Archivio storico dell'arte — 3.1890

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L'Autore è probabilmente bolognese, poiché il niello
in ispecial modo richiama la scuola del Francia. Con-
viene escludere che l'artefice fosse, come alcuni vorreb-
bero, toscano, poiché manca di quella nettezza di stile
e di quella purità nel definire e riassumere il dettaglio,
da cui qui siamo assai lontani. Abile abbastanza nel
trattar le parti larghe del corpo, tra le quali mi pare
considerevole il dorso della figura che regge un trofeo
d'armi, l'artista diviene inetto e grossolano nel trattare
le estremità. È puerile il modo di far i capelli, divisi
a riccioli che sembrano cordicelle; puerile l'espediente
con cui è finta la scabrezza del tronco d'albero. Nella
architettura manca il parallelismo delle rette; la verti-
cale del fregio non è continuazione della verticale del
pilastro; l'arco è impostato sul vuoto. Un toscano non
si coglie in questi errori; positivo, diligente, egli non
vi trascorre mai. Di più, ha destrezza nel variar lo stile
secondo la natura degli oggetti che ritrae; non dà ad
ogni superficie la stessa apparenza. E non fa mai tozzo,
come qui si vede, il corpo umano: non mai si dimo-
stra, come il nostro incognito cesellatore, privo del sen-
timento dell'eleganza; e nel ritrarre il nudo, vi sparge
alcuni accenti efficaci di realtà che palesano essere stato
l'animo suo a contatto immediato del vero vivente; lad-
dove costui non conosce che il nudo delle statue, come
può vedersi da molti segni, il rilievo esagerato dei pet-
torali, l'arco toracico espresso da un semicircolo, la linea
troppo profonda che divide la tibia dai gastrocnemi. E
poi il toscano ha cura di far differenti i caratteri delle
figure, e in ciascuna di queste pone il suggello di una
particolare esistenza. Il martirio di S. Sebastiano del
Pollaiolo somiglia a questo solamente perchè la figura
del Santo è posta in alto; ma qui non rivediamo quel
sofferente sì bello, colle mani legate dietro la schiena,
che volge al cielo la faccia dolorosa, e piega le gambe
non reggendo allo spasimo- I manigoldi del Pollaiolo
sono disposti con ragioni prospettiche che il nostro ha
dimenticate, giacché egli ha messo in tersa l'arciere che
ha lanciato la freccia e l'altro che sta per lanciarla,
mentre il Santo, collocato in un piano dietro le loro
spalle, trovasi fuori di mira. Lo stesso soggetto fu trat-
tato in bassorilievo dal Civitali, ma con ben altra lo-
gica e finezza di stile.

Il viso schiacciato qui è comune a tutte le figure.
Le bocche sono linee sgarbate, larghissime le pinne na-
sali, squadrate ed ampie le mascelle, le fronti quasi abo-
lite. Il pittore bolognese Amico Aspertini, che da un
documento del 1526 conservato nell'Archivio di S. Pe-
tronio (il Guidicini ne dà l'estratto nel far la storia delle
porte di questo tempio) apparisce anche scultore, avea
l'abitudine appunto di far visi schiacciati. Anche quel
trofeo d'armi romane e quella bandiera serpeggiante non
disconverrebbero all'Aspertini, come non gli sconverrebbe
la stravaganza d'aver introdotto nella scena un centauro;
giacché lo spirito bisbetico e 1' uggia degli espedienti
usati dagli altri lo conduceano spesso ad assurdità. Ma
convien riflettere che i suoi visi non mancano mai di

una fronte larghissima e prominente e che sono schiac-
ciati in altro modo: entro una massa ampia egli segna
corto e meschino il naso e gli avvicina troppo la bocca,
piccola sempre e cogli angoli sollevati : caratteri di stile
contrari a quelli di quest'opera. Si tratta però certa-
mente di un orafo educato nell'Italia settentrionale. Ma,
se non soccorrer.mno gli archivi, già frugati invano da
alcuni studiosi che vorrebbero chiarire questo enigma,
e se qualche altra oreficeria non ci fornirà una base si-
cura per la ricerca dell'Autore della Pace, resteranno
a questo riguardo senza risposta le interrogazioni degli
eruditi.

Giulio Cantalamessa

Recenti acquisti del Museo Poldi Pezzoli
in Milano. — Lasciato alla sua città natale parecchi
anni or sono dal def. Cav. Don Giacomo Poldi Pezzoli
e affidato alla direzione del Comm. Giuseppe Bertini,
quasi ogni anno viene ad arricchirsi di qualche oggetto
d'arte da aggiungere nuovo lustro alla cospicua e sva-
riata raccolta.

Dalle fibule romane e dalle tabacchiere di Sassonia
sino alle opere classiche di pittura e di scultura, tutti
i rami dell'arte per così dire vi sono rappresentati. Ma
la parte più importante e più nobile pel pregio ideale
inerente agli elementi che la costituiscono è quella della
raccolta dei quadri. E fra questi gli è massime la scuola
lombarda milanese quella che emerge per quantità e qua-
lità di attraenti esemplari, per quanto non difettino nean-
che alcune opere pregevoli appartenenti alle scuole ve-
neta e toscana.

Non è il caso qui di addentrarci in una descrizione
del Museo, che a quest'ora è già stato preso ad argomento
di articoli illustrativi in parecchi periodici stranieri, fra
i (piali rammenterò la Gaiette des Beaux Arts. Questa
in alcuni suoi recenti fascicoline diede una descrizione per
mezzo del noto scrittore Sig. Emilio Molinier corredan-
doli di alcune tavole a incisione da oggetti scelti del
Museo.

Gli ultimi acquisti, dei quali ci piace render conto
agli Abbonati di questo periodico, non vi potevano per
anco essere menzionati. Non ci peritiamo di asseverare
ch'essi siano degni della raccolta alla quale sono stati
aggregati.

Rammenteremo in primo luogo una tavoletta di quel
candido e puro emulo di Giambellino, noto col nome di
Gio. Battista Cima da Conegliano. Gli angusti limiti entro
i quali è racchiusa la testa soave, di cui qui porgia-
mo una riproduzione, ben c' indicano che non si tratta
che di un piccolo frammento di una tavola in origine
di maggiori proporzioni. Non ostante l'amatore deye es-
sere contento di trovarla nel Museo, dove si vede esposto
ora sopra la Madonna del Beltraffio, che porge un fiore al
Bambino.

Se la testa, che appartiene alla più bella e delicata
maniera del Cima, voglia rappresentare un angelo o una
| giovane Santa è tale cosa che non si saprebbe preci-
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