè ora è di moda
maledire al Rinascimento : la nostra arte disgregata, che
va brancicando alla ricerca della realtà, non vede la
grandezza che nell'indipendenza dalla tradizione, nell'e-
strinsecazione soggettiva, nell' assoluto isolamento del
carattere; e perciò la storia talora mostra di non ac-
corgersi delle cause che produssero uno dei più grandi
rivolgimenti dell'età moderna. È strano, è incredibile a
dirsi, è illogico, ma di continuo, in Francia special-
mente, si guarda al Rinascimento come alla forza che
distrusse nell'arte la spontaneità, la originalità, la vita ;
e non si pensa che se lo studio dell'antichità attutì le
forze naturali dell'artista, queste dovevano essere ben

deboli. Donatello, ad esempio, non è già una fiera pro-
testa contro l'antichità classica, ma è prova come un
artista di genio possa potentemente assimilare l'antico
e liberamente creare. L'A., fermo nelle sue idee, tenta
di dimostrare che l'arte antica non ebbe che un debole
influsso sul genio di Donatello; ma basta un'analisi pa-
ziente dell'opera dell'artista per accorgerci che egli via
via maggiormente attinse alle fonti classiche: giusta-
mente il Muntz considera Donatello come un discepolo
dell'arte antica.

L' A., principalmente sulla base dello studio di von
Tschudi (Rivista Storica italiana, 1887), discorre delle
opere di Donatello; ma senza convinzioni proprie e nette.
Basti il dire che discorrendo dell'errore in cui caddero
taluni scrittori nell'assegnare a Donatello una statua di
Nanni di Banco, osserva « se vi fu errore, esso non fu
grave: non si potrebbe offendere la giovinezza di Do-
natello, attribuendogli un capolavoro di Nanni di Banco. »
A questo modo non si contribuisce a risolvere le que-
stioni, a piantare una verità, ma si gira inutilmente in-
torno alle verità e agli errori. Perciò incerta è la di-
scussione tentata dall'A. sulla classificazione delle opere
di Donatello proposta dallo Schmarsow e da von Tschudi;
e la discussione stessa è talora interrotta da frasi en-
tusiastiche a razzi. Per parlare del pergamo di S. Lo-
renzo, l'A. scrive : « oeuvre belle entre les plus belles,
dessinée comme un Alber Dùrer, mouvementée comme
un Rubens, profonde comme un Rembrandt, dramatique
comme un Jean Bellin. » Questi confronti richiedono un
certo sforzo di fantasia : non era più naturale cercare
Donatello, lui proprio, lui non tedesco, né olandese,
nella sua opera ?

O. Maruti

Giulio Cantalamessa. Vecchi affreschi a S. Vittoria in

Matenano attribuiti a Gentile — (Nuova Rivista mi-

sena, III, 1, gennaio 1890). Arcevia, 1890.

Nelle Vite del Vasari (Ed. Sansoni, III, p. 19) havvi
una nota che dice così: « Nel paese di Santa Vittoria
« delle Marche è una cappelletta presso la rovinata
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