Archivio storico dell'arte — 3.1890

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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nicipali, di ridurla ad una raccolta che potrebbe para-
gonarsi ad una d'insetti. Nell'Italia ricca a dovizia di
opere grandi e belle, l'ammirazione deve esser rivolta
ad esse, non contusa, non distratta da futili cose.

'l'ali sono i pensieri che ci ha suggerito l'esame della
guida artistica di Fermo, e che noi francamente espo-
niamo, perchè essa corrisponde al tipo comune delle
guide delle città italiane, e perchè l'A., eruditissimo nella
storia della città sua, può facilmente trasformarla se-
condo un tipo moderno, e volere che dell'opera sua,
de' suoi studii sia ricavata la maggiore utilità possibile.
Per la storia dell'arte poco importa di conoscere il nome
del calligrafo che qualche anno fa scrisse su pergamena
un'epigrafe onoraria, il nome di un doratore che dorò
un altare moderno, e cose simili. Importa pòi che le
notizie date su artisti di coito sieno desunte dalle fonti
più sicure, onde non si dica ad esempio che Simone dei
Crocefissi fu allievo di Franco da Bologna, che Marco
Zoppo fu maestro del Francia ecc. Ma a parte queste
osservazioni, nella guida trovansi buone notizie aggiunte
a quelle date dal De Minicis e dal Curi sui monumenti
fermani. Aspettiamo quindi che l'A. si metta all'opera
per una seconda edizione. Non mancano i modelli per
conformarla al tipo che abbiamo indicato, ad esempio
la guida tedesca dello Gsell-Fels.

O. Maruti

Cesare Pinzi, Guida dei principali monumenti di Vi-
terbo. — Roma, tipi della Camera dei Deputati,
1889, pag. 65.

Molto meglio distribuita della precedente è questa
guida, scritta dall' autore della « Storia della città di
Viterbo », che vi profuse la ricchezza della sua erudi-
zione, e tuttavia seppe contenerla entro giusti limiti. È
una esposizione di notizie storiche e artistiche fatta con
quella sobrietà, con quella semplicità e chiarezza, pro-
pria di chi prima studiò intimamente la storia del suo
paese. La guida è preceduta da un cenno sulla storia
medioevale di Viterbo, e contiene poscia indicazioni sui
principali monumenti del luogo, fra cui avremo voluto
veder pure annoverato la importante chiesa di S. Sisto.
Troviamo ricordate opere di Giovanni Spagna, anteriori
al 1500, e fra esse un « Presepio » esistente nel Museo
Civico, dipinto per commissione dei Viterbesi Pietro Paolo
e Margherita Guizzi intorno al 1488. Quantunque le no-
tizie abbiano fondamento di verità, non possiamo a meno
di osservare che solo ai primi anni del secolo xvi data sin
qui la cronologia artistica di quel pittore. Se quindi le in-
dicazioni fornite troveranno il suffragio della critica ar-
tistica, si dovrà tenerle in gran conto. Oltre « il Prese-
pio », sono ascritti allo Spagna alcuni affreschi in S.
Maria della Peste, in S. Maria della Verità e in Santa
Maria del Paradiso. Certo è ch'essi hanno tra loro una
grande affinità, e che sono l'opera di uno scolaro del
Perugino, avente qualche carattere di somiglianza con
lo Spagna.

Fra i quadri del Museo Civico, 1' A. ne cita tre di
Sebastiano del Piombo: la « Pietà » meritamente ri-
putata dal Vasari il bellissimo de' suoi quadri, la « Fla-
gellazione » dell'anno 1525 e il « Battesimo ». Que-
st'ultimo però, eseguito certo dalla mano de' seguaci
del maestro, probabilmente su un disegno di lui, non
ci sembra che si possa assegnare che alla scuola. Qua
e là per Viterbo si trovano traccie dell' influsso eser-
citato su pittori del luogo dalle opere di Sebastiano,
in alcune si vede finanche la imitazione materiale di
certi particolari delle sue forme.* Quelle traccie potreb-
bero forse dar modo di conoscere i seguaci di Seba-
bastiano che colorirono il « Battesimo ».

Nella cattedrale di S. Lorenzo, e propriamente nella
sagrestia di essa, sta una tavola del Salvatore in mezzo
ai quattro Evangelisti, recante la data 1472. Essa è at-
tribuita al Mantegna, ma quest'attribuzione evidente-
mente non regge alla critica.

Interessanti e nuove sono le notizie fornite dall' A.
sul tempio di Santa Maria della Quercia, presso Vi-
terbo: esse sono desunte dai registri di spese del con-
vento, e ci auguriamo che siano rese di pubblica ra-
gione nella loro integrità.

I nomi di Andrea della Robbia, autore delle terre-
cotte della facciata; di Antonio da Sangallo, che operò
il ricchissimo soffitto a lacunari ; di Andrea Bregno,
scultore della splendida edicola marmorea dell' aitar
maggiore; di Fra Bartolomeo di S. Marco e di Fra
Paolino da Pistoia, che dipinsero quadri per la monu-
mentale chiesa, e gli artisti che da Roma e da Firenze
accorsero ad ornarla, riceveranno nuovo lume dalle ri-
cerche dell'A. Noi aspettiamo impazienti l'adempimento
della promessa da lui fatta nel compilare la guida,
ch'egli disse la traccia di un più ampio e completo
lavoro.

0. Maruti

Cari, Aldenhoven. Herzogliches IVluseum zu Gotha. (Ka-
talog der herzoglichen Gemaldegalerie). Gotha, 189 »,
pp. 136.

Il catalogo della ducale galleria di Gotha ha im-
portanza anche per gli studiosi dell'arte italiana, poiché
in essa trovansi alcuni quadri della quadreria Giusti-
niani di Roma ed altri delle nostre scuole pittoriche.
Già essi erano stati descritti da H. I. Schneider (Gotha,
1883); ma le attribuzioni avevano d'uopo della revi-
sióne, che l'A. ha fatto, valendosi delle più recenti pub-
blicazioni sull'arte, e del consiglio di apprezzati cono-
scitori. Al n. 492 però, seguendo l'opinione di R. Wi-
scher, l'A. assegna a Luca Signorelli un ritratto virile,
che ci sembra piuttosto di mano veneta. Certo che l'an-
tica attribuzione al Pinturicchio era evidentemente er-
ronea; ma intanto non sarebbe stato forse prudente
sostituirla con una attribuzione generale, determinare
la specie più che l'individuo? Cosi al n. 504, se l'A., se-

Archivio storico dell'Arte - Anno III. Fase. V-VI.

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