Archivio storico dell'arte — 3.1890

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

querulo il dubbio espresso, avesse chiamato veneto il
dipinto ora attribuito a Girolamo Marchesi da Coti-
gnola, si sarebbe avvicinato più al vero, poiché esso
appartiene al pittore e al miniatore Gian Francesco
de' Maineri di Parma, che nelle opere sue manifesta
d'aver subito anche veneti influssi. Ma del resto quasi
sempre l'A. ha dimostrata una grande prudenza nel-
l'accogliere giudizi nuovi o nel cancellarne di antichi.
Ha tolto giustamente al Pordenone, per ascriverlo in
gener.de ad un maestro dell'Alta Italia, il quadro (n. 519)
rappresentante il « Tradimento di Giuda » ; e così ha
tolto al Velasquez il bel ritratto (n. 554) della metà
del secolo xvn; a Michelangelo il dipinto (n. 493) rap-
presentante Cristo fanciullo dormiente. Come appendice
al catalogo, l'A. raccoglie osservazioni sulle attribu-
zioni varie, controverse intorno a questo o a quell'opera
d'arte. E anche ciò torna di utilità al lettore.

O. Maruti.

Gustavo Uzieut. Leonardo da Vinci e tre gentildonne

milanesi del secolo XV — Pinerolo, tip. Sociale, 1890,

pp. 46.

L'A. fornisce molte notizie, con grande diligenza
raccolte, intorno a Beatrice d'Este, Cecilia Gallerani e
Lucrezia Crivelli, le tre donne amate in vario modo e
in varii tempi da Ludovico il Moro. In quanto al ri-
tratto di Beatrice d'Este, l'A. esamina la questione se
Leonardo ebbe o no l'incarico di dipingerlo o scolpirlo,
e espone la ipotesi che Beatrice non abbia voluto es-
sere ritratta da Leonardo, perchè questi aveva effigiato
Cecilia Gallerani, la concubina di Ludovico il Moro. Le
ragioni date per sostenere tale ipotesi non sono riso-
lutive della questione, poiché quantunque 1' A., in un
documento pubblicato in appendice, dimostri che Bea-
trice era gelosa della Gallerani, non ne consegue che
spingesse la sua gelosia sino a non volere essere ri-
tratta dal pittore ufficiale dello Sforza. Altro è non volere
portare una veste d'oro tirato, perchè la Gallerani ne
indossava una eguale; altro è non volere essere ritratta
da Leonardo, per odio contro la rivale. Del resto la ri-
cerca di tali spiegazioni non importa, a parer nostro,
tante sottigliezze. Beatrice era stata ritratta da tanti e
tante volte che non aveva d'uopo di un nuovo ritratto:
questa ci sembra la spiegazione più naturale del fatto.
Se invece Leonardo dipinse il ritratto, esso non giunse
sino a noi.

L'A. continua a discorrere dei ritratti dipinti da Leo-
nardo, tanto di Cecilia Gallerani come di Lucrezia Cri-
velli, e osserva giustamente come quello dovesse essere
eseguito anteriormente al 1491, e questo tra il 1496 e
il 1498. Ad un tempo l'A. combatte con buoni argo-
menti alcune fantastiche affermazioni dell'Amoretti, ac-
colte, come egli dice, e intarsiate con belle frasi e con
molteplici deduzioni da (piasi tutti i biografi di Leo-
nardo.

O. Maruti

A. Genoi.ini. Catalogo della collezione N. Bianco di

Torino. Quadri antichi. Milano, Pirola, 1889, pp. 17.

Il Catalogo, pubblicato per cura dell'impresa di ven-
dite di Giulio Sambon, è l'elenco di quadri che furono
venduti nel Novembre dello scorso anno Fra essi erano
notevoli una « Pietà » attribuita a Gaudenzio Forreri,
una pala d'altare assegnata a Defendente de Ferrari,
« l'Ascensione » ascritta a Gandolfino d'Asti. V'era an-
cora un'opera di G. B. Moroni, in cattiv , stato, recante
l'iscrizione seguente

AEQY'I • ESTO • SIN • TEMO
Y • DELA • MVERTE
NO • HE • PAVOR
EL • DVQVE * V ' CONDE
M. D. LIX
IO • BAP • MORONVS • P.

Sul ro vescio della tela vedevasi ricordato il nome
della persona ritratta, il duca di Albuquerque, gover-
natore spaglinolo di Milano.

L'opera, che attirava principalmente l'attenzione e
la discussione dei conoscitori era un dipinto attribuito al
Correggio, rappresentante la Vergine col Bambino e san
Giovanni. Il catalogo fornisce la illustrazione in fototipia
di questi dipinti, come pure del ritratto di un prelato
ascritto a Andrea del Sarto, avente un monogramma
di due A intersecati e capovolti l'uno all'altro, e la
data 1514.

O. Maruti

Mariano Borgatti. Progetto di sistemazione dei din-
torni di Castel S. Angelo (li Roma. Roma, Voghera,
1890, pp. 10.

L'A., già noto per l'interessante pubblicazione sulla
storia di Castel Sant'Angelo, molto opportunamente ha
tracciato un progetto di sistemazione dei dintorni del
Castello, per dimostrare non necessario l'atterrami nto,
divisato dal Ministero dei Lavori Pubblici, dei torrioni
detti di S. Giovanni e S. Matteo, e lo smussare gli an-
goli del basamento quadrato romano per prolungare in
sezione costante il Lungo Tevere alla riva destra. Tale
divisamento ha avuto origine per il prolungarsi verso
Castel Sant'Angelo del Ponte Elio, dovuto al e neces-
sità idrauliche della sistemazione del Tevere. Noi non
ci tratteniamo a discorrere della ragionevolezza, dal
punto di vista tecnico, del piano proposto dall'A. a fine
di salvare l'integrità del monumento; e solo ci ralle-
griamo con l'A. che le ragioni storiche come le tecniche
siano state tenute in degna considerazione, e che, grazie
alla strenua difesa da lui fatta del monumentò, non si
pensi più a spezzare le imponenti ed artistiche linee di
Antonio Sangallo.

O. Maruti
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