Archivio storico dell'arte — 3.1890

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MISCELLANEA

pinto in prossimità della porticina che conduce in sa-
grestia è a temersi che col tempo possa venir danneg-
giato e quindi converrebbe che il governo si preoccu-
passe della sua conservazione.

Passando a descrivere il secondo ordine delle pit-
ture di questa parete noi ritorneremo indietro verso
la porta d'entrata. Il primo quadro tutto rifatto dal
Bertazzoni non conserva d'antico se non il disegno e
sembra fosse opera dello stesso pittore del quadro che
chiameremo per facile intelligenza di frate Stefano. In
esso si rappresenta S. Pietro che uscendo dal tempio
risana lo storpio.

Dopo questo è un quadro di pittore del secolo xv
raffigurante S. Giorgio a cavallo che uccide colla lancia
il drago liberando la giovane inginocchiata colle mani
giunte in atto di preghiera. Questa bella composizione
ancorché di frequente ripetuta in detto secolo ci ri-
corda nel fare la scuola ferrarese e più propriamente
quella dei Dossi.

Segue appresso a questo un gran quadro rappre-
sentante la cena degli apostoli, lavoro di un pittore
del secolo xv.

Le teste e le mani furono abbastanza rispettate dal
terribile ristauratore. Il pittore è lo stesso che dipinse
la maggior parte delle Madonne nei ripiani inferiori.

Parete del mezzo. Un arco con due piccole fiancate
costituiscono la parete di mezzo e l'una e l'altre sono di-
pinte a buon fresco ed i quadri sono divisi in due ri-
piani. In quella a cor/iu evangeli havvi la porticina
che conduce alla sagrestia e sopra di essa era una bel-
lissima figura in piedi di S. Barbara oggi orribilmente
devastata dal Bertazzoni. Nell'altra fiancata a cornu epi-
stolare pure divisa in due scompartimenti havvi nel-
l'inferiore un Cristo morto che fortunatamente non fu
toccato dal ristauratore.

Sotto di esso in lettere romane fu scritto : Mors
mea vita tua 1471. Chi conosce Giovanni Quirizio da
Morano non dubita un momento a crederlo sua opera.
Sopra detta pittura il pittore della S. Barbara di-
pinse S. Agata a tutta figura, oggi ristauratissima. —
Girando attorno alla parete del piccolo abside sotto
l'arco in cui è posto l'altare troviamo che nella parete a
cornu epistolae le pitture furono divise in due piani,
nell'inferiore diviso pure in due scompartimenti; in
uno fu dipinto a mezza figura S. Appollonia e nell'altro
due Sante, una con giglio alle quali mancano emblemi
per stabilirne i nomi.

Nel piano superiore la B. Vergine in trono col Bam-
bino e a' suoi piedi una Santa inginocchiata con corona
in testa senza emblemi.

La parete dell'altare fu divisa in tre scompartimenti.
In quello di centro fu dipinto il Cristo in croce, a
destra la S. Vergine, a sinistra S. Giovanni. Questa
pittura fu tagliata per farvi una nicchia in cui fu
posta la statua della Madonna detta della Rocca. De-
gli altri due scompartimenti divisi in due piani, in
quello a cornu epistolae vedesi nell'inferiore l'apostolo

S. Bartolomeo e sopra di esso S. Cristoforo col Bam-
bino sulle spalle, mentre nell'altro a cornu ecangeli
è S. Giacomo maggiore e sopra di esso san Francesco
che riceve le stimate.

Nella parete interna li appresso pur divisa in due
piani si vede dipinta nel superiore la B. Vergine in
trono col Bambino a destra e a sinistra una Santa in-
ginocchiata con patera in mano. In quello inferiore di-
viso in due quadri, in uno si rappresentò la S. Ver-
gine col bambino poppante a destra e nell'altro san
Francesco d'Assisi. Per somma fortuna queste pitture
della seconda metà del secolo xv non furono di troppo
ritoccate e appalesano chiaro la maniera del pittore.

A tutti è noto che la Romagna fu un tempo sog-
getta ai Veneziani e poscia ai duchi di Ferrara e non
deve fare meraviglia che qui si trovino ricordi di dette
scuole.

A ciò consigliava la facilità sollecita delle comuni-
cazioni di questa terra di Lugo verso i due detti centri
di arte.

Si comprende che la pietà dei fedeli per le sue ma-
nifestazioni ricorresse dove più agevolmente l'era dato
di trovare il modo per lasciarne ricordo.

Mi dolgo solo che niuno abbia mai fatto ricordo di
queste pitture delle quali se la maggior parte è di non
gran conto pure alcune sono di un valore inestimabile
per la storia dell'arte.

Prima che una barbara mano deturpasse tanti pre-
gevoli avanzi, da giovinetto io potei dilucidare le più
importanti di quelle pitture che ad agio migliore spero
potere far riprodurre da accurato disegnatore.

Mi auguro che questa disadorna descrizione valga
a ricordare a chi ne ha il dovere di fare qualche cosa
per la conservazione di quello che ancora resta, essendo
il solo monumento pittorico che degno di qualche men-
zione resti nella città di Lugo.

L. Manzoni

Verona - Palazzo Guastaverza, ora Mal-
fatti. — Il signor Cav. Francesco Malfatti (podestà di
Ala), attuale proprietario del Palazzo Guastaverza pro-
spiciente in piazza Bra (ora piazza Vittorio Emanuele)
a Verona, opera egregia di Michele Sanmicheli posta
nell'Elenco dei monumenti nazionali, sarebbe venuto
nella determinazione, per questione di lucro, di modificar
le linee della nobile ed elegante facciata dell' edificio.
Consta essa di un robusto basamento a bugnato con
grandi arcate a tutto sesto. Sopra di esso, coli' inter-
mezzo d'una larga fascia decorata di festoni a fogliami,
s'alza un ordine di pilastri romano-dorici scanalati, che
sopportano una semplice cornice a grandi mensoloni
disposti a larga distanza tra loro, tanto che di due in
due spazi si aprono piccole finestre rotonde.

NeglJ intercolunnii stan le finestre oblungo-rettango-
lari ed arcuate, alla maniera dei Lombardi in Venezia,
coronate, sopra la cornice, di timpani alternativamente
rettangolari ed arcuati, su cui s'alza una specie di at-
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