Archivio storico dell'arte — 3.1890

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RECENSIONI E CENNI BIBLIOGRAFICI

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Archimede Sacchi e Giovanni Ceruti. Il palazzo del
Comune detto « Arengario » in Monza. — Relazione
storico-artistica al Ministero della Pubblica Istruzione
pubblicata a cura del Collegio degli Ingegneri ed
Architetti di Milano con prefazione, aggiunte e di-
segni di Luca Beltrami. Milano, Pagnoni, mdcccxc,
pagine 115.

A memoria dell'ingegnere-architetto Archimede Sac-
chi, morto a 49 anni, con felice pensiero il collegio
degli ingegneri e architetti milanesi pubblicò la presente
relazione, che fu additata come modello di monografia
di un edificio storico. 11 Beltrami, incaricato di dare
allo stampe il manoscritto, vi apportò qualche modifi-
cazione ad aggiunta di notizie e documenti inediti re-
lativi al monumento, incorporandole nel testo, se con-
formi alle conchiusioni del Sacchi e del suo col ega
GiOv Ceruti; tenendole distinte, se da quelle divergenti.
La relazione è divisa in tre parti : nella prima si fa la
stoi'ia del palazzo, nella seconda se ne esamina l'ar-
chitettura, nella terza il restauro. L'idea della strettis-
sima parantela fra il palazzo Arengario di Monza con
quello di Milano costrutto nel mezzo del Broletto
nuovo fu di guida agli AA. nello studio storico per
cui si avvicinarono alla affermazione del Giulini, e cioè
che esso fosse costruito dal comune di Monza verso il
1213, essendo podestà il nobile e potente milite Pietro
Visconti. Il confronto tra i due palazzi di Milano e di
Monza è condotto con grande ingegnosità, quantunque,
come commenta il Beltrami, il raffronto dei due edifici
sia fatto con astrazione dai documenti i quali stabili-
scono l'antecedente costruzione del palazzo comunale.
Nella monografìa si troverà qualche superfluità, qual-
che digressione, certa te ìdenza a discussioni di que-
stioni d'indole generale; ma traluce sempre il fine di
raccogliere e di determinare gli eie nenti per la propo-
sta di un restauro razionale del palazzo, la coscienza
dell' importanza dell'opera agli AA. a /fidata, la religione
dell'antico. Quelle digressioni d'altronde rivelano un cri-
terio fine, una larghezza di cognizioni e di coltura de-
gnissimi di onore.

O. Maruti

Char .f.s C. Perkins, Cyclopedia of painters aid pain-

tinjs edited by John Deniso ì Champlin, Ir. (with

m >re tlian two thousand illustrations). Voi. 1-4.

New York, Schribner's sons ; London, Quaritch,

moccclxxxviii.

K veramente sentito il bisogno di un'enciclopedia biogra-
fica dei pittori, rifatta sulla scorta degli studii e delle opere
recenti che hanno di tanto arricchito la letteratura arti-
stica. Quella iniziata in Germania dal Meyer e continuata
da von 1 schudi di tutti gli artisti, con articoli che sono
vere monografie, è un'opera colossale che si costruisce
necessariamente con una lentezza tale da non lasciare
sperare a noi di vederne la fine. Un lessico artistico,
come quello, invecchia prima d'essere compiuto; mentre
un libro di tal genere, per tornare di sussidio agli stu-

J diosi, deve rappresentare lo stato generale delle cogni-
zioni al momento della sua pubblicazione. 11 lessicografo
non può quindi imprendere nuove ricerche, ma deve rias-
sumere quasi istantaneamente il lavoro fatto. Con questo
mot jdo e con lo scopo di tornare utile agli studiosi, il
compianto Charles Perkins pubblicò un'enciclopedia dei
pittori di tutti i tempi e di tutte lo scuole, compresi
! contempoi anei eminenti, e delle più celebri pitture. Gli
articoli sono quindi parte biografici, parte descrittivi. I
J biografici contengono in fac-simile monogrammi e firme
j e i ritratti di pittori; i descrittivi sono illustrati da di-
j segni a semplice contorno. Quantunque la bibliografia,
a cui fu fatto ricorso d ill'A., sia ricca assai, pure ad
j essa non fu attinto con gran diligenza, mancando la en-
ciclopedia di nomi di pittori, le cui biografie si leggono
| ne'dizionarii artistici del De Boni, del Fùssli ecc. Gli
| articoli descrittivi, cioè quelli in cui si accenna a
pitture celebri svolgenti un dato soggetto, sono man-
chevoli assai, non dimostrando neppure il tentativo di
una classificazione dal punto di vista iconografico e sto-
rico. Nonostante la enciclopedia del Perkins potrà es-
sere utilmente consultata dagli studiosi.

O. Maruti

Emilio Borbonese. Castelli risorti. Lettura fatta alla
società filotecnica di Torino la sera del 15 Feb-
braio 1889.— Torino, Derossi, 1889, pp. 31.

L'A. tenne parola di castelli risorti, o meglio, co-
m'egli disse, di alcuni restauri di castelli e monumenti
| antichi del Piemonte, eseguiti nell' ultimo ventennio. Il
; maniere d'Issogne, il castello di Camino, la casa Cavassa
in Saluzzo, il palazzo Madama in Torino, il palazzo
Silva a Domodossola, il castello Valperga-Sanctus a Riva
di Pinerolo, le cattedrali di Chieri, Ciriè e Pinerolo sono
soggetto del discorso dell'A., che ne accenna per sommi
| capi la storia, e ne loda altamente i restauri. Ma dob-
biamo osservare che non è certo una tendenza da lo-
| darsi quella de' ricostruire 1' antico secondo certi tipi
j architettonici. Ridare a questo o a quel luogo la liso-
nomia di un castello piemontese, quando la fìsonomia
sia distrutta o quasi, è uno sforzo che potrà mostrare
la ingegnosità dell'artista, non la venerazione per l'an-
tico, che vuole essere conservato integralmente, scrupo-
; losamente. Contraffare l'antico nelle parti di un monu-
mento tante volte significa appiccicarvi super etazioni
! peggiori, più ingannevoli di quelle lasciate dai secoli, in-
! chiodarvi sopra una maschera. Rammentiamo questo
perchè la risurrezione degli edifiei antichi può affasci-
i nare gli artisti moderni ; ma l'arte caduta non risorge.
Inutile tentare di spirar vita agli scheletri: noi dobbiamo
solo rispettarne le ossa. Facciamo dell'arte, ma del no-
stro tempo, propria alla nostra vita; e le rovine, sca-
viamole fuori dalle superfetazioni se queste non hanno
significato di sorta, e poi puntelliamole, se occorre.

O. Maruti
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