Archivio storico dell'arte — 3.1890

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come ad essa sia stato aggiunto un catalogo delle opere
del maestro da scrittori che senza alcun criterio rac-
coglievano le notizie fornite loro dalla tradizione, dai
racconti dei novellieri e da simili fonti poco autorevoli.
E perciò questa teoria non può neanche scuotere la
fiducia nell'antichità della tavola di S. Domenico, quale
ce la attesta la sua iscrizione.

Per rifiutare, in ultimo luogo, gli argomenti di cri-
tica artistica, allegati dal Milanesi in appoggio della
sua tesi, bisognerebbe, secondo l'opinione del Wickhoff
scrivere la storia della pittura nel secolo decimoterzo,
perchè essi riposano solo sul sospetto per il valore di tutte
le opere toscane anteriori alla fine di questo secolo.
Non potendo accingersi l'autore a questo lavoro nel
presente suo saggio, conchiude coll'assegnar un posto
preciso all'opera di Guido da Siena nell'evoluzione della
pittura del Ducento. Ne rintraccia la maniera in altri
dipinti, specialmente di Assisi, i quali, secondo il suo
parere, risalgono alla metà del secolo decimoterzo; e
finisce col dire che, mancando il materiale storico, non
si può stabilire se Guido fosse un novatore oppure se
seguisse l'indirizzo pittorico della sua epoca. Quello che
gli pare d'aver provato per le sue deduzioni, si è che
l'antica pittura di stile bizantino al principio del secolo
decimoterzo ebbe in Toscana un ultimo risveglio, che
alla fine del secolo dovette poi cedere all'arte nuova,
capitanata da Giotto. Questi però ebbe i suoi precursori
non solo nei maestri degli ultimi decenni, ma già in
quelli del principio del Ducento i quali, ad esempio del
nostro Guido da Siena, lavorarono per risuscitar l'arte
italiana nelle gloriose produzioni del secolo seguente.

C. de Fabriczy

H. Thode. — Correggio's Madonna von Casalmaggiore

(«Frankfurter Zeitung », 1890, n. 151).

In questo articolo il dott. Thode fa la storia di un
qu?dro del Correggio, che verso la fine dello scorso
anno entrò a far parte della galleria dell'istituto arti-
stico Staedel in Francoforte. Allora vi furono molti
che posero in dubbio l'autenticità del dipinto, osser-
vando essere impossibile che un quadro di quell'artista
tanto ammirato e studiato fosse rimasto fino allora igno-
rato. Ora però, grazie alle ricerche del Thode, possiamo
ritenere verosimile ch'esso sia proprio di mano del mae-
stro, giacché, oltre ai motivi stilistici, un accurato esame
ci induce a riconoscere in esso uno dei quadri del Cor-
reggio già altre volte menzionato e di cui s'era per-
duta la traccia.

Degli otto dipinti del Correggio che Francesco I
d'Este, duca di Modena, aveva raccolto nelle sale del
suo castello, togliendoli dalle chiese di Modena, di Reg-
gio, di Correggio e dei dintorni, sette ne son conservati
e si trovano nella galleria di Dresda. Mancava l'ottavo,
che nell inventario dei tesori artistici del duca, compi-
lato nel 1720, è nominato « la Madonna di Casalmag-

giore », per essere stato asportato appunto da quel luogo,
nel 1646, insieme con un quadro del Parmigianino illu-
strato dal Campori. Ora le descrizioni che so ne tro-
vano nei cataloghi del secolo xvni, quantunque brevi,
tuttavia riunite insieme lasciano supporre che esso sia
precisamente quello recentemente acquistato per la gal-
leria Staedel di Francoforte. Rappresenta Maria seduta
sul davanti di un paesaggio, che abbracciando con il
braccio destro il san Giovanni, guarda giù verso di lui;
questi guarda fuori del quadro ed accenna con la mano
al bambino Gesù, che, seduto a cavalcioni in grembo alla
madre, si volge verso il san Giovanni cercando di richia-
mare la sua attenzione.

Il quadro ha importanza perchè è uno dei primi del
Correggio e perciò è caratteristico per quel periodo
della sua carriera artistica, finora poco conosciuto, in
cui lavorò sotto l'influenza di Leonardo, influenza che
si fa vedere nella composizione del gruppo e nel tipo
della testa della Madonna; e d'altra parte il maestro
mostra anche dell'indipendenza, segnatamente nelle teste
dei due bambini. Come tutti gli altri dipinti di questo
maestro, anche questo è alquanto guasto ed in molte
parti restaurato. Rimasto in Modena fino alla fine del
secolo scorso, subì la sorte di tanti altri e fu traspor-
tato in Francia; di là sembra sia passato in Inghilterra
in possesso di un privato; tornò fuori in un paese della
Lombardia dopo la morte di una signora inglese che
ivi dimorava e finalmente fu di nuovo portato all'estero,
donde certo non tornerà una seconda volta nel nostro
paese.

G. Coceva

Paul Ziegler. —Cataloguede la collection Richards. —

Rome, Impr. editrice romana, 1890.

Sul principio dello scorso marzo ebbe luogo in Roma
la vendita di questa famosa collezione che ricevette già
speciale illustrazione dal eh. Angelucci. Essa è nota spe-
cialmente per le armi, e son precisamente queste che
ne formano il principale contingente ; il loro pregio con-
siste in questo, che vi sono dei pezzi di tutte le epoche
e quindi gli studiosi ne possono seguire tutte le pro-
gressive trasformazioni a cominciare dall'era romana
fino ai tempi moderni. Malauguratamente però molti
dei pezzi subirono restauri e furono in molte parti con-
traffatti. Fra i più importanti è da notarsi una splen-
dida armatura del tempo di Filippo II, in acciaio
brunito dorato e damaschinato, con ornati di esecuzione
finissima; somiglia moltissimo a quella di Emanuele
Filiberto di Savoia, che si conserva nell'armeria reale
di Torino e può quindi attribuirsi con probabilità al fa-
moso armaiuolo di quel duca, Giovanni Paolo Negroli
da Milano. Un'armatura che, oltre all'importanza arti-
stica, ne ha anche una storica, è quella del celebre con-
dottiero Nicolò Mauruzzi, detto Nicolò da Tolentino, ca-
pitano generale della repubblica di Firenze, morto verso
il 1435, proveniente dalla cattedrale di Tolentino, dove
era appesa come voto. Bellissima un'armatura completa
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