Archivio storico dell'arte — 3.1890

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

Gaudenzio Claretta. Le peripezie del celebre quadro
di Van Dyck del principe Tommaso di Savoia e dei
famosi arazzi gli amori di Mercurio. Nota storico-
artistica. (Estratto dagli Atti della R. Accademia
delle Sciense di Torino, XXV, 20 Aprile 1890, pp. 16).
Torino, Clausen, 1890.

L'A. ha ricercato le peripezie del famoso dipinto di
Van Dyck, e ha ritrovato ch'esso fu venduto a Parigi
nel 1694 da Luigi Tommaso conte di Soisson, per trenta
luigi ; e ricuperato poscia da Emanuele Filiberto, prin-
cipe di Carignano, insieme con una tappezzeria rappre-
sentante gli « amori di Mercurio ». La notizia va ag-
giunta a quelle date da A. de Vesme, intorno a Van Dyck
peintre de portraits des princes de Savoie (Turin, Paravia,
1885). Circa alla tappezzeria osserveremo che non v'è alcun
dato storico per ritenere che fosse eseguita su disegno
di Raffaello, come nel secolo scorso si supponeva. Pro-
babilmente quell'attribuzione è una fra le tante senza
fondamento, nate da ammirazione ingenua e incosciente.
Ma se quegli arazzi, giacenti probabilmente, secondo
l'A., ancora in qualche ripostiglio del reale palazzo di
Torino, fossero tratti fuori, e dimostrassero vani i no-
stri sospetti, saremo i primi a rallegrarci della sco-
perta.

O. Maruti

Bernardo Morsolin. Giorgio Capobianco — {Afte e Sto-
ria, IX. 14, 31 maggio 1890).

Di due medaglie in onore di Guidobaldo Ilo della
Rovere, di cui fornì notizia l'Armand, l'A. discorre con
profonda erudizione, sollevando il dubbio che l'una e
l'altra siano opera di Giorgio Capobianco di Vicenza,
artista protetto da quel Duca, valente nell'oreficeria,
come nella meccanica e nell'architettura militare. L'Ar-
mand aveva interpretato il monogramma di una delle
medaglie, una B ed una C intrecciate, per le iniziali del
nome e cognome di Bernardino Campi, orefice, conia-
tore di medaglie, architetto e ingegnere militare, nato
a Pesaro nel 1525 e morto ad Harlem nel 1573. Ma
l'altra delle medaglie, di cui si vede un esemplare nel
Gabinetto imperiale di Vienna, reca le lettere G. B.
CAPO; onde l'A. espone la congettura che le sigle
B. C., intrecciate nella prima delle due medaglie, na-
scondano il nome piuttosto del Capobianco che di Bar-
tolomeo Campi. Congettura plausibile, e che potrebbe
tradursi in affermazione sicura, quando l'A. osservasse
direttamente se vi sieno riscontri stilistici fra le due
medaglie. L'A. riassume le notizie lasciate da Vicentini
contemporanei sul Capobianco, da Pietro Viola, da
Giulio Barbarano, dal Marzari e dal Gualdo, e ricorda
le lodi che gli tributarono il Cardano, l'Aretino e il
Baldi, specialmente per un orologio inserito in un anello,
il quale recava scolpiti all'ingiro i segni zodiacali e una
figura nel mezzo indicante le ore; e per una navicella
d'argento con statuette semoventi, fra cui un timoniere,

galeotti, un bombardiere che sparava un cannoncino,
un Re sotto la poppa, una donna che suonava la lira
e cantava ecc.

O. Maruti

Raffaelle Erculei. La sezione retrospettiva d'arte nella
esposizione di Barcellona — Relazione a s. E. il

Comm, Luigi Miceli. (Annali dell' Industria e del
Commercio). Roma, Botta, 1889, pp. 81.

L' A., presidente della giuria per la sezione archeo-
logica dell'esposizione di Barcellona, nella relazione
presentata al Ministro d'Agricoltura, Industria e Com-
mercio, discorre dell' industrie artistiche della Spagna,
cogliendo di frequente a volo i rapporti esistenti fra
l'Italia e quella nazione nell'arte. Trattenendosi sui broc-
cati e ricami, descrive un paliotto d'altare esposto dal
clero di Manresa, recante nel fondo la scritta: GERÌ
LAPI RACHAMATORE ME FECIT IN FLORENTIA
in lettere ricamate in oro ; e così qua e là discorre di
artisti italiani che apportarono in Ispagna le loro pro-
duzioni, o di Spagnoli che vennero nel nostro paese a
contraccambiarci.

Le notizie di quei reciproci scambi sono desunte
dall'A. da pubblicazioni recenti; e la messe ricavatane
evidentemente era tale che con isforzo egli ha dovuto
rimanere nei limiti d'una relazione ufficiale. Interessante
è la ricerca di cui l'A. espone le conclusioni, e cioè se
gli artefici di Murano abbiano avuto parte nella diffu-
sione dell' industria vetraria nella Spagna. Alcuni docu-
menti pubblicati dall'A. dimostrano come i muranesi,
eludendo le leggi della repubblica veneta, le quali vie-
tavano ai sudditi di recare fuori de' dominii un'arte,
che la Serenissima amava « come la pupilla degli occhi
suoi », non mancarono, spontaneamente o allettati, di
recarsi a lavorare al di là dei Pirenei.

O. Maruti

Filippo Raffaelli. Guida artistica di Fermo. — Fermo,

Bacher, 1889, pp. 83.

Le guide artistiche dei luoghi d' Italia dovrebbero
essere meno sopraccariche di quei cumuli di notizie,
che richiamano alla memoria non solo mediocri, ma
infimi artisti. Perchè esse possano servire alla educa-
zione del gusto, perchè attraggano la curiosità degli
abitanti e de' forestieri, conviene graduare la impor-
tanza delle notizie, in modo che i visitatori dei monu-
menti debbano trattenersi là ove essa è maggiore, guar-
dare ov'è poca, passar oltre ove è nulla. La forma si-
stematica e equilibrata delle notizie tornerebbe così di
aiuto, di vera guida allo studioso; ma la scala dell'im-
portanza delle opere d' arte dovrebbe essere latta,
dopo uno studio generale dell' arte stessa. Altrimenti
si va a rischio eli riempire la guida di gloriole mu-
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